E' quanto sostengono gli Autori di una ricerca guidata dall'italiana Bianca Silva dell'European Molecular Biology Laboratory (EMBL), con sede a Monterotondo, e pubblicata su Nature Neuroscience il 10 novembre 2013.

Conducendo un esperimento su dei topi, i ricercatori hanno scoperto che diversi tipi di paura vengono elaborati da diversi gruppi di neuroni, nonostante i topi reagiscano con lo stesso comportamento (fuga e/o freezing).

In particolare, il gruppo italiano ha esposto il campione formato dai topi a 3 tipologie di paura:

1) un altro topo, ma con atteggiamento più aggressivo

2) un ratto, che è il predatore naturale del topo

3) una piccola scossa elettrica applicata ad una zampetta dei topi

Sentendosi minacciati, i topi hanno manifestato in ognuna delle tre situazioni presentate intense reazioni di paura, caratterizzate dal tipico comportamento di fuga oppure freezing (= il topo sta immobile).

Durante l'esperimento gli scienziati hanno mappato l'attività cerebrale dei topi, scoprendo attività diverse in base alle tre diverse condizioni sperimentali. A seconda della minaccia (condizione 1 oppure 2), il cervello dei topi mostrava attivazioni di gruppi neuronali diversi, seppur della medesima area, detta VMH (ipotalamo ventro-mediale).

Successivamente hanno bloccato chimicamente i neuroni specifici della paura del ratto.

Risultato? I topi "bloccati" non mostravano più di aver paura del ratto (condizione 2) ma continuavano ad aver paura del topo aggressivo (condizione 1). In questo modo i ricercatori hanno mostrato che quei neuroni "bloccati" chimicamente sono proprio quelli che elaborano la paura dei predatori.

A questo punto il passaggio è piuttosto scontato: il cervello del topo ha circuiti molto simili a quello umano.

Quindi, il fatto che esistano dei circuiti estremamente specifici per determinate paure apre uno scenario interessante, secondo gli Autori, rispetto allo sviluppo di terapie maggiormente precise ed efficaci per le fobie e gli attacchi di panico.

Fonte Nature Neuroscience