Negli ultimi anni, soprattutto dopo la grande espansione dell’utilizzo di internet e della diffusione di supporti tecnologici che rendono la navigazione accessibile ovunque, emerge periodicamente qualche fatto di cronaca legato spesso all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei ragazzini per attività legate al sesso che i genitori non immaginano, e che mai vorrebbero sapere associate ai propri figli che sottovalutano il significato delle proprie azioni in questo e in altri ambiti.

Questo accade proprio perché di ragazzini stiamo parlando e quindi di soggetti non ancora in grado di avere uno sguardo ampio e un’esperienza di vita che consenta loro di spaziare dal "qui e ora" per immaginare le conseguenze future delle loro azioni, oltre che per comprenderne del tutto il senso.
I comportamenti in questione sono attuati per mezzo delle nuove tecnologie e/o sono influenzati dalle nuove tecnologie per i contenuti che queste sono in grado di veicolare molto più rapidamente ed efficacemente rispetto ai mezzi più datati.

Il discorso vale sia per chi si vende a scuola ai coetanei, sia per chi acconsente (su richiesta di adulti o di coetanei) a produrre foto e filmati che costituiscono materiale pedopornografico in cambio di ricariche telefoniche. Una delle ultime notizie riguarda il fenomeno delle “ragazze doccia”, per le quali l’attività di prostituzione a scuola è quotidiana quanto i gesti di igiene personale, sotto esame da parte degli specialisti del reparto di Pediatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano che si stanno occupando del recupero di alcune di loro.

Da cosa nasce questo fenomeno, che allarma giustamente gli adulti? 

Per comprendere un comportamento è necessario considerare:

- da dove origina

- cosa lo rende possibile

- che funzione svolge e quale obiettivo persegue.

Nel caso della “baby prostituzione” l’origine si può ritrovare in diversi fattori:

- percezione del proprio corpo come di un oggetto che si usa e non come parte della propria identità psico-corporea (fenomeno che genera diversi disturbi mentali)

- adesione a modelli che la società degli adulti fornisce di continuo

- sottovalutazione delle conseguenze, tipica di soggetti molto giovani e immaturi

- desiderio di rendersi autonomi, di sentirsi adulti e procurarsi da sé quei soldi che serviranno sia per acquisti di vario genere, sia per procurarsi sostanze illecite.

La funzione di questo comportamento è raggiungere uno scopo di tipo economico senza fatica, ma anche aderire a modelli estetici e di condotta evidentemente condivisi per ottenere una conferma della propria attrattività e del potere sessuale esercitabile sull’altro sesso.
L’obiettivo è infatti essenzialmente duplice: da un lato, ottenere soldi o compensi equivalenti (come le ricariche del cellulare o la droga) senza doverli chiedere agli adulti, rendendosi indipendenti e illudendosi di potersi gestire autonomamente; dall’altro, sentirsi “donne vissute”, pienamente in possesso di sé stesse e in controllo della vita propria e dei propri clienti.

Con quale spirito le ragazzine si vendono ai compagni di classe?

Nel mondo degli adulti che li circonda la prostituta è spesso indicata con l’elegante termine “escort” perché, se da un lato si vuole rivendicare il diritto a vendere il proprio corpo (attività che alcuni propongono di legalizzare e tassare come un lavoro qualunque), dall’altro si cerca di nascondere sotto termini esotici e non espliciti di cosa si sta parlando.
La società è quindi ambivalente di fronte a questo tema: la confusione e la mancanza di una morale condivisa fa sì che i più giovani non distinguano più il bene dal male, o, prima ancora, non riconoscano l’esistenza di qualcosa che sta nell’insieme “bene” e di qualcos’altro che sta nell’insieme “male”.
La mancata trasmissione di norme certe e condivise rende tutto nebuloso e fattibile, all’insegna della ricerca dell’utilità: la categoria dell’”utile” è ciò che guida l’agire di molti adulti, perché non dovrebbe guidare anche l’agire di chi non ha ancora strutturato una propria identità e personalità definitiva?

