Passare troppo tempo davanti allo specchio contribuisce a percepire un numero crescente di difetti fisici che, specchiandosi in tempi ragionevoli, non emergono e provoca uno stress non solo a chi soffre di dismorfofobia (Body Dysmorphic Disorder), ma anche a chi non presenta alcun disturbo dell’immagine corporea ed è mediamente soddisfatto del proprio aspetto.

Una ricerca ha confrontato gli effetti dell’esposizione allo specchio sulla soddisfazione riguardo al proprio aspetto di 2 gruppi di persone, uno dei quali composto da soggetti affetti da dismorfofobia. A tutti loro è stato richiesto di specchiarsi per 2 volte, la prima per 25 secondi e le seconda per più di 10 minuti. Mentre i soggetti dismorfofobici erano insoddisfatti di ciò che vedevano nello specchio già la prima volta, sostandovi di fronte per 25 secondi, e sentendosi sempre peggio quanto più si osservavano, i soggetti privi di disturbi dell’immagine corporea non erano a disagio nello specchiarsi per così poco, mentre è subentrato in loro in uno stato d’ansia quando hanno dovuto specchiarsi per 10 minuti: in questo secondo caso hanno iniziato a percepire difetti e imperfezioni che non sarebbero mai emerse se si fossero specchiati come fanno di solito, in maniera non ossessiva.

I ricercatori ipotizzano di conseguenza che una possibile causa della dismorfofobia sia il prolungato utilizzo dello specchio che porterebbe a individuare difetti che successivamente ci si sentirebbe spinti a tenere sotto controllo continuando a specchiarsi in maniera eccessiva, con il risultato di cadere in un circolo vizioso dato da insoddisfazione-> controllo dell’aspetto-> aumento dell’insoddisfazione.

Una precedente ricerca aveva già dimostrato l’importanza del ricorso eccessivo allo specchio come fattore di innesco e mantenimento della dismorfofobia in soggetti vulnerabili. Questo studio ha anche permesso di scoprire che i soggetti insoddisfatti del proprio aspetto non solo tendono ad essere sempre più scontenti di sé a forza di esaminarsi allo specchio, ma allo stesso tempo tendono a trovare più attraenti le altre persone: i dismorfofobici specchiandosi tendono a concentrarsi sui particolari negativi della propria immagine, mentre quando guardano un’altra persona ne notano subito i punti di forza e ne vedono sempre di più quanto più le osservano.

Al contrario, i soggetti non dismorfofobici né insoddisfatti di sé si concentrano prima di tutto sulle proprie caratteristiche positive e sulle caratteristiche negative dell’altra persona, considerandola più attraente solo dopo averla guardata a lungo e aver portato quindi l’attenzione anche sui suoi lati positivi. Questo implica che specchiandosi più del solito i soggetti non disturbati tendono ad individuare nella propria immagine difetti che abitualmente non vedono, perché notano spontaneamente prima di tutto i propri pregi.

Esiste dunque un’importante differenza fra persone affette da dismorfofobia e persone che non lo sono:

- i soggetti non disturbati vedono prima di tutto i propri pregi e i difetti degli altri, e, se costrette a guardarsi più del solito, iniziano a percepire sempre più i propri difetti (e gli altrui pregi) che non avevano notato spontaneamente, diventando sempre più insicuri e insoddisfatti;

- i soggetti dismorfofobici notano spontaneamente i propri difetti e gli altrui pregi, e quando osservano in maniera prolungata sia sé sia altre persone accentuano questa tendenza, vedendosi sempre più brutti a fronte della crescente attrattività percepita delle altre persone. Questo avviene nonostante la convinzione del dismorfofobico che astenendosi dallo specchiarsi starà peggio e che specchiandosi potrà magari scoprirsi positivamente diverso e comunque tenere sotto controllo il modo in cui appare agli altri. L’attenzione rivolta ossessivamente su di sé non consente quindi loro di migliorarsi nè di scoprirsi differenti davanti allo specchio da una volta con l’altra, se non in senso peggiorativo.

In conclusione, specchiarsi in maniera prolungata porta i soggetti sani a sentirsi peggiori e i soggetti dismorfofobici a scoprire nuovi difetti e confermare quelli già percepiti. Una buona norma valida per tutti è quindi quella di non esporsi eccessivamente allo specchio perché questo non solo non sarebbe utile, ma porterebbe a vivere uno stress e a creare un’insoddisfazione prima inesistente. Questo rischio è probabilmente maggiore per quanto riguarda in particolare i soggetti che presentano un substrato ansioso, che li rende più vulnerabili allo sviluppo di disturbi d'ansia.

Questi risultati sono interessanti anche per quanto riguarda la possibile applicazione pratica nella terapia della dismorfofobia e dei disturbi del comportamento alimentare, dei quali l’alterata immagine corporea è un aspetto fondamentale. Non è infine da trascurare l’effetto dell’eccessiva esposizione allo specchio in particolari ambiti, come quello della danza classica, per gli effetti negativi che può procurare in chi la pratica (al riguardo si veda anche "Anoressia e Danza, ballerina denuncia e perde il lavoro" ) soprattutto quando parliamo di soggetti molto giovani e vulnerabili.

Fonti:

"Mirror gazing in body dysmorphic disorder and healthy controls: effects of duration of gazing"

"Mirror gazing increases attractiveness in satisfied,but not in dissatisfied women: A model for body dysmorphic disorder?"

"Body Dysmorphic Disorder: a Review"