La gente ama i film-tragedia come Titanic per via di un insospettabile beneficio che essi sono in grado di fornire: fanno sentire meglio.

Un nuovo studio, pubblicato questo mese, scopre che assistere a un film tragico obbliga le persone a pensare alle loro relazioni più strette, il che a sua volta fa sentire più felici. Di conseguenza, ciò che apparentemente sembra un’esperienza negativa - assistere a una storia triste - rende le persone più felici portando alla loro attenzione alcuni importanti, positivi aspetti delle loro vite.

“Le storie tragiche spesso si basano su temi come l’amore eterno, che porta gli spettatori a pensare ai propri cari e a quanto sono fortunati ad avere relazioni come le loro” dice Silvia Knoblock-Westerwick, autrice principale dello studio e professore associato di comunicazione alla Ohio State University (USA).

Il fattore chiave è l’intensità con cui si pensa alle proprie relazioni come conseguenza dell’assistere al film. Più si pensa ai propri cari, più è grande l’aumento di felicità. Quando invece gli spettatori hanno in prevalenza pensieri consolatori, ad esempio: “Per fortuna la mia vita non è così brutta come quella dei personaggi del film”, l’aumento di felicità non si produce.

L’autrice afferma che lo studio è il primo a spiegare scientificamente come mai la gente si diverte ad assistere alle tragedie: “I filosofi si sono posti la domanda per millenni, ma non c’è mai stata una vera attenzione scientifica nel cercarne la spiegazione.”

Lo studio è stato condotto con 361 studenti, cui è stata fatta vedere una versione abbreviata del film Espiazione (Atonement, nell’originale), la storia di due amanti che vengono separati e che poi muoiono vittime di guerra.

Prima e dopo la visione, ai soggetti sono state poste domande per misurarne il livello di felicità. Inoltre, prima, dopo e per tre volte, durante la proiezione, è stato chiesto loro quanto stessero sentendo varie emozioni, fra cui la tristezza.

Alla fine i partecipanti hanno dato un voto al film appena visto e descritto quanto il film li aveva portati a riflettere su loro stessi, sui loro obiettivi, le loro relazioni e la vita in generale.

Il contenuto dei resoconti è stato essenziale per capire come mai le persone amano le tragedie in fiction.

Le persone che hanno sperimentato l’aumento maggiore di tristezza, durante la visione del film, sono quelle che hanno pensato di più a relazioni strette con persone reali. Ciò, a sua volta, ha prodotto un aumento di felicità riguardo alle loro vite, dopo la visione, correlandosi anche a un maggior gradimento del film.

“Le persone sembrano usare le tragedie come modo per riflettere sulle proprie relazioni importanti. Ciò può spiegare perché le tragedie sono così popolari, malgrado la tristezza che inducono.”

I ricercatori hanno voluto sottoporre a test anche l’ipotesi secondo cui le persone si sentirebbero meglio dopo aver assistito alla rappresentazione di una tragedia, perché confronterebbero se stessi con i personaggi e se ne sentirebbero più fortunati. Ma l’ipotesi non è stata confermata dallo studio: i soggetti che dopo aver assistito al film hanno riferito soprattutto pensieri verso se stessi, e non verso i propri cari, non hanno sperimentato alcun aumento di felicità.

“Le tragedie non aumentano la felicità promuovendo pensieri verso se stessi, bensì riuscendo a far apprezzare di più le relazioni importanti che abbiamo”, sostiene la Knobloch-Westerwick.

Ma come mai le persone dovrebbero aver bisogno di sentirsi tristi guardando una tragedia, per poi sentirsi più felici?

L’autrice risponde facendo notare che il fenomeno è coerente con la ricerca esistente in psicologia, che dimostra che gli stati d’animo negativi rendono le persone più riflessive.

“Le emozioni positive di solito indicano che tutto va bene, che non c’è bisogno di preoccuparsi né di pensare ai problemi. Ma le emozioni negative, come la tristezza, rendono più critici; dunque vedere un film tragico sulla storia tormentata di due amanti può rendere tristi, ma ciò farà pensare di più alle nostre relazioni importanti e ce le farà apprezzare di più.”

La ricerca ha mostrato da tempo che sono proprio le relazioni, la nostra maggior fonte di felicità, perciò non deve stupire che pensare ai propri cari renda più felici, conclude l’autrice.

Probabilmente ciò può spiegare anche l’apparente paradosso dello stato d’animo noto come saudade, così facile da sperimentare per un brasiliano: è una sensazione di nostalgia, di tristezza per qualcuno o qualcosa di buono che prima c’era e oggi non c’è più; quindi una sensazione negativa. Eppure ciò farebbe a pugni tanto con la “popolarità” di tale stato d’animo nella cultura brasiliana, quanto con l’allegria di questo paese. In linea con il principio che i sentimenti negativi rendono più riflessivi, però, sentire saudade potrebbe essere un modo per pensare a ciò che conta veramente e a sentirsi così, in definitiva, più felici.

Fonte:
S. Knobloch-Westerwick, Y. Gong, H. Hagner, L. Kerbeykian. 2012. Tragedy Viewers Count Their Blessings: Feeling low on Fiction Leads to Feeling High on Life. Communication Research.