Nonostante decenni di intense ricerche i tentativi di scoprire singoli test biologici attendibili in grado di diagnosticare il Disturbo Depressivo Maggiore sono finora falliti.

Negli ultimi 50 anni sono stati sperimentati a questo scopo diversi test, ematici e non: il dosaggio delle catecolamine o di altri neurotrasmettitori, di ormoni e di marker dell'infiammazione, le anomalie dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, i tracciati elettroencefalografici che registrano l'architettura del sonno, i fattori neurotrofici quali il BDNF e pattern evidenziabili tramite la diagnostica per immagini.

Nessun test singolo si è rivelato clinicamente applicabile.

Nell'ultima edizione di "Molecular Psychiatry" un gruppo di studiosi americani ha presentato i dati riguardanti un nuovo multi-test biologico per la diagnosi della depressione maggiore basato sul dosaggio ematico di nove indicatori:

  • il BDNF tra le neurotrofine
  • il cortisolo quale indicatore dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene
  • la prolattina
  • l'alfa I antitripsina
  • un recettore del TNF
  • una apolipoproteina
  • il fattore di crescita epidermico
  • la mieloperossidasi
  • la resistina

 

Dalla combinazione dei dosaggi dei suddetti elementi si ottiene un punteggio che, se superiore ad una soglia, permette la diagnosi di Depressione Maggiore con una sensibilità del 92% ed una specificità del 81%, valori mai raggiunti in precedenza dai singoli test, evidenziando utilità ed applicabilità clinica.

I nove bio-marcatori sono stati selezionati da una lista originale di 110 molecole che hanno dimostrato correlazione con il disturbo.

È necessario precisare che la numerosità dei campioni, pur trattandosi di risultati confermati da un secondo esperimento, non permette di trarre conclusioni certe. La fonte, "Molecular Psychiatry" del gruppo "Nature", è tuttavia la rivista più autorevole (per Impact Factor) nel campo della psichiatria.

Pur riconoscendo la necessità di ulteriori conferme, la rilevanza di questo lavoro deriva dal fatto che viene messo in discussione il paradigma della diagnosi psichiatrica, che a differenza di altri campi medici, si basa quasi esclusivamente sul colloquio clinico. Nuovi test biologici permetteranno di completare e di arricchire il processo diagnostico incrementandone l'attendibilità e la precisione.

Non è da escludere inoltre, nel caso questi multi-test avessero costi accessibili, un eventuale utilizzo per monitorare l'andamento del disturbo e la risposta alle terapie, oppure per differenziare la Depressione Unipolare da quella facente parte del Disturbo Bipolare o ancora per evidenziare soggetti a rischio sui quali intensificare la prevenzione.

Un uso routinario di test ematici, infine, permetterebbe di approfondire la conoscenza dei meccanismi biologici che caratterizzano il Disturbo Depressivo Maggiore.

Di questo passo pare del tutto plausibile che test analoghi verranno messi a punto anche per altri disturbi psichiatrici.

 

Fonti:

  • Molecular Psychiatry (2013) 18, 332–339; doi:10.1038/mp.2011.166; published online 13 December 2011
  • Assessment of a multi-assay, serum-based biological diagnostic test for major depressive disorder: a Pilot and Replication Study
  • G I Papakostas1, R C Shelton2, G Kinrys3, M E Henry4, B R Bakow1, S H Lipkin1, B Pi5, L Thurmond5 and J A Bilello5