Pensiamo per un attimo a una partita di Monopoli, dove però non conti alcuna combinazione di abilità, talento e fortuna, perché tali fattori sono stati resi irrilevanti: il gioco è stato truccato a nostro favore. Abbiamo più soldi, più opportunità di muovere il segnalino sul tabellone e accesso a più risorse. E mentre pensiamo a una partita siffatta, chiediamoci come anche sapere di essere il giocatore avvantaggiato possa cambiare il modo in cui pensiamo a noi stessi e agli altri giocatori.

Come sono bravo!

Paul Piff, psicologo ricercatore a Berkeley, ha condotto esattamente questo esperimento. Insieme alla sua equipe ha reclutato più di un centinaio di coppie di giocatori che non si conoscevano, lanciando apertamente una moneta per decidere chi dei due, nella partita, avrebbe fatto la parte del ricco. Tali soggetti ricevevano il doppio dei soldi, ottenevano un bonus doppio passando per il “Via!” ed erano favoriti perché potevano muoversi molto di più sul tabellone.

I ricercatori hanno osservato ciò che succedeva attraverso telecamere nascoste per un periodo di quindici minuti. Alcune differenze di comportamento impressionanti sono emerse fra i giocatori:

1) Il giocatore ricco iniziava a muovere il segnalino in modo molto più rumoroso, sbattendolo su ogni casella mentre procedeva.

2) Emissione di comportamenti di forza e celebrazione da parte dei ricchi, come alzare le braccia in segno di vittoria, gridare “Wow!” e simili.

3) Una ciotola piena di salatini era stata lasciata dagli sperimentatori su un lato del tavolo, contando quanti ne consumava ogni giocatore. All’inizio entrambi, ricco e povero, si chiedevano a cosa servissero, ipotizzando che potesse trattarsi di un trucco, sapendo di far parte di un esperimento psicologico. Ma poco dopo, lo sbilanciamento di potere si manifestava e il giocatore ricco iniziava a mangiare più salatini di quello povero.

4) Mentre il gioco procedeva, uno degli schemi più impressionanti che i ricercatori hanno visto emergere è che il giocatore ricco diventava più rude nei confronti dell’altro. Sempre meno toccato dalla difficile situazione in cui si trovava l’avversario, ostentando sempre più il proprio successo materiale, più desideroso di dimostrare quanto se la stesse cavando bene.

Tuttavia, ciò che ha colpito di più i ricercatori è stato il colloquio avuto con i partecipanti dopo i 15 minuti di gioco, in cui è stato chiesto loro di parlare dell’esperienza.

I giocatori ricchi, praticamente senza eccezioni, hanno iniziato a spiegare il modo in cui erano riusciti a vincere (inevitabilmente, dato che il gioco era truccato a loro favore, e loro lo sapevano). Hanno spiegato le mosse che avevano fatto per riuscire a conquistare tutte quelle proprietà e a guadagnare così tanto denaro, dimenticando sempre più che tale posizione privilegiata era stata determinata dal semplice lancio di una moneta.

“È stato incredibile” dice Piff “vedere come riusciamo a giustificare a posteriori il privilegio.”

“Queste partite di Monopoli possono essere viste come metafore delle società” aggiunge il ricercatore “dove solo alcune persone possiedono molta ricchezza e un alto status, mentre la maggioranza non ha né l’una né l’altro.”

L’equipe di Piff ha studiato questi fenomeni per sette anni, passando in rassegna dozzine di studi condotti su migliaia di soggetti. Il risultato costante è l’osservazione che via via che la ricchezza aumenta, i sentimenti di compassione ed empatia diminuiscono. La sensazione di aver diritto al proprio status, di meritarlo, e l’ideologia del proprio interesse, aumentano.

I ricercatori hanno visto che proprio le persone ricche sono le più convinte che essere avidi sia un bene e che la ricerca del proprio interesse sia giusta e moralmente fondata.

