La depressione è così comune - un adulto su 10 ne soffre, negli Stati Uniti - da sembrare una caratteristica innata dei nostri cervelli. Alcuni biologi hanno formulato una nuova teoria per spiegare il modo in cui la depressione, e i comportamenti a essa associati, potrebbero averci offerto un vantaggio in termini evolutivi.

Teorie precedenti avevano studiato il modo in cui la depressione influenza il comportamento nei contesti sociali. Ad esempio, il rallentamento psicofisiologico correlato alla depressione potrebbe servire come occasione per “tirare un respiro”, fare una pausa e riflettere.

Alcuni psichiatri, A. Miller e W.P. Timmie e C. Raison affrontano la questione da un'angolatura differente, mettendo in relazione depressione e resistenza alle infezioni.

L’idea è che le variazioni genetiche che promuovono la depressione potrebbero essere sorte, durante l’evoluzione, per aiutare i nostri antenati a combattere le infezioni.

Un profilo della loro tesi è apparso in questi giorni nella rivista Molecular Psychiatry.

Da anni i ricercatori hanno evidenziato connessioni fra depressione e infiammazione, o sovra-attivazione del sistema immunitario. Le persone depresse tendono ad avere livelli più alti d’infiammazione, anche quando non stanno lottando contro un’infezione.

“La maggior parte delle variazioni genetiche correlate alla depressione influenzano il funzionamento del sistema immunitario” dice Miller. “Questo ci ha portato a riconsiderare il perché la depressione sembra installata in modo inamovibile nel DNA”.

“L’ipotesi è che la depressione e i geni a essa correlati siano stati adatti, nel lontano passato ancestrale, ad aiutarci a non morire d’infezione, anche se i comportamenti depressivi non sono d’aiuto nelle relazioni con le altre persone”, aggiunge Raison.

Le infezioni erano la causa numero uno di morte nella preistoria umana, perciò sopravvivere alle infezioni era cruciale affinché l’individuo riuscisse a sopravvivere e trasmettere i propri geni. Gli autori propongono che l’evoluzione e la genetica abbiano legato insieme sintomi depressivi e risposte fisiologiche selezionate per ridurre la mortalità alle infezioni.

Febbre, inattività e persino l’evitamento sociale e l’anoressia potrebbero essere visti come comportamenti adattivi per la lotta contro le infezioni, sostengono gli autori.

La teoria fornisce una nuova spiegazione al perché lo stress sia una fonte di rischio per la depressione. La connessione fra stress e depressione può essere vista come un sottoprodotto di un processo che preattiva il sistema immunitario in previsione di una ferita, sostengono gli autori.

In modo simile, il sonno irregolare è riscontrabile sia nella depressione sia quando il sistema immunitario viene attivato. Tale fatto potrebbe derivare dalla necessità dei nostri antenati di stare all’erta per difendersi dai predatori dopo aver subito delle ferite, dice Miller.

La teoria di Miller e Raison potrebbe aiutare la ricerca futura sulla depressione. In particolare, la presenza di biomarcatori dell’infiammazione potrebbe predire se un dato individuo risponderà ai vari trattamenti disponibili per la depressione.

Fonte:
C.L. Raison, A.H. Miller. 2012. The evolutionary significance of depression in Pathogen Host Defense (PATHOS-D). Molecular Psychiatry.