Dal grande schermo alla vita reale, dagli attori cinematografici ai ragazzi comuni, il "vampirismo" diventa realtà, una pericolosa e destabilizzante realtà.

Pediatri e psicologi, riuniti in un corso di 'Adolescentologia' a Nervi, denunciano la pericolosità di questa moda/dipendenza. (12 maggio c.a)
I relatori sono la professoressa Teresa de Toni dell’Università degli studi di Genova, ed il direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), Federico Bianchi di Castelbianco, dando vita alla prima giornata di riflessioni.

"L’ultima moda del momento praticata dagli adolescenti è bere il sangue umano. Una tendenza forse legata al pullulare di queste saghe sui vampiri - spiega Castelbianco - non si tratta solo di un adulto squilibrato che crea una setta per indurre i suoi membri a bere sangue come rito di iniziazione. C’è proprio un’emulazione dei vampiri, esiste addirittura una categoria di giovani donatori e una di giovani bevitori. Il tutto avviene in fortissimo segreto, con i conseguenti rischi che derivano dal bere sangue".

Il web, ovviamente contribuisce a far dilagare a macchia d' olio questa moda, sono nati infatti negli ultimi anni dei destabilizzanti gruppi su Facebook e delle vere e proprie associazioni che riuniscono gli Hlv, cioè gli Human living vampire: gli esseri umani che vivono come vampiri.

«Il sangue può diventare una sorta di tossico dipendenza alla quale l’HLV non riesce a sottrarsi ma, il vampiro moderno non uccide le sue vittime».

  • Cosa spinge, cosa prova un HLV nel bere il sangue del suo donatore?
  • Cosa cela la differenziazione tra donatore e ricevente?
  • Quale simbolismo?
  • Il donatore è dominante ed il ricevente è dominato?
  • È un rito iniziatico?
  • Cela dei simbolismi sessuali?
  • Cosa rappresenta il sangue per i giovani ?
  • È soltanto ho una moda?
  • Ha un significato sadico o cannibalico?
  • L' adolescente ha percezione del rischio, connesso a questa pratica?
  • Il sangue crea un' eccitazione sessuale?

 A queste risposte cercherò di dare una, anzi più d' una possibile chiave interpretativa, unitamente al dr. Antonio Vita, analista junghiano, Amico e Collega.

Per molti di loro è un’esperienza molto più profonda dell’atto sessuale, più intima, più coinvolgente, addirittura più completa. Per altri è considerata una forma di possessione di un’altro essere, il “prendere dentro” di loro parte del donatore.
Sembra veramente paradossale, in un momento storico di relazioni a termine, di assenza di progettualità in amore, di amori usa e getta, il bisogno simbolico di "ingerire" l' altro.
Ma per molti ragazzi è semplicemente un gioco che li fa sentire bene.
Un gesto così profondo e pericoloso, non può non destare svariate preoccupazioni in noi clinici/genitori.

Oltre agli ovvi rischi per la salute ed il possibile contagio di malattie, esiste un chiaro collegamento tra il bisogno di bere il sangue umano ed un profondo disturbo della sessualità, spesso regredita a livello infantile.
Questi ragazzi solitamente, sono anche affascinati dalla morte, per cui la ricerca del sangue è solitamente un "passaggio intermedio" prima di arrivare allo stadio successivo di possibile assassinio.

Bere il sangue non è un atto che si sostituisce alla vita sessuale, soddisfa invece dei "desideri primitivi" ed infantili, come il bisogno di bere, di mangiare e di sentire il piacere dell’ingestione del liquido caldo, che evoca la sensazione dell' allattamento.
Il loro bisogno compulsivo di bere sangue, viene mantenuto in vita, non solo dal rituale, ma dalle sensazioni che l’ingerire il sangue provoca su di loro: calmare la tensione nervosa e lo stress della vita quotidiana.

Alla luce di questo mi chiedo quanto stiano male i giovani di oggi e quali interventi di prevenzione siamo obbligati ad attuare.

