Uno studio appena pubblicato su Nature Neuroscience ha esaminato la possibile trasmissione della paura in tre generazioni di topi da laboratorio, condizionando una prima generazione a temere un odore per poi verificare se la reazione di paura si sarebbe verificata anche nelle generazioni successive, che non avevano ricevuto alcun condizionamento e per le quali quindi quell’odore era quindi neutro.
La prima generazione era stata condizionata associando l’odore di fiori di ciliegio ad una scarica elettrica, provocando in loro la paura di quello specifico odore, e i risultati indicano che i figli e i nipoti della prima generazione erano istintivamente spaventati dallo stimolo olfattivo che per i nonni era stato negativamente condizionato, provocando in loro una reazione impaurita.

La paura è una reazione che si può apprendere, quando un trauma modifica la percezione della realtà o la reiterata esposizione ad un certo stimolo in partenza neutro e associato ad una conseguenza negativa lo rende oggetto di timore o di una vera e propria fobia.
Se ad esempio ho preso sempre l’ascensore tranquillamente, ma mi capita di rimanere chiuso al suo interno per due volte di fila, inizierò a provare disagio e ad evitare di prenderlo soprattutto se ho temuto per la mia incolumità perchè il guasto è durato parecchio, la luce si era spenta, la cabina era affollata e l’aria iniziava a sembrarmi troppo poca.
Se ho sempre giocato con i cani, ma un giorno uno di loro mi mordesse, potrò iniziare a temere di avvicinarmi a qualunque cane.
Se una macchina rossa mi investe e mi causa serie lesioni o anche solo un grande spavento potrò sentirmi a disagio ogni volta che vedrò una macchina rossa dello stesso tipo, o addirittura di altro tipo.

Questi fenomeni accadono a livello individuale, perché si tratta di esperienze specifiche e personali, ma nel corso della Storia dell’Uomo (filogenesi) alcuni stimoli sono stati talmente spesso associati al pericolo che la paura che consegue alla loro vista è diventata un patrimonio comune, trasmesso per via genetica e quindi in maniera inconsapevole attraverso le generazioni.
Si tratta ad esempio della paura degli animali feroci, del tuono, del sangue, del fuoco e così via, che sono scritte nel DNA e sono universalmente presenti, anche se la reazione ad esse è individuale e la personalità del singolo soggetto incide sul modo in cui percepisce e affronta tali paure.

Un esempio tipico della trasmissione inconsapevole di paure come strumento necessario per garantire la sopravvivenza è l’istintivo disagio che molte persone provano di fronte a specifiche configurazioni geometriche:


(fonte: http://www.natureworldnews.com)


(fonte: http://www.pinterest.com/ElectroLullaby/trypophobia)

La maggior parte delle persone si sente come minimo a disagio guardando immagini come queste, ma qualcuno ha una vera e propria reazione fobica: si parla di tripofobia per indicare la fobia dei buchi e cioè delle configurazioni geometriche che contengono una serie di incavi ripetuti e raggruppati.

Secondo la Psicologica Evoluzionistica questa paura è scritta nel nostro DNA perché tali configurazioni caratterizzano insetti e animali velenosi e quindi particolari minacce presenti in natura, dalle quali il nostro patrimonio genetico ci mette in guardia perché l’Uomo nel corso della filogenesi ha imparato che rappresentano un rischio mortale e il DNA conserva questa informazione mettendola a disposizione di ogni nuovo individuo.

Fonti:
“Fearful memories haunt mouse descendants.Genetic imprint from traumatic experiences carries through at least two generations”, Nature Neuroscience
“Very long-term memories may be stored in the pattern of holes in the perineuronal net”, Proceedings of the National Academy of Sciences
“Fear of Holes”, Psychological Science