La cura di tutti i cancri avanzati                       La cura di tutte le malattie

Ogni giorno i media ci informano che è finalmente arrivata la cura definitiva non solo per tutti i cancri, ma addirittura per tutte le malattie scatenando false illusioni ed entusiasmi, mentre paradossalmente noi oncologi restiamo prudenti ed in attesa di studi scientifici validati.

http://www.senosalvo.com/invenzioni_folli_e_false_medicine_anticancro.htm

Grande spolvero esiste soprattutto sulla rete di terapie che si propongono con l'illusoria speranza di cura di tutti i cancri, o peggio ancora di tutte le malattie. L'ignoranza infatti che alimenta false convinzioni è che esista un unico tipo di cancro e che quindi possa esistere una terapia universale in grado di guarirlo.

In realtà la ricerca ha evidenziato che esistono tantissimi tipi di tumori, tant'è che solo tra i tumori della mammella, di cui mi occupo, già nel secolo scorso il grande clinico C.D. Haagensen saggiamente preconizzava:

"Le malattie della mammella rappresentano un gruppo eterogeneo di malattie che si manifestano in un gruppo eterogeneo di pazienti. Malattie diverse dal punto di vista biologico e morfologico che si incontrano in varietà e variabilità individuali dovute a numerosi fattori non solo costituzionali e funzionali".

Questo concetto attualmente è così chiaro agli addetti ai lavori che addirittura negli Stati Uniti esistono associazioni di pazienti che si occupano tra i tumori della mammella solo di un sottotipo istologico, come ad esempio il cosiddetto "triplo negativo” [http://tnbcfoundation.org/index.html].

Fatta questa premessa occorre precisare che il "vaccino antitumore” testato in Germania merita una diversa riflessione ed un doveroso approfondimento.

Nulla a che vedere con le premesse e le promesse del vaccino universale anticancro cubano, l'Escozul, conosciuto come il veleno di scorpione perchè è un estratto del veleno di un tipo di scorpione presente solo nell’isola caraibica (scorpione blu)..I cubani dell’azienda produttrice sostengono di avere trattato con successo 8200 pazienti. Non mi addentro sui risultati strombazzati per l’Escozul perché nessuna delle informazioni pubblicizzate dall’azienda produttrice è stata mai pubblicata su riviste scientifiche (facendo una ricerca su PubMed si trovano solo lavori preclinici riguardanti però una tossina ricavata dal veleno dello scorpione giallo di Israele). Eppure questo "pseudovaccino" ha avuto tanta eco in tutto il mondo e anche in Italia, tant’è che decine e decine di migliaia di italiani disperati hanno assediato il consolato di Cuba per richiedere il visto e potersi mettere in coda per avere una dose del miracoloso vaccino. Mi si stringeva il cuore tutte le volte che i familiari di alcuni pazienti in fase metastatica mi chiedevano un consiglio sull’Escozul e dichiaravano di essere disposti a tutto pur di avere una dose miracolosa di quel prezioso farmaco di cui tutti parlavano. È comprensibile il bisogno di "cure miracolose" per chi è affetto da una malattia terribile (ed anche per i familiari) a tal punto da rendere il paziente vulnerabile e sempre pronto a tentare qualsiasi strada che lasci intravedere un minimo di speranza, anche quando non è fondata. Non avevo il coraggio di allontanare da loro anche questa ultima speranza, sino a che documentandomi non solo feci la scoperta che non esistesse alcuno studio pubblicato, ma mi imbattei in questo agghiacciante documento del Ministero della Salute cubana, le cui conclusioni non ammettevano dubbi: il farmaco così richiesto da migliaia di italiani, a Cuba veniva considerato "MEDICAMENTO FRAUDOLENTO".

 

I ricercatori tedeschi invece hanno creato con rigore scientifico un "vaccino" in grado di indurre una forte risposta del sistema immunitario al cancro, utilizzando "proiettili” rivestiti da grassi (liposomi) e "infarciti” da nanoparticelle di Rna.

