Ci vuole molto coraggio per raccontare quello che avviene dietro le quinte di ambienti estremamente selettivi e chiusi come può essere l’esclusivissima Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano: Maria Francesca Garritano l’ha fatto, e ha perso il posto perché avrebbe leso l’immagine del Teatro attribuendo al metodo didattico la colpa dei Disturbi del Comportamento Alimentare delle piccole allieve. Sembra però che a margine di questo licenziamento i vertici della Scuola non abbiano chiarito se il problema esiste o non esiste e quali misure sono state attuate per garantire il benessere psicologico delle piccole allieve.

Quella che poteva essere una buona occasione per parlare (e soprattutto occuparsi e magari risolvere) di un problema la cui esistenza non era difficile immaginare (e che è stato sollevato già in altre occasioni anche con riferimento ad altre istituzioni prestigiose come la Royal Ballet School inglese) ha invece avuto l’esito che tutti conosciamo e che avrebbe potuto essere decisamente diverso. Le accuse della Garritano, lanciate già a dicembre sulla stampa inglese, sono molto precise e non lasciano spazio all’immaginazione. La ballerina aveva infatti affermato che:

Alcune ballerine sono state ricoverate in ospedale per essere nutrite attraverso sondini, mentre altre sono state colpite da depressione e ancora oggi necessitano di cure psicologiche. Io ho tuttora gravi dolori intestinali e frequenti fratture ossee, che a mio avviso sono legate alla dieta".

La Garritano racconta di aver sofferto di amenorrea per un anno e che alcune sue colleghe non riescono ad avere figli a causa delle conseguenze di quanto sofferto, dal momento che, a suo avviso, una ballerina su cinque è anoressica e una percentuale inferiore, ma comunque non trascurabile, è bulimica.

Alcune sono anche ricorse ad interventi chirurgici di riduzione del seno per mantenere una forma esile e tutte sono state formate da “insegnanti che sono frustrate ex ballerine che fanno agli altri ciò che è accaduto a loro”.

Forse l’affermazione più inquietante era stata questa:

"I genitori credono che le loro figlie siano in buone mani e perdono il contatto con loro non appena le ragazze avviano un “rapporto religioso” con lo specchio, i loro insegnanti e poi il pubblico".

Non sarebbe sicuramente giusto ipotizzare che tutte le colpe siano delle scuole di ballo, quando chi le frequenta in tenera e tenerissima età ha una famiglia che si pensa dovrebbe accorgersi che qualcosa non va.

Se è comprensibile che ambienti così rigidi e selettivi come le più prestigiose scuole di danza, che mirano all’eccellenza, operino per ottenere risultati che tendono alla perfezione dalle ballerine che formano, è altrettanto importante salvaguardare la salute mentale e il benessere psicofisico di chi le frequenta. Per le particolari caratteristiche della danza classica gli ambienti in cui questa si apprende possono rappresentare un rischio per bambine e ragazze, se la loro formazione non include anche la dovuta attenzione alla psicologia delle giovani ballerine, perché vi ritroviamo questi elementi:

- estremo rigore

- necessità di mantenere o raggiungere una figura fisicamente molto esile

- feroce competizione fra ragazzine

- orientamento al dominio sul corpo mediante il controllo dello sviluppo muscolare, della massa, della perfezione di movimenti ripetuti allo sfinimento davanti ad uno specchio.

In assenza di figura adulte equilibrate alle quali riferirsi tutto ciò può essere devastante e le giovani menti di queste bambine e ragazzine possono essere involontariamente spinte all’anoressia, che dal punto di vista psicologico presenta esattamente le stesse caratteristiche: controllo estremo sul corpo, restrizione alimentare, perfezionismo, rigore, sacrificio.

Per questo motivo è decisamente auspicabile che le ballerine non siano considerate semplicemente ingranaggi che devono funzionare alla perfezione perché il Balletto risulti tecnicamente inappuntabile, ma anche persone che trarrebbero grosso vantaggio dall’insegnamento delle disciplina e del sacrificio (sicuramente necessari per danzare ad altissimi livelli) mediante altri metodi che non siano volti solo a “perfezionarne” corpo e movimenti. Immagino che il numero di danzatrici che accede alle scuole più prestigiose costituisca un totale esiguo, per quanto sia importante conteggiare anche tutte quelle che tentano di entrarvi e che hanno quindi seguito una preparazione altrettanto rigorosa nelle speranza di riuscirci.

Per quante poche possano essere meritano che gli anni della loro crescita non lascino in loro i ricordi che la Garritano riferisce circa la propria esperienza, e che sono stati accostati dalla stampa a quanto rappresentato nel film “Black Swan”.

Il Royal Ballet di Londra ha stilato nel 2009 un dettagliatissimo documento nel quale illustra la propria politica relativamente ai Disturbi del Comportamento Alimentare che possono colpire i suoi allievi, nel quale si afferma che:

“I principali e più diffusi meccanismi sottostanti i Disturbi alimentari includono: la bassa autostima, l'odio per se stessi, il disgusto per il peso e le forme del corpo, l’ossessione cibo, gli sbalzi d'umore e la depressione. Il problema principale con abuso di sostanze, tra cui il cibo, che è cambia la chimica del corpo, e non da ultima quella del cervello, generando rapidamente una dipendenza. Qualcosa che ha iniziato come un tentativo di portare il controllo nella propria vita prende a sua volta il controllo dei pensieri e delle azioni del malato e diventa una forza troppo potente e complessa per essere risolta senza aiuti esterni.

La probabilità che queste condizioni si verifichino tra gli studenti della Royal Ballet School è accresciuta a causa della comune tendenza dei giovani aspiranti ballerini a conformarsi allo stereotipo percepito del 'danzatore perfetto' nonostante le politiche della scuola, che forniscono una guida chiara sulle abitudini dietetiche appropriate e le aspettative che è adeguato avere. Gli studenti sono costretti a trascorrere diverse ore al giorno davanti a grandi specchi e sono inclini a confrontare se stessi al loro gruppo di pari. Affrontano sfide continue nel corso della loro formazione alla danza e nella valutazione che ricevono per i loro risultati e la loro immagine di sé è costantemente sotto osservazione e controllo all'interno di questa formazione. Preoccupazione primaria e prevalente della scuola è il benessere dello studente – tutte le altre considerazioni, che riguardino la danza o altro, sono secondarie.”

Per quanto un conto siano le parole e un altro i fatti, difficilmente verificabili da chi non appartenga a quel mondo, a quando una medesima affermazione del primato del benessere del giovane studente di danza anche da noi, e una conseguente seria prevenzione dei Disturbi del Comportamento Alimentare a tutela delle piccole danzatrici?

 

Fonti:

LaStampa.it: "Anoressia, rivalità e liti furibonde" Lo choc della ballerina della Scala

LaStampa.it: Denunciò l'anoressia alla Scala: licenziata

The Guardian: One in five ballerinas at La Scala is anorexic, leading dancer claims

The Guardian: Scandal of Britain's ballet schools: 15-year study says young dancers are pressured to become anorexic

The Royal Ballet School: Eating Disorders Policy