Che cosa fa passare dall'uso - occasionale o meno - alla dipendenza?

Fra i soldati americani in Vietnam l'eroina era diffusa come le caramelle. Circa il 20% di loro sviluppò una dipendenza mentre era al fronte, ma quasi tutti smisero di usarla una volta tornati a casa.

Una volta che il cervello è stato ossessionato dalla droga, quanta possibilità di recupero esiste?

 

 

(segue trascrizione del video)

Come mai si usano le droghe?

Tu ti bevi un bicchiere di quello buono, o ti fumi un sigaro - perché anche alcol, tabacco e caffè sono droghe; non solo l’hashish o la cocaina - e questo ti dà piacere.

E fin qui ci siamo.

Persino gli animali fanno uso di droghe, quando possono. Ad esempio, sembra che agli elefanti sudafricani piaccia l’ebbrezza indotta dal frutto di una pianta particolare, che i canguri australiani si facciano di papaveri, che i cani si sballino con le sostanze secrete da certe specie di rospi, e che le scimmie caraibiche rubino i cocktail ai turisti distratti.

Non è difficile capire che se una cosa è piacevole, è probabile che sarà cercata ancora e ancora.

Ok, ma che cosa fa passare dall’uso alla dipendenza?

Perché alcuni non bevono caffè, mentre altri impazziscono se non ne prendono dieci tazze al giorno? E lo stesso si può dire del tabacco.

“Ah, ma io smetto quando voglio”. Sì, certo.

Perché alcuni provano a fumare uno spinello o l’ecstasy, e lo trovano anche piacevole, ma poi non sentono più il bisogno di continuare, mentre altri ci danno dentro fino a non poterne più uscire?

Perché alcuni rimangono solo utenti, occasionali o meno, di una certa sostanza - o di un certo comportamento: ricordiamoci che esistono anche le dipendenze senza sostanze, come il gioco d’azzardo patologico - mentre altri rovinano se stessi, la famiglia e le relazioni a causa del loro vizio?

Un bell’articolo uscito un paio d’anni fa su huffingtonpost.com (J. Hari, 2015. The Likely Cause of Addiction Has Been Discovered, and It Is Not What You Think. www.huffingtonpost.com) sottolinea come una vecchia pubblicità americana, per scoraggiare l’uso di sostanze, mostrasse un classico esperimento fatto con i topolini.

Se tu metti un topolino in una gabbia insieme a due abbeveratori, uno contenente acqua semplice e l’altro acqua con dentro disciolta cocaina o eroina, nove topi su dieci svilupperanno dipendenza per la bottiglia con la droga, e continueranno a berla fino a restarne uccisi.

Ma un professore di psicologia di Vancouver, Bruce Alexander, si rese conto che in quell’esperimento c’era qualcosa che non quadrava.

In fondo, il topolino nella gabbia era da solo. L’unica cosa che aveva da fare era drogarsi.

Cosa sarebbe successo se avesse organizzato un esperimento in modo diverso?

Così il professore costruì un vero e proprio Luna Park per topi. Una grande gabbia piena di giochi colorati, tunnel, ruote, il cibo migliore che potessero desiderare e un sacco di amici!

Un vero paradiso per roditori, tutto ciò che un topo aveva sempre sognato.

E anche nel Luna Park tutti i topi, ovviamente, provarono entrambe le bottiglie, perché si sa, sono animaletti curiosi.

Ma ciò che successe dopo fu impressionante.

Questi topi che, a differenza di quelli isolati, facevano una bella vita, non diventarono dipendenti dalla droga. Ne consumarono meno di un quarto dei loro compagni sfortunati e nessuno morì.

Mentre i topi messi da soli in un ambiente impoverito iniziarono a drogarsi fino a morirne, nessuno di quelli messi nell’ambiente arricchito andò incontro allo stesso destino.

Uno potrebbe dire: ma è solo un esperimento con i topi, le persone sono un’altra cosa.

Eppure, grosso modo nello stesso periodo, era in corso un esperimento sociale involontario sugli esseri umani, su scala molto più ampia: la guerra del Vietnam.

Fra i soldati americani in Vietnam l’eroina era diffusa come le caramelle. Circa il 20% di loro sviluppò una dipendenza mentre era al fronte.

Ed è per questo che molti americani, in quell’epoca, erano terrorizzati all’idea di vedere le proprie città invase una marea di drogati, una volta finita la guerra.

E invece, di questo 20%, il 95% smise subito di far uso di droga dopo che tornò a casa.

Fu come fare ritorno dalla gabbietta terribile, quella ristretta e limitata, a quella grande, arricchita, con gli amici, la famiglia, i piccoli piaceri di tutti giorni.

Dopo l’esperimento del Luna Park, il Prof. Alexander ne fece un altro. Prese i topi dalla gabbietta impoverita, quella dove si drogavano fino alla morte, e li spostò nella gabbia grande e colorata, nel Luna Park.

La domanda naturalmente era: una volta che il tuo cervello è stato ossessionato dalla droga, quanta possibilità di recupero esiste?

Di nuovo, i risultati dell’esperimento furono straordinari: dopo qualche esitazione i topi smisero di far uso della droga e tornarono normali. E si misero a giocare insieme agli altri.

La gabbia buona li aveva salvati.

I mammiferi - non solo l’essere umano - sono programmati dalla natura per creare legami con i propri simili. È il modo primario in cui ricaviamo soddisfazione dalla vita.

Ma quando non riusciamo a creare legami con le persone attorno a noi, ne creiamo con quello che abbiamo sotto mano: la slot machine, la videopornografia, che oggi va molto di moda, oppure con il monitor della sala corse.

Alcuni sostengono che non si dovrebbe parlare di dipendenza, ma di legame. L’eroinomane è una persona che ha formato un legame con l’eroina.

E che il contrario della dipendenza non è la sobrietà, è il legame con le altre persone.

Resta il discorso sulla dipendenza chimica dalla sostanza, che però, alla luce di quanto abbiamo visto, andrebbe ridimensionato.

Come abbiamo detto esistono le dipendenze senza sostanze. Il gioco d’azzardo patologico è molto diffuso oggi, è già una piaga sociale.

Esistono poi persone capaci di diventare dipendenti da un’altra persona, che impazziscono piuttosto che farsi tagliare il cordone ombelicale che le lega a loro.

E inoltre molti ammalati ospedalizzati a cui vengono somministrati oppioidi, anche per periodi considerevoli, quando vengono dimessi smettono senza troppi problemi.

Perché ritornano in un ambiente familiare, nella gabbia buona, nel Luna Park, come i topolini dell’esperimento e come i soldati del Vietnam.

Quindi, i fattori che determinano la dipendenza sono due: la sostanza - che però può anche non esserci - e il significato che la persona dipendente attribuisce alla mancanza della sua droga preferita, sia l’eroina o la leva della slot machine.

C’è anche un terzo fattore, dato dal temperamento della persona. Alcuni individui non si sentono abbastanza vivi se non provano continuamente sensazioni forti - le cosiddette personalità sensation seeker e quindi per loro è più probabile far uso di sostanze.

Ma non necessariamente di diventare dipendenti!

La questione centrale è: se smetto di drogarmi, cos’altro posso fare?

Se la risposta è: “Non lo so”, è evidente che smettere sarà più difficile.