Depressione Una ricerca uscita proprio in questi giorni scopre un nuovo metodo (non così nuovo, in realtà) per trattare la depressione: anziché ridurre l’attività dei neuroni coinvolti, attivarli ancora di più in modo artificiale causa uno sviluppo di maggior capacità di reazione, promuovendo una naturale resilienza.

Per adesso l’esperimento è stato condotto solo su topi di laboratorio, ma alcune forme di psicoterapia utilizzano da sempre questo metodo. L’intervento cosiddetto paradossale, di cui si fa ampio utilizzo in terapia breve strategica per il trattamento di molte sindromi ansiose e depressive, si basa appunto sul contrario dell’evitamento, ossia sull’affrontare volontariamente gli stimoli, le sensazioni e i pensieri negativi fino a sviluppare una naturale forma di abituazione e annullarne il potenziale patologico.

Nell’esperimento in questione, i ricercatori hanno rilevato che nei topi naturalmente più resilienti allo stress sociale, indotto dal trovarsi in svantaggio in situazioni conflittuali con i consimili, i neuroni dopaminergici mostravano paradossalmente un’attività molto più elevata rispetto ai topi depressi e di controllo.

Ciò ha condotto i ricercatori al passo logicamente successivo: incrementare l’attività dei neuroni dopaminergici dei topi depressi per vedere cosa sarebbe successo. E infatti, il risultato è stato che i topi depressi sono “guariti”, acquisendo la capacità di tollerare livelli di stress elevati senza soccombere ai tipici sintomi depressivi.

Fonte:
ScienceDaily online, 2014. Boosting depression-causing mechanisms in brain increases resilience, surprisingly.