Lascio la parola al dr. Antonio Vita, per una lettura psicoanalitica del destabilizzante e pericoloso fenomeno del vampirismo.

 

Parlando di Vampirismo andrebbe fatta una distinzione tra un “vampirismo crudele e sanguinoso”, e un “vampirismo di tipo psicologico”, mite e moderato.

Soltanto nel secondo caso, si potrebbe, in modo suggestivo ed evocativo, dire “Ti mangerei di baci”.

 

 

È questa, peraltro, una frase ricorrente tra due giovani amanti, che si scambiano effusioni e frasi d’amore.

Ti mangerei di baci” è un’espressione connotativa propria della fisicità:

il bacio, cioè, è la manifestazione più privata, carnale e sensuale tra due innamorati. Esso rappresenta forse il rito più profondo, intimo e intenso che si possa esprimere durante un atto d’amore. Nemmeno l’atto sessuale è tale. Infatti, l’atto sessuale completo è dato dai genitali e quindi da organi preposti al rilascio dell’urina, cioè a parti del corpo che si occupano di espulsione di scorie. Poiché il bacio è dato dalle labbra e dalla bocca, organo preposto alla nutrizione, possiamo dire che il Vampirismo tenue, attenuato e Simbolico, persegue un “principio di vita”, di crescita e di sviluppo. L’altro Vampirismo, riportato dalla fantasia popolare e da un tipo di letteratura immaginativa, è il vampirismo nero, fosco, buio, che sa di sangue e di violenza, che sa di un “principio di morte”. 

Il Vampirismo più vero, quello cui spesso si fa riferimento, è quello degli aspetti negativi, quelli da rigettare, quelli da cui guardarsi, quelli da non mettere in opera, quelli che costituiscono i lati estremi e sanguinari, quelli più sporchi, ripugnanti e nauseabondi, quelli del succhiare il sangue dal corpo dell’amante.

Questo tipo di vampirismo potrebbe anche essere la brutta copia di un rapporto orale, ma mentre quest’ultimo è largamente apprezzato e non presenta forme dissociate, il succhiare, togliere e ingoiare il sangue dal corpo dell’altra, costituisce un atto repulsivo, caotico e sconvolgente, che ci riporta ad una fase primitiva e primordiale dello sviluppo filogenetico. Può essere dissociativo perché porta ad inglobare totalmente un soggetto amato, e nasce dal desiderio, dalla volontà e dall’impeto dell’incorporazione.
E quindi può esprimere anche un senso di distruzione, di “separazione dall’altro” che viene considerato un oggetto da fagocitare e da annientare.

Ma può anche indicare un modo di ricomporre in un’unità ciò che è stato scomposto e degradato dalla differenziazione (il maschile da una parte e il femminile dall’altra). Il vampirismo di sangue va anche considerato come un desiderio orale distruttivo e divorante, presente più che mai nell’inconscio di ogni essere umano.

Se esso è attuato da un uomo su una donna, può far pensare al desiderio di sbarazzarsi della donna, soggetto legato all’ancestrale possibile castrazione (paura e terrore vissuti inconsciamente dall’uomo). Distruggere il soggetto principale, che può portare verso una sciagurata e malefica perdita e mutilazione del corpo, può mettere l’uomo al sicuro da forme di ritorno a temute e inconsce amputazioni. Succhiare il sangue è anche desiderio del cibarsi e dell’acquistare dall’altro tutti gli elementi di vita, di salute o di malanno, di purità e d’impurità.

Significa anche acquistare energia dall’altro.

Si tratta perciò di depredare l’altro della sua forza o di parte di essa per appropriarsene o per ridurre l’altro ad uno stato d’impotenza.
Ma, dicevamo sopra, il vampirismo ha anche un carattere prettamente spirituale, o semplicemente psicologico, evento che accade quando si pensa ad un uomo che viene demolito da una donna, o che diventa preda di una femmina divoratrice che lo invalida e lo annienta con le sue malie e con la sue seduzioni, sino a distruggerlo.
È questa l’anticamera della morte spirituale, la premessa alla distruzione totale, senza possibilità di ritorno. E non è migliore del primo, in questo caso.

