“Chi non ha il pudore dei sentimenti, non ne avrà nemmeno la profondità »
Amedeo Ansaldi.

Una donna che diventa uomo, un uomo che diventa donna.
Si amano, si sposano.
Ostentano ed al contempo mantengono "segreto" - paradossalmente in TV - il loro trascorso di vita.
La bellissima Alessia Marcuzzi, sempre più urlante, nel tentativo di catturare l'attenzione di chi, come me, guarda distrattamente la TV.
Tantissimi ragazzi in cerca di facile successo, senza titoli, né talenti.

Questi sembrano essere gli elementi di questo seguitissimo programma televisivo.

 

Qualche riflessione
Mancanza di privacy e mancanza di libertà creano, come accade con i topi di laboratorio, reazioni e comportamenti sapientemente e strategicamente adoperati per incollare il telespettatore allo schermo.
Un messaggio sembra essere forte e chiaro: la strada per il successo passa dall'esibizionismo, del corpo, delle emozioni, dell'anima.

Tutto in tempo reale, tutto in TV, tutto a portata di tutti.

Non esiste il pudore, la riservatezza, l'intimità.

I sentimenti sembrano essere immediatamente dalle tinte forti, intensi, audaci, forse surreali.
Le liti accese, importanti; enfatizzate da lacrime e da grida, così come l'amore - che esplode in un tempo davvero ristretto con perfetti sconosciuti - ed ancora la passione e la sessualità.

Tutto a portata di telecomando.

Emozioni: false, vere, provate ad uopo, forse mistificate che, a quanto pare, sembrano contagiare e catturare il telespettatore.

Cosa scatta in chi guarda la TV?

  • Curiosità?
  • Attitudine al pettegolezzo?
  • Un voyeurismo latente?
  • Un processo di identificazione?

 

La trasmissione del grande fratello nasce come “esperimento sociologico/mediatico”, e si trasforma in una perversione collettiva, nutrita da quote importanti di voyeurismo che, a quanto pare, sembrano appartenere a tanti.
I ragazzi che vengono scelti, mediante svariati provini, vengono poi costretti a convivere - tutti insieme appassionatamente - in un contesto diverso dal proprio, sconosciuto e, soprattutto, in una condizione di isolamento dal resto del mondo.

Una vera “pornografia dei sentimenti”: sorrisi ed ostentazioni, sguardi ed ammiccamenti, lacrime e nostalgia, notti insonni o d'intimità, tutto sotto la luce dei riflettori.

Solitamente accade che le reazioni umane vengano amplificate, in quanto la micro realtà della casa diventa per loro il mondo intero.
I protagonisti di quest'avventura non hanno distrazioni, amici o parenti, email o cellulari da cui farsi distrarre: vivono intensamente, sotto gli occhi di tutti, soltanto tra di loro.
La ricerca dei possibili concorrenti è, spesso, sempre abbastanza strategica:
donne dai seni enormi, extra-comunitari, omosessuali o transessuali ed ex-amanti, preferibilmente tutti psichicamente labili, o comunque, felicemente disinibiti.

I concorrenti inoltre, dovrebbero essere apparentemente “vergini” per quanto riguarda il rapporto con la telecamera, ma, si scopre subito dopo che avevano già lavorato in TV, per un motivo o per un altro.

 

  • È giusto strumentalizzare amori, ex, pseudo tradimenti, ed ancora, vite sofferenti e travagliare come quelle dei transessuali ai fini degli ascolti?
  • Fare passare il messaggio - forse e chiaro - che una sesta misura di reggiseno, apre le porte al successo?
  • Ed ancora, che lacrime ed orgasmi celati sotto le lenzuola, ma sapientemente recitati, siano la modalità per fare carriera?
  • Cosa cambia tra questo e la prostituzione, così tanto messa al rogo dalla morale comune?

 

A quanto pare, questo mostrare le proprie fragilità, e per di più in TV, serve ad aumentare l'odiens.

La sofferenza vende, così come la sessualità.

È ancora utile educare al pudore?
In un momento storico di sovraesposizione di tutto - del sexting al posto del corteggiamento, del tutto e subito al posto della gradualità e dell'eros al pc al posto di una cena - forse dovremmo tentare di comprendere se l'educazione al pudore è ancora da tenere in considerazione per i nostri figli.
Chiediamoci se tante problematiche dell’età evolutiva, della sfera della sessualità e dell’ affettività, siano da correlate anche a questi messaggi di “non-pudore” che i media hanno sdoganato.

Emerge, sempre più imperante e necessaria, una nuova “cultura del fare e dell’apparire”, caratterizzata dalla totale mancanza della riservatezza e del rispetto dei corpi e delle emozioni.

Educare al pudore, dell'anima e del corpo, a quanto pare, sembra essere desueto e fuori moda.

Se abituiamo i nostri figli a non avere pudore, a mostrarsi nudi - soprattutto per quel che riguarda le emozioni - sempre e con chiunque, ad “agire” le loro emozioni, credo che queste perderebbero di valore e di significato.

Il pudore è il luogo simbolico dove le emozioni acquistano dignità, luogo dove possono essere riconosciute e, soprattutto, elaborate.