Quando ancora andavo in discoteca in una cittadina vicino a Firenze, in un alternative club di musica new wave, techno, rock e metal, avevo osservato l’usanza dei metallari di scuotere la testa a suon di musica. Io sceglievo le serate new wave ma spesso prima vi erano dei concerti metal e allora una marea di capelloni prolungava la serata in discoteca a suon di rock.

Il DJ pensava bene di accontentarli mettendo anche del metal, che non mi dispiace per niente ma… i capelloni si scatenavano cominciando a muovere la testa ritmicamente avanti e indietro, noncuranti dei loro capelli, profumati o fradici di sudore (la seconda più spesso) che svolazzavano intorno colpendo ignari ballerini come me che cercavano solo di fare due salti in santa pace.

Certamente la musica incitava al movimento e ho voluto imitarli brevemente “per vedere l’effetto che fa” ma ho desistito subito mosso da un leggero mal di testa. Mi dicevo, cambiando sala: “questi sono masochisti, devono avere delle teste particolari per resistere”!

A proposito di teste dure, non è quello che devono aver pensato i medici dell’Ospedale Universitario di Hannover, in Germania, che hanno recentemente pubblicato la loro esperienza su Lancet (1).

Un uomo sulla cinquantina nel gennaio del 2013 arriva al pronto soccorso, lamentando un mal di testa che dura da due settimane, diffuso e ingravescente (peggiora sempre più e coinvolge ormai tutto il capo). La diagnosi di emicrania è scartata subito.

La storia clinica è tra le più banali: nessun trauma cranico pregresso, niente all’anamnesi; l’uomo si ricorda solamente di aver assistito a un concerto dei Motörhead il mese precedente.

Una tomografia computerizzata mette ben presto in evidenza un ematoma subdurale. Acuto o cronico, l’ematoma subdurale è una specialità dei neurochirurghi e rappresenta anche un’urgenza.

Si tratta infatti di una raccolta di sangue tra la dura madre e il cervello che se non trattata può aumentare la pressione endocranica, comprimere il cervello e condurre a morte. Tra le cause troviamo più spesso i traumi cranici.

Ma cosa era successo? si sono domandati i neurochirurghi dell’Ospedale di Hannover.
Il Dr Ariyan Pirayesh Islamian e colleghi (1, *) sono sicuri di aver individuato la causa e mettono l’accento sul concerto che l’uomo aveva seguito il mese precedente, o meglio accusano la pratica dell’headbanging (2, 3). 

L’headbanging è una pratica che si fa risalire ai Led Zeppelin o Deep Purple, le prime due band rock considerate precursori dell’Heavy Metal.

Ian Gillan, il frontman dei Deep Purple, alla domanda se avesse inventato lui l’headbanging rispose: "E’ possibile, ma non era veramente headbanging, piuttosto capelli al vento” (hair floating). Esistono diversi tipi di headbanging (3) ma tutti quanti possono avere effetti nefasti sulla salute di chi lo pratica.

L’headbanging molto semplicemente consiste nel’agitare la testa con movimenti ritmici abbastanza violenti, su e giù o circolarmente o in altro modo.

Quei simpatici capelloni che incontravo io facevano dei semplici “up and down” dai quali mi potevo facilmente salvare uscendo dalla loro traiettoria; più difficile evitare i “circular swing” abbastanza irritanti. Le altre figure forse erano troppo sofisticate per quei capelloni.

L’headbanging non è una novità tra i medici ed è conosciuto da circa quarant’anni dai neurochirurghi. A questa pratica sono stati attribuiti:

  • ictus,
  • dissezione dell’arteria carotide,
  • “colpo di frusta”,
  • enfisema mediastinico,
  • frattura della seconda vertebra cervicale
  • e anche una morte improvvisa per ematoma acuto (2) che ha colpito prevalentemente musicisti di band heavy metal.

Ricercatori dell’Università di Sidney, in Australia (4), hanno studiato il fenomeno e con misurazioni biometriche hanno stabilito come tempo medio di una canzone heavy metal 146 bpm (battiti al minuto) che possono già essere associati a danni di entità media se come ampiezza dei movimenti della testa si superano i 75°. Tempi maggiori o oscillazioni maggiori aumentano la probabilità e la gravità delle potenziali lesioni.

Considerate che nello speed metal la frequenza è ancora maggiore: per i Motörhead ad esempio si parla di 200 bpm!

In questa pubblicazione su Lancet è illustrato il primo caso al mondo in cui si stabilisce un legame di causalità tra Motörhead e ematoma subdurale, ehm… il quarto caso tra l’headbanging e l’ematoma subdurale (1).

Una perforazione in testa col trapano e una settimana più tardi l’uomo lasciava l’ospedale con le proprie gambe. 

 

 

Fonti 

1) A Pirayesh Islamian, M Polemikos, J K Strauss: Chronic subdural haematoma secondary to headbanging. Lancet, 2014; 384: 102. http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(14)60923-5/fulltext

2) http://en.wikipedia.org/wiki/Headbanging

3) http://it.wikipedia.org/wiki/Headbanging

4) D. Patton and A. McIntosh. Head and neck injury risks in heavy metal: head bangers between rock and a hard bass. BMJ, 2008; 337: a2825. http://www.bmj.com/content/337/bmj.a2825.long

 

(*) Si ringrazia l’autore principale dello studio, il Dr A. Pirayesh Islamian, per averci gentilemente messo a disposizione la sua ricerca.