Mi vendo per Avere

Queste ragazzine non hanno subito le frustrazioni che servono a capire che non tutto è un diritto e a crescere (i famosi “No che aiutano a crescere” valorizzati da Asha Phillips nel suo famosi libro) e perseguono la soddisfazione immediata dei bisogni e dei desideri: non avendo effettuato il fondamentale passaggio dal "Principio di piacere" di freudiana memoria al "Principio di realtà" sono cresciute con l’intrinseco convincimento di avere diritto a ottenere tutto ciò che desiderano. Se non possono ottenerlo subito in altri modi ricorrono alla prostituzione, non rendendosi conto che di prostituzione si tratta e che, quando producono foto o filmati hard, si espongono a ritorsioni sia nell’immediato sia, potenzialmente, per tutto il corso della loro esistenza.
Del resto si tratta spesso di ragazzine che provengono da famiglie ricche, che forse hanno trasmesso loroinsegnamenti carenti o controproducenti come l’importanza dell’Avere più che dell’Essere.

Avere è molto più semplice che Essere e il perseguimento esasperato all’Avere per colmare il senso di vuoto e la carenza di autostima può portare individui ancora immaturi a compiere scelte sbagliate che non compirebbero, se avessero fiducia nella possibilità di percepire e dimostrare il proprio valore in altri modi e se sentissero la fiducia e il sostegno degli adulti di riferimento.
L’adolescenza è un periodo difficile, spesso segnato dal desiderio esasperato di essere accettati dal gruppo e da importanti insoddisfazioni sul piano personale, soprattutto per l’aspetto fisico: quando l’Essere è insoddisfacente, e nulla sbarra la strada all’ottenimento dell’Avere come palliativo per la frustrazione, accadono fatti come quelli dei quali stiamo parlando.

Ricordo che non stiamo parlando di casi di grave indigenza che portano alla prostituzione come unica via d’uscita – reale o immaginaria – dalla miseria economica, ma di sfruttamento del proprio corpo come strumento per ricaricare il credito telefonico, con una banalizzazione estrema del proprio Essere.
Se il corpo, che è unaparte dell'Essere, è oggetto e strumento per ottenere dei fini perde immediatamente di valore: è appunto solo un oggetto e non una parte del Sé (il Sé corporeo) e vale finchè “rende”.
Quando non “rende” si può fare qualunque cosa per farlo rendere di nuovo, piegandolo ai propri scopi. 

Mi vendo per Essere

Essere è più difficile che Avere e, soprattutto in adolescenza, può apparire un obiettivo irraggiungibile.
Per questo motivo ci può essere la scivolata verso standard "bassi", adatti a una bassa autostima, fra i quali spicca lo standard estetico da raggiungere in un modo o nell’altro e l’illusione di ottenere l’approvazione e il consenso dei coetanei per ciò che si fa e non per chi si è.
Questo accade quando un adolescente attua condotte dannose (come iniziare a fumare o ad assumere droghe) solo per farsi accettare, e la nuova frontiera della ricerca dell’accettazione da parte del gruppo può essere proprio questa: aderire a modelli “adulti” in ambito sessuale per sentirsi più grandi dei coetanei e rappresentare illusoriamente un punto di riferimento, qualcuno a propria volta da imitare e da considerare superiore s sé.
In realtà si tratta di un’illusione perché queste ragazzine non ottengono la stima di nessuno: né delle coetanee, né dei coetanei verso i quali sono sessualmente disponibili e ai quali si vendono.

Il pensiero implicito di non valere nulla al di fuori del proprio corpo può portare alcune ragazze ad esasperare la ricerca di approvazione che ruota attorno al proprio aspetto e al proprio appeal, e alcune forme di prostituzione minorile possono servire proprio a rassicurare la ragazzina sulla propria capacità di piacere e di essere anzi così attraente che i maschi sono disposti a pagare per averla.
In un periodo in cui l’identità è incerta e il valore di Sè è derivato essenzialmente dal gruppo questi obiettivi possono essere centrali, anche se raggiunti con mezzi inadeguati e che derivano principalmente dall’assenza di adulti che trasmettano all’adolescente accoglimento e fiducia. 

Mi vendo per affermarmi

L’affermazione della propria indipendenza è un’altra istanza fondamentale dell’adolescenza: prostituirsi a “guadagnare” da sé dei soldi senza doverli chiedere ai genitori è di per sé un atto di perversa autoaffermazione che dimostra ancora una volta la propria mancanza di valore e l’incapacità di guadagnare in altro modo.

