È morta nell'ospedale di Cagliari la ragazza che aveva tentato il suicidio annunciandolo su Facebook.
La modella di 26 anni, che era in ospedale da metà ottobre, aveva scritto un lungo post, dove dichiarava che, da lì a breve, si sarebbe tolta la vita.
E così ha fatto.
I messaggi di solidarietà e di sostegno psicologico a distanza, non erano riusciti a farle cambiare idea, forse non erano arrivati in tempo.

La sua anima era stata già fagocitata dal desiderio di farla finita, per sempre.

 

Qualche riflessione

 

  • Cosa rappresenta la propria pagina Facebook?
  • Un contenitore di emozioni?
  • Di solitudine mascherata?
  • Un amplificatore di emozioni?
  • Un palcoscenico virtuale dove esibirsi?
  • Un sorta di testamento virtuale?
  • Una sorta di pornografia delle emozioni?
  • E, soprattutto, voleva davvero essere slavata o è stato l'ultimo gesto di ennesima condivisione?

 

 

Facebook, come sappiamo, dilaga a macchia d’olio - è veramente difficile oggi, trovare qualcuno che non lo utilizzi per i più svariati scopi, non ultimi quelli professionali - creando così seguaci e dipendenti, vittime e carnefici, traditi e traditori seriali, fino ad essere utilizzato come diario di bordo, o come luogo dove depositare il proprio testamento emozionale.

 

umoreDalla dipendenza da iper-connessione all'assenza di pudore
La “dipendenza da connessione” prende il nome di “social network addiction” e “friendship addiction”, ed è caratterizzata da un impellente bisogno di stare connessi, sempre, ovunque.
Queste nuove forme di dipendenza obbligano chi ne soffre a rimanere sempre connesso, in uno stato di perenne iper-connessione, quindi scollato dalla realtà, esterna ed interna.
Il primo effetto collaterale è ovviamente una vera e propria dipendenza ed assuefazione da web.
L'utilizzo compulsivo ed esclusivo dei social, obbliga chi ne soffre ad aggiornare il proprio profilo di continuo, quasi in tempo reale, a pubblicare link e stare sempre online, ed a postare tutto e di tutto: dai pasti alle vacanze, fino ad arrivare alla nascita del proprio figlio ed alle emozioni più private, ed in questo caso, a preannunciare la propria morte!


Questo modus vivendi non è immune da rischi e da effetti collaterali.
Tra gli effetti collaterali abbiamo infatti, un’alterazione del ritmo sonno veglia, emicrania, irritabilità, stress e tachicardia.
Senza dimenticare i, sempre più frequenti, disturbi dell'umore.
Anche l'intimità, l'Affettività e la sessualità oggi, cambiano veste, ed indossano l’anima del web.
L'incontro con l'altro - sempre se di incontro si parla - passa dal web.
La comunicazione online e le chat, le app per cuori solitari e l'amore touch screen hanno preso il posto di quell’atavica alchimia regalata dall’incontro con l’altro, con la sua corporeità e dall’incontro di pelle e di sensi.

 Il non pudore
Dal grande fratello al social ad oltranza, con le sue magie e facili illusioni, sono stati lentamente ma costantemente sdoganati continui messaggi di "non-pudore".

Non pudore del corpo e dell'anima.

Non pudore delle emozioni, dei dolori e dell'intimità che diventa extimità. (Esteriorità, pubblicizzazione della parte più intima di sé, termine introdotto da Jacques Lacan)

Educare al pudore, dell'anima e del corpo, a quanto pare, sembra essere desueto e fuori moda.
Se abituiamo i nostri figli a non avere pudore, a mostrarsi nudi - soprattutto per quel che riguarda le emozioni - sempre e con chiunque, ad “agire” le loro emozioni piuttosto che sentirle, credo che queste potrebbero smarrire il loro valore ed il loro significato.

  • Il pudore è il luogo simbolico dove le emozioni acquistano dignità e possono essere riconosciute ed elaborate.

 

  • Conclusioni e pensieri a voce alta
    Mi chiedo da mamma e da clinico, se questa giovane e fragile ragazza, non avesse postato online le sue intenzioni, sarebbe potuta tornare indietro?
    Se non le avesse esposte ed agite, avrebbe potuto trovare uno spazio psichico per elaborale?
  • Se ne avesse parlato soltanto con un'amica, magari quella del cuore e non con i mille amici di Facebook, avrebbe trovato conforto, coraggio e speranza?
    Credo che, come per ogni cosa, non è il mezzo - il social - che va demonizzato, ma l'utilizzo che se ne fa.

Oggi, più di ieri, noi genitori e clinici, siamo obbligati ad occuparci nel relazionarci con gli adolescenti del legame tra vita online e vita off-line, dobbiamo spiegare loro la tecnologia ed il suo utilizzo, i rischi del web e, perché no, l'utilità del recupero del pudore.