Aiuto disinteressato

Nell’ambito della stessa linea d’indagine, è stato studiato se è più probabile che un aiuto disinteressato possa essere fornito da un ricco o da un povero.

Ad esempio, sono state fatte incontrare in laboratorio coppie di sconosciuti, di cui una realmente ricca e una povera, e distribuiti 10 dollari a testa. Lo sperimentatore diceva ai due che potevano decidere di tenerli per sé oppure darne una parte all’altra persona sconosciuta, se lo desiderassero.

Le persone che guadagnavano meno di circa 20.000 dollari l’anno hanno dato all’altro il 44% in più di soldi rispetto a coloro che guadagnavano 150.000 dollari l’anno.

Ricchezza e onestà

Piff ha condotto giochi per cercare di capire chi aveva più probabilità di barare, fra ricchi e poveri.

In un gioco a dadi computerizzato, truccato in modo che il punteggio non potesse superare una certa soglia, ma in cui i partecipanti avevano la possibilità di barare, è risultato che le persone più ricche erano le più disponibili a barare, pur di assicurarsi una vincita di 15 dollari.

In un altro esperimento è stata misurata la disponibilità dei partecipanti a prelevare caramelle da un contenitore, presentato come esplicitamente riservato a dei bambini. “Queste caramelle sono per i bambini che stanno partecipando a un esperimento, nell’altra stanza”. Anche qui, i partecipanti ricchi hanno prelevato il doppio di caramelle rispetto ai poveri.

Persino la relazione fra guida di automobili e livello sociale è stata analizzata. Uno sperimentatore ha attraversato le strisce pedonali di un incrocio, contando il numero delle volte in cui le macchine che sopraggiungevano si fermavano per lasciarlo passare. Le utilitarie si fermavano pressoché sempre, mentre il 50% di SUV, macchine di grossa cilindrata e persino autobus non si fermavano. Risultato: più aumentava la cilindrata del mezzo, più aumentava la tendenza a infrangere la legge.

Tendenza a mentire nelle negoziazioni, ad appoggiare comportamenti non etici come rubare soldi da un registratore di cassa, prendere bustarelle, mentire ai clienti, anche queste sono situazioni nelle quali l’equipe di Piff ha rilevato la stessa correlazione.

Ricchi sempre più ricchi, poveri ancora più poveri

Lo psicologo però afferma: “Non voglio sostenere che le persone ricche siano le più disoneste, assolutamente. Ciascuno di noi si trova ogni giorno in conflitto fra motivazioni contrastanti, per decidere quando anteporre il proprio interesse a quello delle altre persone. Ciò è comprensibile dal punto di vista delle società occidentali, del cosiddetto sogno americano, dove in teoria ognuno ha le stesse opportunità di successo nel migliorare le proprie condizioni di vita, lavorando duro e applicandosi. Una parte di tale assunto implica che si debbano, almeno in parte, mettere i propri interessi prima di quelli degli altri attorno a noi. Ciò nondimeno, i risultati dei nostri studi mostrano che più si è ricchi, più tendiamo ad adottare un punto di vista del successo personale dove ciò che abbiamo ottenuto va a detrimento degli altri. Ma dato che negli ultimi 20 anni la forbice fra chi ha molto e chi ha poco è andata aumentando costantemente, con la maggior parte della ricchezza sempre più concentrata nelle mani di sempre meno persone, ciò significa che quel sogno sta diventando sempre meno realizzabile per la maggior parte di noi”.

Contromisure possibili?

L’equipe del Dr. Piff ha verificato, tuttavia, che semplici accorgimenti, come ricordare alle persone che non siamo soli e che anche le persone attorno a noi hanno dei bisogni, ha un effetto immediato nel riequilibrare le reazioni e il comportamento delle persone.

Ad esempio, la semplice visione di un filmato di 46 secondi sulle condizioni disagiate dei bambini nel mondo è stata sufficiente ad annullare le differenze di comportamento fra ricchi e poveri.

Almeno in laboratorio...

Fonte: Machines Like Us, 2013. Does money make you mean?