Quando si affronta un tema tanto delicato, prevenendo qualsiasi equivoco al riguardo, vanno subito sottolineati due elementi: a) quasi tutti gli studi volti ad indagare la possibilità che gli antidepressivi assunti in gravidanza possano nuocere al feto ed al nascituro si basano su dati ricavati retrospettivamente su serie di casi, una metodologia che presenta dei limiti in termini di validità scientifica. b) nessuna tra le linea guida internazionali relative a questa fattispecie clinica esclude rischi connessi all’impiego di antidepressivi in gravidanza.

Tuttavia, una recente revisione critica della letteratura scientifica sull’argomento, apparsa pochi giorni fa sull’American Journal of Psychiatry, sembra attenuare le preoccupazioni riguardanti le conseguenze sul nascituro dell’esposizione a questi farmaci. Le uniche malformazioni riscontrate sono state connesse all’esposizione alla paroxetina nelle prime fasi della gestazione (difetti del setto interatriale).

In sostanza, gli antidepressivi non incrementerebbero il rischio di malformazioni strutturali maggiori o di difetti genetici nel nascituro.

L’autore (Meir Steiner) cita anche dati secondo i quali non vi sarebbe un impatto negativo dell’assunzione di antidepressivi (nello specifico, Venlafaxina e Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) sullo sviluppo cognitivo e comportamentale del nascituro. A completamento di questo importante dato, altre evidenze dimostrerebbero una maggiore incidenza di depressione post partum nelle gestanti depresse non trattate e la depressione post partum, a sua volta, sembra in grado di produrre conseguenze negative sul bambino, consistenti in problemi comportamentali e possibile sviluppo di disturbi mentali.

Va poi sottolineato come lo stress, l’ansia e la depressione materne in corso di gravidanza possano interferire con la maturazione fetale e ridurre le performances cognitive del bambino; tuttavia, questo dato andrebbe controbilanciato dal maggior rischio di parto pretermine connesso all’assunzione di farmaci SSRI (Inibitori Selettivi della Ricapatazione della Serotonina) da parte delle gestanti (El Marroun H et al., 2012).

Tutto ciò, rinnova il dilemma se sia più rischioso trattare farmacologicamente le gestanti depresse o astenersi dal farlo.

L’autore suggerisce di ricorrere a questi farmaci solo quando realmente indispensabili (diagnosi certa di depressione grave, secondo criteri diagnostici accettati a livello internazionale) ed in seguito ad una paziente ed accurata discussione dei pro e dei contro con la madre o, meglio, con la coppia in attesa.

In un’ottica preventiva, a modesto parere del redattore di questa informativa, sarebbe auspicabile l’attivazione e la validazione empirica di forme integrate di intervento psicoterapeutico e supportivo per tutte le future madri (possibilmente già in fase di pianificazione di una gravidanza) con precedenti psichiatrici o esposte a fattori di rischio per disturbi d’ansia e dell’umore in gravidanza e nel post partum.

Per approfondire: Am J Psychiatry 2012;169:1130-1132. 10.1176/appi.ajp.2012.12081126