Il tema delle possibili differenze fra i bambini nati da gravidanze naturali e da gravidanze ottenute con la procreazione assistita (PMA) è stato affrontato negli ultimi anni con particolare attenzione alla possibilità di un aumentato sviluppo di disturbi cognitivi fra i bambini concepiti "in provetta".

Nei giorni scorsi è stato pubblicato dal Journal of American Medical Association il più ampio studio finora realizzato in materia, che ha coinvolto ricercatori britannici, statunitensi e svedesi: sono stati analizzati 2,5 milioni di bambini svedesi nati fra il 1982 e il 2007 verificando a distanza di anni (da 5 a 30) chi di loro aveva ricevuto una diagnosi di autismo o ritardo mentale (QI<70).
Di questi bambini 30.959 (l'1,2%) erano nati in seguito all'applicazione di tecniche di fertilizzazione in vitro (IVF) e i ricercatori hanno individuato in questo gruppo una maggior incidenza di ritardo mentale ripetto ai bambini nati naturalmente.

Secondo uno degli Autori dello studio:

“I trattamenti di PMA sono molto differenti fra loro per grado di complessità e considerandoli individualmente abbiamo scoperto che la IVF “tradizionale” è sicura, mentre la IVF effettuata secondo la procedura ICSI (iniezione di spermatozoi nell’ovocita), raccomandata per l’infertilità maschile, è associata ad un rischio maggiore sia di disabilità cognitiva, sia di autismo”.

Se si considera il totale delle tecniche di PMA emerge che il rischio di disabilità cognitiva è maggiore del 18% rispetto ai concepimenti spontanei, ma considerando la maggior criticità delle gravidanze multiple (impianto di più embrioni) questo rischio appare analogo a quello delle gravidanze multiple naturali.
La tecnica ICSI è utilizzata in metà delle procedure di IVF e i bambini nati con questa procedura (da embrioni sia freschi sia congelati) hanno un maggior rischio di disabilità cognitiva (+51%), che aumenta quando il parto è pretermine (+73%).
Non considerando l’effetto della nascita pretermine e delle gravidanze multiple il rischio di disabilità intellettiva aumenta del 66% quando l'embrione non è congelato.

Per quanto riguarda l’autismo, l’impiego di ICSI porta a un rischio aumentato del 360% rispetto alle gravidanze naturali, ma considerando il ruolo delle gravidanze multiple il dato si presenta pari a quello delle nascite naturali.

I ricercatori affermano che non è chiaro il meccanismo che porta a questo aumentato rischio di disabilità cognitiva, che riguarda comunque una minima percentuale di casi, ma che essendone preventivamente consapevoli è possibile intervenire precocemente per individuare i bambini che presentano disabilità cognitiva e fornire loro le cure appropriate.

 

Fonti:
Autism and Mental Retardation Among Offspring Born After In Vitro Fertilization
In Vitro Fertilization and Risk of Autistic Disorder and Mental Retardation