Nel rapporto sul consumo di medicinali in Italia vi sono alcuni aspetti da notare.
Si registra una lieve riduzione della prescrizione di benzodiazepine e sedativi similari (-12%), anche se sostanzialmente si tratta di farmaci ampiamente consumati, poco costosi e a carico per lo più del cittadin: essi occupano come negli anni scorsi l primo posto, seguiti come in passato da farmaci pro-erettili e ormoni sessuali femminili estroprogestinici.Tra i primi venti farmaci non mutuabili, i tranquillanti-sedativi sono rappresentati al 3° posto (lorazepam), 4° (alprazolam), 7° (bromazepam), 9° (lormetazepam), 13° (zolpidem), 17° (triazolam).

Le varie molecole mantengono posizioni simil, con lievi aumenti di consumo per zolpidem e lievi cali per lorazepam e bromazepam. L'anomalia quindi persiste rispetto alle indicazioni prescrittive: si tratta di prodotti poco costosi, che per poter occupare alcune tra le prime posizioni in termini di consumo sono evidentemente consumate in maniera continuativa, almeno da una parte considerevole dei titolari di una prescrizione.

Si tratta quindi di un consumo abituale, salvo eccezioni non terapeutico (non si tratta di sedativi di tipo antiepilettico), mediatori di dipendenza da tranquillanti, minore (sintomatica di disturbi d'ansia o dell'umore non stabilizzati) o primaria (tossicodipendenza da tranquillanti). Il mercato sommerso dell'uso di benzodiazepine tra i tossicodipendenti non è probabilmente rappresentato, visto che attinge ad un mercato nero o comunque senza corrispondenza in prescrizioni.

Parallelamente a questo, si nota un aumento prescrittivo degli oppiacei, del 20%. L'aumento riguarda in particolare i cosiddetti "oppioidi minori" in associazione, in particolare ossicodone in prodotti di associazione (+65%; l'ossicodone da solo è specularmente in riduzione, ma solo del 16%, codeina in associazione in aumento del 12%). Si tratta di prodotti usati per indicazioni antidoloriche prevalentemente. E' però interessante che si siano registrate ben 233 segnalazioni per paracetamolo-codeina, di cui il 33% gravi.

Questi dati possono indicare una qualche tendenza all'abuso, non assurda se si pensa che in paesi dove il consumo di oppioidi minori è meno soggetto a controllo (USA), i cosiddetti oppioidi minori sono la prima voce di tossicodipendenza da oppiacei, arrivando a soppiantare i classici oppiacei illegali (eroina).

E' da ricordare che non è la "potenza" in termini farmacologici a rendere una sostanza a rischio di indurre dipendenza, quanto la disponibilità di formulazioni a rapido rilascio di prodotti anche "deboli", o la possibilità di somministrarli per via diretta (intransale, inalatoria, endovenosa) anche se originariamente preparati per la somministrazione orale (buprenorfina).

La stessa eroina, del resto, non si caratterizza tanto per potenza quanto per rapidità di concentrazione nel sistema nervoso centrale. Inoltre, è recente il caso dell'abuso "ultra-tossico" del krokodil, la "nuova-droga" che produce distruzione di pelle e tessuti molli come effetto collaterale, utilizzata dai tossicodipendenti russi perché legale (desomorfina farmaceutica) e poco costosa rispetto all'eroina illegale.

Contro ogni teoria della cospirazione proibizionistica, si osserva quindi un reflusso della dipendenza dall'illegale al legale, senza che questo comporti l'osservazione di "abitudini" innocue e accettate al consumo di oppiacei, ma con quadri che invece corrispondono alla tossicodipendenza vera, fuori da ogni confusione con i concetti di vizio e stile di vita marginale. La disponibilità di prodotti di questo tipo è quindi una modalità di recidiva "occulta" di dipendenze da eroina, che si ripropongono come dipendenze da "medicinali" non terapeutici.

Inoltre, è più che possibile che in futuro il mercato cominci ad attingere a fonti farmaceutiche per sostenere dipendenze a basso costo ma più diffuse, ad esempio nelle popolazioni giovanili. La circolazione di medicinali via internet in maniera anonima o comunque difficile da controllare è inoltre un modo per scavalcare i limiti prescrittivi del proprio stato. La dipendenza da oppiacei rimane tale, e quindi curabile con terapie a base di oppiacei terapeutici impiegati per restituire il controllo sul comportamento di "appetizione" dei prodotti tossici.

E' recentemente stata messa a punto anche una soluzione per la terapia della dipendenza vera da tranquillanti (da noi prevalgono minias/lormetazepam, lexotan/bromazepam, control/tavor-lorazepam) basata sull'impiego controllato di un farmaco "agonista" a durata d'azione lunga a ad effetto lento, il clonazepam.