Un nuovo studio della University of Toronto Scarborough ha prodotto la miglior descrizione possibile ottenuta finora dei circuiti neurali che sottostanno alla condizione nota come Disturbo di Personalità Borderline (DPB).

Lo studio mostra che le aree cerebrali che processano le emozioni negative come rabbia e tristezza, sono iperattive nelle persone affette da DPB, mentre le aree che dovrebbero normalmente attenuarle sono ipoattive.

Le persone con DPB sono soggette a sperimentare emozioni instabili e turbolente, che possono portare a relazioni caotiche con le altre persone e che aumentano il rischio suicidario. Un certo numero di studi di imaging cerebrale aveva già evidenziato particolarità nel cervello delle persone con DPB , ma i risultati erano stati finora contraddittori.

Una squadra di ricercatori condotta da A. C. Ruocco, professore assistente di psicologia e neuroscienze, ha analizzato i dati provenienti da 11 studi pubblicati in precedenza confermando importanti differenze fra il cervello delle persone con DPB e quelle senza.

Da un lato l’insula, l’area cerebrale che determina l’intensità con cui sperimentiamo le emozioni, è iperattiva (cioè funziona di più) nelle persone con DPB. Dall’altro, alcune regioni della corteccia prefrontale, note per avere un ruolo di controllo e supervisione sulle emozioni, sono ipoattive (cioè funzionano di meno).

“Non solo queste persone vivono le emozioni in modo più intenso” dice Ruocco, “sembrano anche avere freni meno efficienti per arginarle”.

I risultati dello studio si conciliano bene con i sintomi riscontrati nel DPB: “Il sintomo fondamentale di questo disturbo è la mancata regolazione delle emozioni; un istante si è felici, l’istante dopo si è arrabbiati o depressi. Le persone con DPB possono avere questo tipo di sbalzi anche molto frequentemente”.

La speranza è che lo studio possa aiutare e migliorare diagnosi e trattamento del DPB, che si trova spesso associato (comorbidità) ad altre patologie, come la depressione maggiore.

Fonte:
Machines Like Us. 2013. New insights into the 'borderline personality' brain.