Viceversa può essere una donna oggetto di violenza psicologica, sia mentale, sia emotiva o sentimentale.

Quando parliamo di “vampirismo psicologico” pensiamo ad una forza della psiche, che non è nostra, da depredare e da sottrarre ad un’altra persona.
Quella forza rubata va a sommarsi a quella che il “vampiro” già possiede e che egli vuole enormemente ingrandire.

Quindi si tratta anche di sottrarre all’altro, amante, coniuge o compagno/a etc. tutta l’energia spirituale che possiede e di appropriarsene per ripristinare una potenza psichica che si è andata attenuando.

In questo senso il “vampirismo” acquista una fisionomia molto più ampia e i vampiri possono essere tutti coloro che operano in modo da portare via l’energia dell’altro e farla propria. Unitamente a tale funzione del vampirismo psicologico si può aggiungere un elevato sentimento di sé che non corrisponde alla realtà, ed è amplificato con la conseguente voglia di estromettere gli altri e di focalizzare la propria attività psichica soltanto e/o principalmente sulla propria persona e soprattutto sul proprio Sé.

È quello che va sotto la voce di Disturbo Narcisistico di Personalità.
Ciò comporta anche un’elevata considerazione di sé, un’indifferenza per gli altri e atteggiamenti egocentrici portati ad estreme conseguenze. Da qui il convincimento della superiorità del soggetto che crede di poter divorare l’altro e succhiarne gli elementi di vita e di esserne il padrone assoluto. In tale atto c’è l’aspetto di un’esasperata nutrizione di sé e della propria personalità a scapito di quella altrui.

Questa particolare funzione è propria di ogni forma di condizionamento.

Il vampirismo del sangue e del suo nutrimento rimane comunque segregato e nascosto nell’animo di tutti noi. 
Quest’istinto abita in angoli bui dell’inconscio collettivo e lì è tenuto a bada da altre forze psichiche che ne percepiscono la forza distruttiva e ammaliatrice ad un tempo. Non possiamo pensare ai vampiri veri, quelli che rubano gli elementi più importanti della nostra fisicità, come soggetti particolari e a noi estranei. Quella tendenza perversa è anche la nostra tendenza, appartiene a tutti noi. Tenerla a bada è importante ed essenziale, è una necessità per preservare sé e gli altri dalla forza distruttiva di questo archetipo.

Se invece ci lasciassimo corrompere dagli “aspetti seduttivi di questa pulsione”, metteremmo a rischio la nostra integrità psichica e quindi la nostra salute, perché gli archetipi, quando invadono la psiche sono devastanti: demoliscono il soggetto, rovinano l’altro, distruggono l’integrità della psiche.

Le notizie che ci giungono e che si riferiscono ad una specie di rinascita di riti iniziatici legati a questa forma d’istinto ci mettono in allarme. Da una parte perché questo risveglio sta dilagando tra giovani e giovanissimi, dall’altra perché già dobbiamo contrastare il risveglio di una forma di aggressività generica che si manifesta in molti modi e in tante situazioni che mettono a rischio la crescita e la formazione della personalità dei giovani.
La pericolosità deriva anche dal fatto che ci sono, oggi, metodi e tecniche associative che possono essere attivate in modo occulto e sostituire le obsolete associazioni segrete che comunque tanti mali hanno prodotto nella nostra società.

Ma la società siamo noi, e se tra gli adulti non vi sono più delle persone sagge, come riteniamo possibile arginare questa nuova, deprecabile e malaugurata forma di dissociazione sociale e mentale?

Antonio Vita
Psicologo-Psicoterapeuta
http://www.medicitalia.it/a.vita