Una ricerca statunitense, finanziata dal National Institute Health, ha studiato la specificità dei bisogni, delle condizioni e le risorse di individui biesessuali, omosessuali, transessuali che invecchiando raggiungono la soglia della terza età.

Lo studio, condotto su 2560 adulti omosessuali, bisessuali e transessuali tra i 50 e 95 anni presenta, rispetto ad un campione di controllo di adulti eterosessuali, punteggi più elevati di disabilità, depressione, solitudine, abuso di alcool mentre, a livello sociale, questi anziani è frequente vivano soli, non coniugati e spesso senza l'appoggio dei figli.

Al contrario risulta invece che, riapetto ai coetani eterosessuali, il campione in oggetto è più resiliente, più proattivo nel prendersi cura di sè, più attivo nel mantenere attiva la propria comunità e, nel 91%, nel praticare attività sportive e meditative, nel provare sentimenti positivi riguardo all'appartenenza ad una comunità, nel curare in modo più solido le connessioni sociali, supportive ed assistenziali.

Da qui un punto di riflessione diventa doveroso sul piano della integrazione sociale e del riconoscimento di identità e di appartenenza sociale.

I dati sul campione in esame sembrano fare luce sulle conseguenze di una vita povera dal punto di vista "familiare" , senza solide basi di convivenza che si riflette in particolare a partire dalla soglia della terza età, in una vita di solitudine, senza figli o nipoti con conseguenti stati depressivi mentre invece questa condizione favorirebbe un livello di sviluppo sul piano sociale nel prediligere ad esempio la ricerca di appartenenza ad una comunità o simili o nel prestare più attenzione alla cura di sè, favorendo attività sportive o meditative, quali soluzione ad una condizione di alienazione.

Karen Fredriksen-Goldsen e colleghi della University of Washington’s School of Social Work, (nov.2011)
http://caringandaging.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Full-Report-FINAL-11-16-11.pdf