fmassaro_suicideSecondo uno studio appena pubblicato su Pediatrics i ragazzi adottati rischiano molto di più il suicidio rispetto ai figli cresciuti con i genitori biologici.
Esaminando un campione composto da 1200 studenti universitari i ricercatori hanno scoperto che il tasso di tentato suicidio fra i ragazzi non adottati è del 2%, mentre fra i figli adottivi è del 5% per i maschi e dell’8% per le femmine.
Questo risultato non dovrebbe meravigliare se si considerano le numerose criticità insite nel processo adottivo, a volte difficilmente superabili nonostante la dura selezione alla quale sono sottoposte le coppie che desiderano adottare un bambino.
Un bambino adottivo ha nella propria storia un rifiuto, che può essere precoce o successivo alla prima infanzia, ma che è doloroso anche quando avviene al momento della nascita.
Il feto memorizza una serie di parametri biologici appartenenti all’organismo della madre (es: ritmo cardiaco e voce) e tutti gli studi compiuti in materia dimostrano che riconosce la madre dopo essere stato partorito (così come la madre riconosce da subito il pianto del proprio bambino in mezzo a tutti gli altri presenti nella nursery), sentendoci di conseguenza disorientato quando la mamma scompare dalla sua esistenza e mantenendo dentro di sè,  oltre alla rabbia e al dolore, un senso di vuoto e di incompletezza che possono accompagnarlo per tutta la vita.
L’abbandono è quindi doloroso anche per un neonato al suo primo giorno di vita e lo è ancor di più per un bambino di mesi o anni di vita sia in quanto distacco subìto forzosamente, sia perché di solito è provocato da condizioni socio-economiche e psicologiche sfavorevoli (madre single, affetta da patologie mentali o tossicodipendente/alcolista) e che possono aver motivato un intervento del tribunale (maltrattamenti e abusi).

Di conseguenza un bambino adottato ha subito come minimo un rifiuto, ma può aver anche subito abusi e/o aver assistito a violenze di vario tipo, ed è un soggetto che di per sé necessita di grande attenzione e di un’opera di prevenzione delle forme di disagio che può manifestare proprio a causa degli eventi sfavorevoli del suo passato.
I ragazzi adottati presentano infatti una maggior incidenza di comportamenti a rischio e di disturbi mentali (ansia, depressione, disturbi di personalità) rispetto ai non adottati che devono essere ricondotti alla loro storia: il fatto che tentino il suicidio con frequenza decisamente maggiore rispetto agli altri ragazzi non deve quindi stupire.
Questa è una realtà sottovalutata quando si nega la complessità psico-relazionale del processo adottivo, ma che deve essere tenuta in seria considerazione sia da chi vive con un figlio adottato, più fragile e quindi più bisognoso di attenzioni e di aiuto psicologico, sia da chi desidera adottare un bambino e può non immaginare la reale portata dell’impegno che gli sarà richiesto. 
Dal punto di vista psicodinamico con la pubertà si riattivano "conflitti e angosce che ripetono soluzioni del passato, ma in un contesto nuovo e pericoloso" che sono particolarmente difficoltosi da affrontare per un adolescente che non vive con i genitori biologici, ma con adulti verso i quali non è attivo il divieto d'incesto in quanto non consanguinei.
Per questo motivo il disagio dell'adolescente adottato è maggiore rispetto a quello dei coetanei e, dal punto di vista inconscio, il suo lavoro di elaborazione e superamento dell'Edipo a fronte della riattivazione adolescenziale delle pulsioni sessuali è molto più complesso e foriero di sentimenti depressivi, legati alla rabbia per quella separazione subita che ha generato un surplus di difficoltà nel suo processo di autonomizzazione dalle figure genitoriali.

Fonti:
Keyes et al.:“Risk of Suicide Attempt in Adopted and Nonadopted Offspring
E. Laufer: "Interruzione dello sviluppo in adolescenza e funzionamento psicotico" (vedi anche commento di A.M. Nicolò)

Letture consigliate:
"Antidepressivi e suicidio in adolescenza"
M. Laufer: "L'adolescente suicida", Ed. Borla 
D. Bramanti e R. Rosnati: "Il patto adottivo", Ed. Franco Angeli