Assumendo regolarmente l'aspirina per molti anni, come fanno coloro che hanno problemi di cuore, aumenta il rischio di sviluppare la degenerazione maculare, una malattia degli occhi che porta a gravi compromissioni visive.

aspirina

Uno studio condotto su ben 2.389 persone, pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine, ha dimostrato che le persone che assumevano l'aspirina raddoppiavano la probabilità di sviluppare la degenerazione maculare "umida".

Questa malattia danneggia la parte centrale della retina, determinando la perdita della capacità di distinguere i dettagli e la comparsa di una grossa macchia scura al centro del campo visivo.

Gli stessi autori della ricerca, però, hanno anche detto che non vi sono ancora prove sufficienti da poterci indurre a cambiare le abitudini nelle prescrizioni di aspirina.

L'assunzione di basse dosi di aspirina ogni giorno, infatti, fa ridurre il rischio di un ictus o infarti cardiaci in pazienti con malattie cardiovascolari. Si suppone, fra l'altro, che la cardioaspirina avrebbe anche un suo ruolo nella prevenzione del cancro.

Nello studio, condotto presso l'Università di Sydney, una persona su 10 ha assunto l'aspirina almeno una volta a settimana. L'età media dei pazienti era di circa 65 anni.

I test oculari sono stati eseguiti dopo 5, 10 e 15 anni dall'inizio dello studio.

Alla fine dello studio, i ricercatori hanno dimostrato che il 9,3% dei pazienti che assumono aspirina hanno sviluppato la degenerazione maculare umida, mentre solo il 3,7% di coloro che non assumevano la cardioaspirina ha sviluppato la malattia.

degenerazione maculare

Nel rapporto pubblicato, risulta che l'aumento del rischio di Degenerazione Maculare si riscontra solo dopo 10-15 anni, il che suggerisce che la somministrazione prolungata nel tempo ha un ruolo importante nel determinismo della malattia e, data la larga diffusione dell'aspirina, qualsiasi aumento del rischio di conseguenze è significativo, potendo colpire moltissime persone.

La degenerazione maculare umida è causata dalla neoformazione di vasi sanguigni, che crescono nel posto sbagliato. Questi determinano edema (gonfiore) e versamenti di sangue che danneggiano la retina.

Il processo può avvenire molto rapidamente e la vista, quindi, può calare in pochi giorni. L'età, il fumo e la predisposizione familiare sono considerati i principali fattori di rischio.

 

Rischio elevato

Sono già noti i rischi di emorragie interne legati all'assunzione di aspirina ma ora, dall'analisi dei risultati di questo studio, va valutato anche il rischio dei danni alla vista. Risulta, in effetti, che vi siano "prove sufficienti" per modificare le modalità con cui prescriviamo l'aspirina.

Per esempio, va rivalutata l'opportunità di somministrare il farmaco nei pazienti che sono già ad alto rischio di sviluppare la degenerazione maculare (il rischio è misurabile con degli specifici test genetici e con l'esame del fondo oculare) o nei pazienti che sono già colpiti dalla malattia e vanno spiegati al pazienti i rischi ed i benefici che si possono ottenere dall'assunzione prolungata dell'aspirina.

Va precisato, però, che le prove dell'associazione fra accumulo di aspirina e degenerazione maculare senile non sono travolgenti e, per i pazienti a rischio di malattie cardiovascolari, i rischi per la salute che si corrono sospendendo (o non prescrivendo) l'assunzione di aspirina appaiono molto superiori al rischio di sviluppare la degenerazione maculare.

I pazienti che assumono aspirina perché prescritta dal proprio medico, quindi, non devono interromperne l'uso senza prima aver consultato il proprio medico di fiducia o il proprio cardiologo.

I risultati della ricerca, inoltre, sono molto interessanti per una migliore comprensione della degenerazione maculare. Questa malattia, infatti, è la principale causa di perdita della vista in Italia e, da questo studio, conosciamo ora uno dei motivi per cui alcune persone possono sviluppare la forma umida della degenerazione maculare.

Saranno necessari ulteriori studi per chiarire alcune questioni sollevate nello studio, ma questa correlazione sarà molto utile per noi medici da ora in poi, dovendo tenere conto anche di questo possibile effetto collaterale tutte le volte che prevediamo di prescrivere l'aspirina (o cardioaspirina).

 

Fonte: JAMA Intern Med. 2013;():1-7.