Leggere almeno un articolo scientifico al giorno, diceva un famoso endocrinologo pisano, è fondamentale se si vuole essere dei medici seri. Mi sforzo quanto più possibile di seguire questa buona norma di vita lavorativa. Mi è capitato così sotto gli occhi un lavoro pubblicato lo scorso mese sull'American Journal of Psychiatry, una prestigiosa rivista americana, che parla di come negli USA un certo numero di iniziative politiche e sociali abbiano aiutato a ridimensionare l'abuso o l'uso improprio di oppioidi nel dolore cronico di tipo non neoplastico (1).

Negli ultimi cinque anni, gli interventi educativi hanno portato la curva del consumo di questi farmaci, che era in drammatica crescita, a un plateau, una situazione di stabilità nelle vendite, che fa ben sperare in una decrescita. Il problema ora, per gli americani, è come trattare i pazienti che hanno usato oppioidi in maniera impropria, sviluppando dipendenza, oltre al trattamento delle comorbidità comuni, come dolore cronico, depressione, ecc...

E' un dato che per certi versi conforta il sapere che qualcuno stia pensando a come curare questi pazienti. Questo perché, cari miei visitatori, in Italia non siamo ancora all'inizio di questo percorso. Le prescrizioni di oppioidi a pazienti che non avrebbero bisogno, potenzialmente anche a rischio di abuso e dipendenza, come pazienti con disturbi d'ansia e somatoformi, stanno aumentando a dismisura.

In soli cinque anni, con i miei stessi occhi, ma è sotto gli occhi di tutti coloro che fanno un minimo di pratica clinica quotidiana, ho assistito a un aumento allarmante di questo tipo di prescrizioni, accanto ai comuni FANS.

Sono prodotti farmaceutici a base di codeina, ossicodone, idrocodone... come lo era anche l'eroina un tempo. Questi spesso vengono prescritti in associazione a benzodiazepine e miorilassanti, come "terapie adiuvanti". Negli USA, alcuni di questi prodotti potevano circolare senza ricetta medica, come farmaci da banco. Oggi, in Italia, dove le regole sono più strette, il banco è spesso rappresentato dalla confusione diagnostica. Quante diagnosi psichiatriche vengono tramutate in disturbi "socialmente" più accettabili? dolore cronico, fibromialgia...

Prescrivere farmaci come oppioidi a pazienti a rischio di dipendenza o, comunque, senza una valutazione appropriata del rischio di abuso è, come diceva Sant'Agostino, come dare una spada in mano a un bambino: non saprete mai l'uso che ne farà.

Così, mentre negli USA si preoccupano di come trattare la dipendenza da oppiodi "da banco", un problema sempre più urgente (non tanto il "come curare", si sa già come farlo, come qualsiasi altra tossicodipenza da oppiacei, ma come introdurre l'argomento in ambito sanitario), in Italia non sappiamo da dove cominciare, quali politiche adottare. Al solito.

Qualcuno si rilassa guardando una partita di tennis.

 

Fonte:

1) Brady KT, McCauley JL, Back SE. Prescription Opioid Misuse, Abuse, and Treatment in the United States: An Update. AM J Psychiatry, 2015 sep 4.