AlzheimerLudwig Feuerbach nel 1862 nel suo “Il Mistero del Sacrificio” scriveva “l’uomo è ciò che mangia” per indicare che per elevare le condizioni spirituali di un popolo bisogna innanzitutto migliorarne le condizioni materiali, a cominciare dall’alimentazione.

Lo sviluppo scientifico degli ultimi anni é sbalorditivo e straordinari sono i risultati di una recentissima ricerca sulla malattia di Alzheimer che ha evidenziato l’efficacia rivestita dalla dieta di stile mediterraneo nel prevenirla.

Il 21 Giugno sono stati pubblicati su Annals of Clinical and Translational Neurology i risultati di uno studio condotto da Ricercatori della Temple University di Philadeplphia, USA, che dimostra che l’olio extra-vergine di oliva (OEVO) protegge la memoria e la capacità di apprendimento e riduce la formazione delle placche beta amiloidi (Aβ), dei grovigli di neurofibrille e l’alterazione della proteina tau, che costituiscono il contrassegno patognomonico della malattia di Alzheimer.

Questa ricerca evidenzia, pertanto, che l’ingrediente della dieta mediterranea che sostiene un “sano” invecchiamento cerebrale è costituito dall’olio extra-vergine di oliva.

Con soddisfazione segnalo che il leader del team è Domenico Pratico, professore di Farmacologia e Microbiologia al Center for Translational Medicine, Lewis Katz School of Medicine, della Temple University.

La ricerca è stata condotta su topi sottoposti ad induzione sperimentale dei quadri patologici dell’Alzheimer (Aβ e grovigli neuro fibrillari). I topi sono stati quindi suddivisi in due gruppi, dei quali uno è stato nutrito con OEVO e l’altro senza, a partire dall’età di sei mesi e prima che si rendessero evidenti i segni di coinvolgimento della memoria pragmatica e spaziale e delle attitudini all’apprendimento.

Sottoposti a test di performance comportamentale a 9 ed a 12 mesi la differenza tra i due gruppi era netta, a favore del gruppo nutrito con OEVO. Gli animali sono poi stati sacrificati per esaminarne il cervello alla ricerca degli elementi patologici dell’Alzheimer e nel cervello degli animali nutriti con OEVO, in comparazione col gruppo dei controlli, è stata osservata una riduzione statisticamente significativa sia della quantità depositata di peptidi Aβ che di forme fosforilate di proteina tau, anche se nei due gruppi la quantità totale di tau non era dissimile.

I ricercatori hanno riscontrato che la differenza di performance cognitiva risiede in una maggiore integrità delle sinapsi inter-neuroniche negli animali trattati con OEVO.

Ma ciò che ha entusiasmato il Dr. Pratico è stato constatare un’imponente attivazione del fenomeno di autofagia nei cervelli dei topini OEVO perché è questo il meccanismo con cui le cellule nervose digeriscono le proteine prodotte in eccesso o che sono anomale: con l’autofagia, infatti, il cervello si sbarazza delle placche amiloidi e delle proteine tau anomale (ossia fosforilate).

In conclusione, attivando l’autofagia si preserva l’integrità sinaptica e quindi mnemonica e gli animali non sviluppano i segni dell’Alzheimer cui erano stati destinati, da cui si deduce che l’incipit dell’Alzheimer potrebbe coincidere con una riduzione dell’autofagia. Anche se questi risultati sono promettenti, al presente non è ancora stabilito quale sia il dosaggio ottimale di OEVO per uso umano né quale sia il suo effetto soglia, ossia la quantità minima per ottenere effetti benefici.

Per concludere, citando nuovamente Feuerbach, si potrà dire che un cervello anziano ben funzionante è olio extra-vergine di oliva.

Ann Clin Transl Neurol. Published online June 21, 2017