Forse chi “esagera” con gli straordinari in ufficio senza che ve ne sia l’oggettiva necessità farebbe bene a considerare i risultati di questa ricerca: il superlavoro non è un’attività innocua come potrebbe sembrare, ma può predisporre allo sviluppo di un serio disturbo depressivo.

Se precedenti studi hanno dimostrato che lavorare troppe ore espone al rischio di essere colpiti da patologie coronariche con una probabilità significativamente superiore rispetto a chi lavora un numero di ore inferiore (leggi tutto), ora arriva anche la dimostrazione del fatto che il troppo lavoro conduce alla depressione.

Uno studio longitudinale ha esaminato 2123 impiegati inglesi che lavorano nella pubblica amministrazione e che in partenza non soffrivano di alcun disturbo psichiatrico, scoprendo che, a distanza di 5 anni, chi di loro aveva lavorato 11 o più ore al giorno aveva sviluppato un episodio di Depressione Maggiore con una frequenza di 2,43 volte superiore rispetto ai colleghi che avevano lavorato una media di 7-8 ore al giorno.

I fattori predittivi rispetto all’esordio di una Depressione Maggiore individuati dai ricercatori sono: giovane età, sesso femminile, posizione lavorativa di basso livello, presenza di una patologia fisica cronica e moderato uso di alcol. Non sarebbero invece correlati a questo rischio il fumo, la condizione di single o di coppia e lo sforzo comportato dal lavoro svolto. Le giovani donne che fanno tanti "straordinari" quando ricoprono incarichi di scarso prestigio nel lavoro d’ufficio sarebbero quindi più a rischio di sviluppare la depressione, per quanto la maggiore incidenza di questo disturbo non riguardi solo il loro gruppo all’interno del campione preso in esame.

I risultati di questa ricerca dimostrano che il superlavoro può provocare di per sé non solo stress, insonnia e disturbi psicosomatici, ma anche patologie rilevanti come la Depressione Maggiore in persone perfettamente sane dal punto di vista psicologico. E’ importante infatti sottolineare il fatto che queste persone non presentavano in partenza alcun disturbo e che quindi la depressione rilevata nello studio non è correlata alla presenza di altri disturbi psicologici o psichiatrici.

I ricercatori non ipotizzano particolari cause e si sono limitati a misurare il fenomeno, concludendo che è il troppo lavoro stesso a costituire un fattore predisponente per la depressione, ma viene da sé che chi trascorre 11 o più ore al giorno in ufficio non avrà molto altro tempo da dedicare né alla famiglia e alle relazioni sociali, né all’attività fisica e alla cura di sé e della propria salute o ad altri interessi. Si può presumere che di conseguenza non avrà una vita sociale, relazionale e di coppia soddisfacente, sarà più a rischio di sviluppare obesità e altre patologie a causa dell’inesistente attività fisica e non investirà in altro che non sia il lavoro.

Si può quindi concludere che non solo chi ha una vita privata insoddisfacente investe di più nel proprio lavoro, ma che investire troppo nel lavoro porta ad una vita privata insoddisfacente e a sviluppare depressione.

Si può anche dire che non si sa quale delle due condizioni venga prima, se l’iperinvestimento nel lavoro o la vita privata insoddisfacente, ma quel che è certo è che chi si trova in questa situazione dovrebbe correre ai ripari prima di subire le conseguenze di un’esistenza monotematicamente dedicata al lavoro.

Fonti:

"Overtime Work as a Predictor of Major Depressive Episode"

"Unhappy on the job"

"Long working hours and health"