L'amore è come una droga, nel senso che una volta che l'abbiamo sperimentato non siamo più in grado di farne a meno, fino a sviluppare una vera e propria dipendenza.

I risultati di una recente ricerca effettuata nell'ambito della neurobiologia interpersonale, confermano che il cuore e il cervello dialogano costantemente l'uno con l'altro e, il cuore è in grado di condizionare il funzionamento del cervello.

Secondo una ricerca dell'Università della California anche i moscerini, si attaccano alla bottiglia: nel senso che quelli che non fanno l'amore vanno a caccia della frutta più alcolica perché lì si nasconde un enzima che dà appagamento - e che l'atto sessuale produce in abbondanza. È la prova più significativa del legame tra sesso e cervello, ma la gratificazione non è necessariamente sessuale: cioè non si determina esclusivamente nell'atto.

 

La più grande scoperta della neurobiologia interpersonale è che il cervello è in continua evoluzione. L'alchimia neurale, secondo Dan Siegel (Università di Pasadena), continua per tutta la vita: soprattutto mentre viviamo rapporti d'amicizia e d'amore. "Il corpo", spiega ancora la Ackerman "ricorda quell'unicità sentita con mamma: e cerca il proprio equivalente adulto". Quell'unicità è la "sincronia tra la mente del bambino e la madre" che la scansione elettronica del cervello oggi ha permesso di fotografare, ed è la stessa sincronia registrata proprio tra gli innamorati.

Una verità la cui evidenza si evince anche dal suo contrario. Naomi Einseberger dell'Università di California ha dimostrato che le aree del cervello che registrano il dolore fisico sono le stesse che si attivano quando il partner ci ha lasciato.

Esperimenti simili condotti alla Stony Brook University hanno dimostrato, che alcune aree cerebrali attivano la rete di interconnessioni tra le cellule nervose, di fronte all'immagine dell'amata così come si accende nei consumatori di cocaina.

 

FONTE: www.repubblica.it