Non per altro queste ragazzine sono spesso trascurate e abbandonate a sé stesse e hanno problemi di droga anche se non appartengono a famiglie socialmente disagiate.

Cosa dire dei baby clienti?

Un discorso a parte lo meritano i compagni che acquistano prestazioni sessuali da queste adolescenti.
Anche loro sono cresciuti con l’idea di avere diritto a tutto e che Bene e Male non esistano, e, nello specifico, possono essere arrivati a pagare le loro compagne di scuola (o addirittura a gestire giri di prostituzione) dopo diversi anni di fruizione di prodotti che mostrano la donna esattamente con questo significato: un oggetto da comprare e sfruttare.
Difficile meravigliarsi per il fatto che l’incontro con queste ragazzine, che aderiscono agli standard di comportamento con i quali sono entrati in contatto tramite i materiali pornografici, non generi in loro resistenze rispetto alla soddisfazione di desideri fisici che hanno la possibilità di soddisfare, di solito a pagamento.

Come può generarsi in loro una risposta empatica e un rifiuto di approfittare della miseria psicologica e morale di queste coetanee?

A loro volta spesso non hanno subito quelle piccole frustrazioni che permettono di comprendere come non esista il diritto ad avere tutto e subito e non hanno nemmeno avuto modo di ragionare su quali comportamenti siano da considerare giusti e quali sbagliati, in un ambito – quello della sessualità - del quale spesso in famiglia non si parla e sul quale le informazioni arrivano essenzialmente da fonti che presentano modelli distorti di rapporto fra i sessi.
Non possono essere in grado di sviluppare una maturità superiore a quella di queste coetanee e di comprendere cosa significhi il loro proporsi, a meno che gli adulti non si impegnino a parlare di questi fenomeni e a spiegare cosa significano e come comportarsi.
Questo sarebbe invece molto importante perché un ragazzino che a 13-14 anni paga le compagne per fare sesso può diventare un uomo incapace di relazionarsi con le donne e con la sessualità in altro modo, ritenendosi sempre in diritto di strumentalizzare la partner e di considerare in vendita tutto e tutti.

Il discorso vale ancora di più per quei ragazzini che arrivano a gestire giri di prostituzione delle coetanee prendendo quest’attività come un gioco e non rendendosi conto che lo sfruttamento della prostituzione è un reato, oltre al fatto che la produzione e lo smercia mento di foto e video costituisce produzione, commercio e detenzione di materiale pedopornografico perché si tratta di soggetti minorenni come loro. A volte sono poco più che bambine, ma non vogliono sentirselo ricordare anche se la Legge è chiara su questo punto.

Come intervenire?

Le ragazzine che si prostituiscono ai coetanei (ma anche agli adulti, comprese le forme di sesso a distanza e la produzione di materiale pedopornografico) necessitano di interventi di riabilitazione psicologica e sociale e di un lavoro su tutti quegli aspetti che le portano a considerarsi solo o essenzialmente un corpo da vendere.
Merita molta attenzione anche il disagio familiare, che non coincide affatto con il disagio economico: una famiglia ricca in cui la figlia non riceve alcuna attenzione ed è di fatto abbandonata a sé stessa è molto più disagiata rispetto ad una famiglia meno benestante nella quale c’è grande attenzione e ascolto.

La prevenzione in quest’ambito e fondamentale: una corretta educazione alla sessualità consente agli adolescenti di comprendere il senso di ciò che sentono e di riflettere sui comportamenti che potrebbero osservare attorno a loro o addirittura trovarsi nelle condizioni di attuare in prima persona.

Il rispetto per l’Altro, oltre che per Sé e per il proprio corpo, passa anche attraverso la discussione e le riflessione sull’argomento del rapporto fra maschi e femmine e del nuovo ruolo che, con l’adolescenza, l’individuo inizia a costruirsi nel mondo.


Fonte: 

“Milano, il caso delle baby-prostitute che si vendono nei bagni della scuola” - LaStampa.it

Credits: image courtesy of freedigitalphotos.net