Si tratta sicuramente di un approccio interessante, ma è ancora prematuro poter parlare di un vaccino terapeutico per i tumori. Promettente comunque che questi "liposomi" (cioè gli involucri di grasso che racchiudono il vaccino) siano efficaci nell'indurre una forte risposta immunitaria, ma occorre essere cauti perché il dato clinico è ancora troppo preliminare.
Il trattamento prevede la manipolazione delle cellule del sistema immunitario, nelle quali viene inserita una etichetta che le spinge a dare la caccia ad un certo tipo di tumore. Cambiando l'etichetta, è possibile indicare al sistema immunitario altro tumore diverso e specifico per quella etichetta.

La sperimentazione sull'uomo coinvolge tre pazienti e siamo in fase 1 [..... "A phase I dose-escalation trial testing RNA-LPX that encode shared tumour antigens is ongoing. In the first three melanoma patients treated at a low-dose level, IFNα and strong antigen-specific T-cell responses were induced,hase I dose-escalation trial testing RNA-LPX that encode shared tumour antigens is ongoing. In the first three melanoma patients treated at a low-dose level, IFNα and strong antigen-specific T-cell responses were induced...... " ].

Pur trattandosi di uno studio rigoroso e serio, ciò vuol dire che per la sperimentazione clinica ci vorranno almeno 5 anni. Questo è il senso del titolo del mio articolo "attenzione a non vendere false illusioni...." e non certo a tagliare le gambe alle speranze di tanti malati e dei loro familiari

Non punta per il momento a curare la malattia, ma soprattutto ad escludere eventuali effetti collaterali.

In altre parole è stata fatta una parte preclinica, su animali in esperimento. La parte clinica è un iniziale studio di fase 1 e sono stati trattati soltanto tre pazienti con melanoma. C’è quindi soltanto una risposta di tipo immunologico e non ancora una risposta clinica. Ovviamente, la fase 1 valuta la tossicità, non tanto l’efficacia del trattamento stesso. Ciò vuol dire che le premesse e le promesse siano serie, ma i tempi di realizzazione lunghi e non siamo in grado di prevedere un esito scontato.

I ricercatori tedeschi hanno comunicato i risultati dello studio sull'ultimo numero della rivista NATURE il primo giugno con grande tempismo forse perché proprio oggi a Chicago, si apre il più importante congresso mondiale sui tumori, promosso dalla Società americana di Oncologia Medica (ASCO) e sarà interessante osservare la reazione dei partecipanti.

Intanto riporto il parere (R.it) che ha espresso su questa ricerca Alberto Mantovani, uno dei più noti immunologi in campo internazionale e che è stato tra i primi a studiare le potenzialità dell'immunologia contro il cancro.

Professor Mantovani come giudica questa sperimentazione?

[In Germania un'equipe dell'Università Gutenberg sperimenta per la prima volta su tre pazienti affetti da melanoma un'immunoterapia che ha dato risultati positivi nei test sui topi. L'obiettivo è 'smascherare' le cellule tumorali e renderle attaccabili dalle difese 'risvegliate' del sistema immunitario].

"Lo studio è su tre persone e bisogna guardare a queste cose con cautela. Questo lavoro, al di là delle implicazioni cliniche, ci ricorda l'importanza di combinare quello che sappiamo di immunologia del cancro e genomica. Si riesce sempre di più a colpire il tallone d'Achille del tumore. I tumori cambiano spesso faccia, sono un bersaglio mobile. Ma proprio perché cambiano in continuazione maschera, questo costituisce un punto debole. Il sistema immunitario può riconoscere questo cambiamento. E questo emerge nella ricerca tedesca. Si possono individuare, volta per volta, le nuove maschere dei tumori. L'approccio di vaccinazione è la nuova sfida. Finora sono stati usati solo in via preventiva, non in fase terapeutica. E' un nuovo passo delle nuove cure contro il cancro che puntano su immunologia e immunoterapia".

Non si tratta dei primi test di questo tipo. In che settore sono stati ottenuti i risultati migliori con l'immunoterapia?

"Nel melanoma abbiamo già ottenuto risultati importanti. Il nostro sistema immunitario è come un'automobile con molti freni. Nei tumori ci sono 'tanti freni'. Uno di questi, il CTLA4, è stato tolto nel melanoma permettendo al 20% dei pazienti trattati di sopravvivere e di essere qui a 10 anni di distanza. Lavorando su un altro freno sono sicuro che otterremo il 50% di risultati positivi nel melanoma avanzato. Queste stesse terapie sono state approvate anche per il tumore al polmone e per il carcinoma alle vie urinarie. Va detto però he è presto per dire se il prolungamento di sopravvivenza porterà anche a delle cure".

