Un recente studio pubblicato sulla rivista The EMBO Journal ha mostrato che il consumo di cannabis durante la gravidanza può compromettere seriamente lo sviluppo cerebrale del feto, con effetti a lungo termine dopo la nascita.

In particolare sembra che la Cannabis sia in grado di ostacolare il processo attraverso il quale le cellule nervose formano connessioni limitando, potenzialmente, la quantità di informazioni che il cervello del bimbo potrebbe elaborare.

Diverse ricerche sottolineano quanto sia in aumento la percentuale di bambini con conseguenze psicofisiche determinate dall'esposizione, durante la gravidanza, a sostanze stupefacenti, e la Cannabis è appunto tra le più utilizzate, coerentemente con i dati che dimostrano un aumento, a livello mondiale, dell'uso ricreativo dei cannabinoidi tra adolescenti e adulti (Substance Abuse & Mental Health Service Administration, 2010).

In particolare, gli studiosi suggeriscono che il consumo di Cannabis nel periodo gestazionale aumenta il rischio di deficit cognitivi (come ad esempio disturbi dell'attenzione e della memoria), ansia e depressione, visti gli effetti negativi a carico della corteccia cerebrale.

Lo studio, condotto da ricercatori affiliati a diversi Centri di Ricerca internazionali, ma coordinati da Giuseppe Tortoriello, in forza al Division of Molecular Neurobiology Department of Medical Biochemistry and Biophysics, Karolinska Institutet (Stoccolma), è basato sui dati raccolti attraverso l'analisi di tessuti cerebrali fetali umani e animali esposti al THC (tipo chimico delta-9-tetraidrocannabinolo) il principale componente psicoattivo della Cannabis.

Ebbene, secondo gli Autori l'effetto del THC sullo sviluppo futuro del bimbo potrebbe provocare una maggiore sensibilizzazione del cervello a stress e, quindi, a malattie neuropsichiatriche.

Le raccomandazioni, a questo punto, appaiono superflue: perchè rischiare?

 

 

Fonte: Miswiring the brain: Δ9‐tetrahydrocannabinol disrupts cortical development by inducing an SCG10/stathmin‐2 degradation pathway