• Sono uscite nuove linee guida su diagnosi e cura dell'Eiaculazione Precoce (EP).

L'eiaculazione precoce affligge quattro milioni di uomini in Italia[i] ed è un disturbo sessuale che può causare un notevole disagio personale e interpersonale all’uomo e alla sua partner.  Eppure ancor oggi sulla EP ci sono idee errate e conoscenze vaghe, che rendono la diagnosi e la cura incerte e poco efficaci.

 Fortunatamente in questi giorni sono uscite le linee guida più aggiornate della "Società Internazionale di Medicina Sessuale" (ISSM), indispensabili per migliorare la diagnosi e il trattamento negli uomini colpiti dal disturbo [ii]. Vediamole insieme.

 

 1. Una diagnosi corretta

Il primo problema è fare una diagnosi corretta, considerata la confusione che tuttora esiste.

 Ci facciamo guidare dalle linee ISSM:

 Perché esista una EP devono esserci tre condizioni contemporaneamente:

 1.    eiaculazione che sempre o quasi sempre si verifica prima della penetrazione vaginale o entro circa 1 minuto dalla penetrazione

 2.    incapacità di ritardare l'eiaculazione in tutte o quasi tutte le penetrazioni vaginali

 3.    conseguenze personali negative, come ad esempio disagio, fastidio, frustrazione e/o l'evitamento dell'intimità sessuale.

 Il periodo di insorgenza rappresenta una seconda importante variabile:

  • la EP può essere presente fin dalla prima esperienza sessuale, e in questo caso viene definita primaria,
  • oppure comparire in un secondo tempo, dopo un periodo più o meno lungo di vita sessuale “normale”: in tale caso essa viene definita secondaria.”

 

2. I risvolti emotivi e relazionali

 L’attenzione all’epoca di insorgenza del disturbo (la EP c’è da sempre? è comparsa in un secondo tempo?) aiuta a capire il differente peso emotivo che comporta per la persona e per la coppia:

  • nel caso di EP primaria (da sempre) la coppia ci ha fatto i conti fin dall’inizio e la conseguenza può essere una pesantezza che via via cresce nel tempo, fino a non essere più sopportata;
  • nel secondo (EP secondaria), il disturbo è insorto dopo un periodo di rapporti sessuali penetrativi soddisfacenti e dunque ci si chiede preoccupati il perché di questa “novità”: è una malattia del corpo? dipende dalla mia mente?

Un’ulteriore preoccupazione si produce nell’uomo quando la EP insorge dopo la fine di un legame di lunga durata e l’uomo vorrebbe “rimettersi in gioco” con una nuova compagna; ma si rende conto che il pene “non ci sente”, “non ci sta”.

Si fanno strada allora nell’uomo tutte le conseguenze segnalate dalla ISSM nel punto 3.: disagio, fastidio, frustrazione; ma soprattutto l'evitamento dell'intimità sessuale per la paura del fallimento; di quel fallimento che, soprattutto in un rapporto agli inizi, è doppiamente umiliante e frustrante.

 

3. Dalla clinica sessuologica: EP è un disturbo della coppia

Frequentemente ci accade di trattare questo disturbo, per effetto dell’invio da parte di colleghi urologi o come primo accesso da parte del paziente; e ci troviamo proprio in consonanza quando la Società Internazionale di Medicina Sessuale sottolinea che il disturbo della EP riguarda non solo l’uomo ma la coppia.

Non solo perché la donna ne esce insoddisfatta.

Ma anche perché è estremamente importante l’influsso che la reazione della donna ha sul problema: c’è la partner che minimizza ma che ti molla se avviene una seconda volta; quella che ti incita ad andare dallo specialista ma non vuole accompagnarti (il problema è tuo); quella che si dimostra esplicitamente delusa o che fa qualche acida battuta (ti va sempre così?)...

... nessuna delle tre facilita.

Bisogna dire che anche l’uomo, però, ha talvolta comportamenti poco adeguati; una volta “arrivato” prematuramente, piange tristemente sul latte versato, si gira dall’altra parte auto commiserandosi, si profonde in scuse piagnucolose..., senza pensare che la propria donna è rimasta a metà e che ci sono molti altri modi per prendersene immediatamente cura. Si comporta cioè in modo egocentrico, e questo aspetto del carattere è per la donna più grave di un orgasmo mancato.

 

4. Quale terapia?

Le indicazioni della International Society of Sexual Medicine sono quelle che anche noi applichiamo.

“Il medico di base rappresenta il primo approccio per il paziente, perché lo conosce da più tempo. Egli effettuerà l’invio presso lo specialista di riferimento, considerato che le cause organiche sono spesso presenti; e vanno in ogni caso indagate se non altro per escluderle.

Di seguito si raccomanda un approccio congiunto, medico e psicologico insieme.

Per quanto riguarda l’aspetto psicologico, la psicoterapia per l'eiaculazione precoce oggi consiste nell’integrazione di approcci psicodinamici, sistemici, comportamentali e cognitivi all'interno di un modello di psicoterapia breve.

Il trattamento può essere fornito al singolo o alla coppia.

Esso ha due obiettivi.

  •   In primo luogo, gli interventi psicologici hanno lo scopo di aiutare gli uomini a sviluppare le abilità sessuali che consentano loro di ritardare l'eiaculazione, ampliando nel contempo i loro copioni sessuali, aumentando la fiducia in se stessi, diminuendo l'ansia da prestazione.
  •   Il secondo obiettivo sessuale si focalizza sulla risoluzione di problemi psicologici e relazionali che possono essere la causa, la conseguenza o il motivo del mantenimento del sintomo EP.

Per certo la collaborazione tra gli specialisti può portare a considerevoli miglioramenti nel disturbo EP.” [iii]

 

5. Fonti