ansia

Da quando ho iniziato a esercitare la professione, ho sempre riscontrato un aumento significativo delle richieste di consulenza e di intervento psicologico nel periodo primaverile, motivate da problematiche più o meno simili: comparsa di disturbi d’ansia o peggioramento di una sintomatologia ansiosa pre-esistente. Le paure aumentano e con esse anche il senso di inadeguatezza, il timore di perdere il controllo di sé, l’irritabilità, l’evitamento cautelativo di tutte quelle situazioni in cui l’ansia potrebbe esplodere ed essere vista dagli altri.

Non rappresenta, dunque, per tutti l’inizio della bella stagione e non è sempre accolta con gioia la possibilità di scoprirsi, di riporre nell’armadio i caldi e avvolgenti indumenti invernali con cui ci si copriva fino a nascondersi, aprire porte e finestre per fare entrare luce, colori, profumi, un’aria nuova, nella propria casa e nella propria vita.

L’aumento dei disturbi ansiosi in primavera avrebbe diverse spiegazioni. Innanzitutto, l’allungamento delle giornate e la maggiore luminosità a cui siamo esposti genera importanti modificazioni a livello neurofisiologico, incidendo sul rilascio di cortisolo, anche detto ormone dello stress, della serotonina, chiamata l’ormone del buon umore, e della melatonina, che regola invece i ritmi sonno-veglia. Tali variazioni interessano tutti, provocando una maggiore irritabilità, vertigini, sensazioni di affaticamento psicologico e fisico, sbalzi di umore, modificazioni del sonno e dell’appetito, ecc., ma nei soggetti ansiosi, in cui è già presente un’alterazione dei livelli di attivazione di base, avrebbero un impatto ancora più forte.

Ci sono poi una serie di novità legate al cambio d’orario, alle condizioni climatiche variabili e all’aumento dell’attività fisica che destabilizzano l’equilibrio raggiunto durante l’inverno, il cui mantenimento (o meglio, controllo) è fondamentale per l’ansioso. In particolare, un importante fattore di squilibrio è legato all’esposizione dell’organismo a cambiamenti a volte anche repentini di temperatura, che generano abbassamento della pressione, sudorazione improvvisa, respirazione affannosa, ecc. Tali effetti vengono più frequentemente vissuti dai soggetti ansiosi come segnali precursori di un malessere che, finora, si era tenuto a bada e che adesso minaccia di esplodere. Simili interpretazioni improprie avrebbero l’effetto di aggravare le paure in un circolo vizioso che si autoalimenta e da cui sembra difficile uscire.

primavera

Inoltre, mentre il freddo invernale “costringe” e “legittima” a rimanersene a casa tranquilli, tra le rassicuranti mura domestiche, coperti da strati e strati di lana e pile, in primavera la natura ci richiama alla vita e alla spensieratezza, ci porta all’aria aperta e una persona può non sentirsi preparata e all’altezza di tutti questi cambiamenti. Questa stagione rappresenta simbolicamente una fase di rinnovamento, di risveglio, di richiamo alla vita e alle sue gioie e talora proprio questi suoi significati possono essere vissuti male. Non è possibile far rifiorire la primavera dentro di noi se non siamo capaci o non vogliamo fare spazio al nuovo, lasciare andare le cose vecchie e inutili della stagione (di vita) precedente.

Quanti pesi inutili che ci portiamo dietro…e quanta difficoltà abbiamo a disfarcene!

Pur essendone consapevoli, preferiamo, tuttavia, lamentarcene, piuttosto che decidere responsabilmente di vivere con maggiore leggerezza e semplicità. Pensiamo all’estrema riluttanza con cui, di fronte al nostro guardaroba nel cambio di stagione, mettiamo da parte abiti che non indossiamo da anni e anni, che non ci servono né ci serviranno ma preferiamo tenerli ancora lì, nell’armadio, con noi. Abbiamo lo stesso comportamento anche con le nostre vite: quante cose non ci piacciono o, peggio, sappiamo quanto ci facciano male, eppure non riusciamo a farne a meno! E quanto è difficile aprirsi al cambiamento!

In alcuni casi, quelli non gravi, sono sufficienti piccoli accorgimenti per affrontare al meglio il cambio di stagione, come utilizzare abiti comodi per evitare un brusco abbassamento o aumento della temperatura corporea, evitare spazi troppo affollati, dosare le proprie forze per evitare di affaticarsi troppo, ecc.

Nei casi più seri, invece, l’aumentato malessere che sopraggiunge nel periodo primaverile può essere usato come occasione per iniziare ad occuparsi di sé in maniera nuova, ricercando l’aiuto di un professionista che, mediante uno spazio di ascolto e di cura, ci accompagni nell’attraversare le proprie turbolenze emotive, permettendoci di ritrovare la serenità perduta o, forse, mai veramente avuta.