E' ormai acquisizione "storica" della psicologia la capacità delle emozioni umane di diffondersi ai nostri consimili. Vissuti come rabbia, gioia, paura possono propagarsi molto rapidamente, influenzare lo stato d'animo di altre persone, e rendere più probabili alcuni comportamenti emotivamente significativi.

Ciò avviene praticamente in ogni contesto in cui vi è una interazione umana, e non è necessario che vi sia un elevato grado di consapevolezza di tale "contagio emotivo" nei soggetti.

Fino a qualche anno fa, tradizionalmente, si considerava fondamentale perchè vi fosse un passaggio "empatico" di emozioni tra soggetti che vi fosse perlomeno la compresenza "fisica" delle persone, e che il canale sensoriale visivo fosse quello preferenziale per tale comunicazione.

Recentemente uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences sembra offrire una prospettiva originale sulle reciproche influenze emotive tra le persone e sulla possibilità di indurre stati emotivi "a distanza", tramite l'uso di Social Network, se non addirittura di "manipolare" le emozioni degli utenti ed il loro comportamento senza che questi ne siano consapevoli.

 

Lo studio

Sono state alterate sperimentalmentele notifiche delle bacheche di un gran numero di utenti di Facebook, ignari di star partecipando al test.

Il campione è molto numeroso: si tratta infatti di più di 600.000 persone, un gruppo sperimentale davvero difficile da mettere insieme offline.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, e sono stati limitati in entrambi i contenuti che potevano visualizzare in bacheca: nel primo sono state ridotti sperimentalmente i contenuti che rappresentavano emozioni positive, mentre nell'altro venivano ridotti i contenuti emotivi negativi.

L'intero impianto è metodologicamente abbastanza rigoroso, sebbene deontologicamente discutibile: manca infatti un adeguato consenso informato alla partecipazione all'esperimento, che da una parte avrebbe tutelato i partecipanti, ma dall'altra avrebbe probabilmente inficiato gli assunti di base e le conclusioni dello studio stesso.

 

I risultati

L'esito di tale alterazione speriementale è stato abbastanza sconcertante. Laddove erano stati ridotti i contenuti positivi, anche i post pubblicati dai soggetti avevano un tono più marcatamente negativo, mentre quando erano i contenuti negativi ad essere ridotti, i post pubblicati avevano un tono significativamente più positivo.

Sembra quindi che l'esposizione a contenuti emotivi prevalentemente positivi o negativi influenzi il tono dei post che i soggetti scrivevano a loro volta.

Inoltre, in entrambi i gruppi la minore esposizione a contenuti emotivamente caratterizzati ha prodotto una minore espressività nei post prodotti: meno sono esposto a contenuti emotivi, meno ne produco.

 

Commento

Gli aspetti a mio parere più interessanti di questa sperimentazione sono due.

Da una parte, l'aver rilevato la possibilità concreta di un contagio emotivo online, senza consapevolezza da parte di soggetti e senza che vi fosse contatto oculare, o che fossero implicati aspetti paraverbali e non verbali, tradizionalmente ritenuti indispensabili per la comunicazione dello stato d'animo.

Erano già state condotte numerose sperimentazioni in tal senso, tanto da valutare, ad esempio, l'impatto che la "forma" della nostra rete di contatti ha nel'influenzare la probabilità di contagio sociale. Reti di contatti più "interconnesse" hanno infatti più probabilità di lasciar propagare il contagio, indipendentemente dal numero di contatti.

D'altra parte, un aspetto secondo me cruciale, è che il "contagio emotivo" ha influenzato il comportamento dei soggetti, che hanno reagito inconsapevolmente alla manipolazione dei contenuti cui erano esposti modificando (di nuovo inconsapevolmente!) il tono emotivo dei post che producevano.

Questi risultati tratteggiano scenari insieme stimolanti ed inquietanti.

Ci suggeriscono possibilità interessanti per lo studio di possibili applicazioni online di metodologie di intervento psicologico vis-à-vis, ma ci mettono anche in guardia dalla potenza suggestiva che la sovraespozione agli stimoli di un mondo sempre più interconnesso può esercitare su milioni di persone, manipolandone lo stato d'animo in modo arbitrario ed inducendo reazioni di cui le persone possono essere solo in minimo grado coscienti.

 Quindi, la prossima volta che leggiamo un post carico di rabbia, tristezza, speranza, ansia, fermiamoci un attimo: cosa proviamo?

Link

Lo studio sul contagio emotivo su PNAS: link

Lo studio sull'influenza che la forma della nostra rete di contatti ha sul contagio sociale: link