Lei studia questo settore da anni. Siamo sulla strada giusta?

"Dagli anni '90 stiamo usando gli anticorpi per combattere il cancro. Sono stati fatti molti progressi e per me è l'avverarsi di un sogno. Sono stati messi a punto dei farmaci, come il trabectedin, che riescono a fermare quella parte 'dell'esercito immunologico' che aiuta il cancro e non lo ferma. Sono i macrofagi, i poliziotti corrotti. Quando un macrofago entra all'interno di un tumore acquisisce una serie di funzioni che favoriscono pericolosamente lo sviluppo delle cellule maligne. Siamo sulla strada giusta per trovare nuove cure contro il tumore, anche se ci vorrà tempo".

Ergo…si tratta quindi di una promessa ed una scommessa, che però rispetto a tante bufale che si trovano sulla rete, ha già superato la fase sperimentale sugli animali di laboratorio, ma è stata testata sull'uomo solo su tre pazienti affetti da melanoma metastatico pur se con incoraggianti risultati già a basse dosi.

Questo non è sufficiente per considerare lo studio come validato. E', rispetto ad altri, comunque un passo molto importante per arrivare a terapie sempre più personalizzate per combattere diversi tipi di tumore e aprire la strada per realizzare un vaccino terapeutico universale.

L'acquisizione sulla importanza del sistema immunitario risale ad oltre 80 anni fa e che il melanoma possa beneficiare di un risveglio del sistema immunitario più di altri tumori lo si conosce da tanto tempo.
Il problema è come risvegliare il sistema immunitario? E qui che si scatenano anche per interessi economici le più fantasiose terapie proposte. Sulla rete c'è un effluvio di integratori alimentari per rafforzare le difese immunitarie, spesso inutili, talvolta dannosi.

http://www.senosalvo.com/integratori_alimentari.htm

Non è neanche escluso che persino l'effetto placebo (=fede nella terapia e determinazione) possa giocare un ruolo significativo nello stimolare la reazione dell'organismo all'ospite indesiderato. 

Lo sappiamo da circa 70 anni con la incredibile storia dell' "amabile signor Wright"
http://www.senosalvo.com/placebo_I.htm
che periodicamente riprendo per i miei pazienti affetti da metastasi, allegando solida letteratura tra gli esempi di "guarigioni inspiegabili".

                         Terapia +fede nella terapia+speranza+determinazione: prima e dopo

 

http://www.senosalvo.com/ragazzefuoridiseno/terapia_speranza_determinazione.htm

 Distribuzione percentuale delle sedi tumorali più frequenti divise per sesso

(*) FONTE NATURE
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature18300.html
Systemic RNA delivery to dendritic cells exploits antiviral defence for cancer immunotherapy
Nature (2016) doi:10.1038/nature18300.Received 28 December 2015. Accepted 06 May 2016. Published online 01 June 2016


 

Veronesi Umberto


 

Aggiungo il parere di U.Veronesi (3 giugno su Repubblica) 

"Dietro questo annuncio ci sono molti anni di ricerca scientifica. Il sistema immunitario umano è sempre stato oggetto dell' attenzione degli oncologi per la sua reazione anomala ai tumori: per ragioni che stiamo solo ora a poco a poco scoprendo, il sistema non riconosce le cellule tumorali come estranee, e di conseguenza non si attiva per eliminarle o impedirne la diffusione, come fa, ad esempio, con i virus". Veronesi spiega chiaramente la sua posizione: "Che questo sia l'inizio di un filone che porterà grandi progressi è fuori di dubbio. Tuttavia, affermare che abbiamo un vaccino anticancro mi sembra azzardato. Detto questo, non siamo di fronte a un' ipotesi improbabile. È uno studio importante e serio, con basi scientifiche rigorose". Veronesi spiega che per la sperimentazione clinica ci vorranno almeno cinque anni, il tempo necessario per verificare se, dopo una possibile regressione iniziale, la malattia si ripresenta oppure no".