"Il mondo in una stanza e tutto il resto è fuori..."

Questa frase non è soltanto lo spezzone di una bellissima canzone di Vasco Rossi "Albachiara", ma è la rappresentazione di una nuova emergenza giovanile: gli hikikomori.

Il termine è stato coniato da uno psichiatra, esperto in problematiche adolescenziali, il dr.Tamaki Saito.

Hikikomori (引きこもり letteralmente "stare in disparte, isolarsi", dalle parole hiku "tirare" e komoru "ritirarsi" è un termine giapponese che indica alcuni adolescenti che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, rifugiandosi in livelli estremi di isolamento".

In Italia il fenomeno è stato studiato dalla cooperativa Minotauro, con una ricerca iniziata ben tre anni addietro ed adesso messa a disposizione di chi desidera approfondire questo fenomeno nel libro “Il corpo in una stanza”, Franco Angeli, Roberta Spiniello, Comazzi e Piotti.

Le stime parlano di venti, trentamila casi, ma il fenomeno potrebbe anche essere più ampio.

In Francia se ne contano ottantamila, mentre in Giappone - la patria di questo fenomeno - tra i cinquecentomila, ed addirittura, il milione di ragazzi.

Sono dei dati veramente allarmanti.

Gli hikikomori sono quasi tutti maschi.

Sembra infatti, quanto è emerso dallo studio, che una delle cause scatenanti della fuga dalla realtà sia il senso di inadeguatezza e di estraneità provati in adolescenza.

Un corpo non perfetto, non performante, non omologato ai canoni estetici dominanti.

Ed ancora, uno scadente curriculum erotico, un'identità sessuale confusa ed il gioco è fatto: la casa diventa una seconda pelle.

Si organizza quello che si potrebbe definire una vera e propria “fobia sociale”.

La rete diventa un rifugio, una compensazione, una vera e propria soluzione; ma la soluzione è invece la trappola, forse addirittura la causa.

Molti di questi ragazzi ha instaurato e mantenuto relazioni affettive profonde con l'altro sesso -ovviamente sempre online - governate dall'assenza di fisicità, ma colorate ed arricchite da grandi slanci affettivi e da una comunicazione profonda (spesso garantita dall’anonimato e dall’assenza di fisicità).

  • Compensazione?
  • Paura dell'altro sesso?
  • Xenofobia?
  • Paura della sessualità?
  • Della reale intimità?
  • Del proprio corpo sessuato?

Si instaura una sorta di “autismo tecnologico” che, talvolta, si protrae per lunghissimi anni.

Anni di assenza di aria e di mancanza di amici veri, anni senza una pizza o un cinema, anni senza portare fuori il cane, o fare una partita a calcio, oppure un liberatorio tuffo al mare.

Anni trascorsi all'insegna dell'austerità del corpo e dei suoi sensi.

I compagni di viaggio diventano il soffitto, le pareti della loro stanza, il mouse e l'unica “finestra sul mondo” viene rappresentata dal monitor del loro pc.
I sintomi di un Hikikomori, possono essere confusi con quelli di una più comune depressione; ma mentre nella depressione l'umore è marcatamente deflesso, in questi casi il sentimento predominante è la vergogna.

L'età di insorgenza di questa problematica va solitamente tra la terza media ed il primo anno del liceo (13/15), indipendentemente dalla latitudine e dalla posizione sociale, questi ragazzi posti di fronte alle sfide della crescita, non reggono, si spaventano e si vergognano e si chiudono nel loro mondo ovattato: la loro stanza.

Questi adolescenti sono sempre più connessi ma disconnessi dal mondo reale, dalle relazioni, dal profumo del pane appena sfornato e dal piacere di guardare un tramonto.

Il mondo in una stanza.

Stanza che diventa una galera.

Immagino che questi ragazzi, così sofferenti e spaventati, non ci raggiungeranno mai nei nostri studi, quindi in questi casi le consulenze online, portali come Medicitalia, le chat e Skype, potrebbero rappresentare - almeno in una prima fase - una finestra di speranza tramite la quale tendere loro una mano.