Ragazzi che hanno superato la maturità e che quindi dovrebbero essere felicissimi, e invece... si sentono quasi a lutto, come se qualcosa fosse morto, svanito dal loro cuore.

 

(segue trascrizione del video)

Alla mia maturità fui il primo di tutta la scuola a dare gli orali. Estrassero la lettera “s” e quindi ero il primo sulla lista.

Mi ricordo ancora com’ero vestito: jeans bianchi, camicia verde chiaro tinta unita, Stan Smith con chiusura in velcro. Negli anni 80 andavano forte.

C’era mezza scuola stipata nell’aula a vedermi, per cercare di capire com’erano quelli della commissione, che domande facevano, se erano esigenti o di bocca buona.

Il prof. Pasca, di elettronica industriale, alla fine dell’ultimo anno ci aveva detto: “Comunque vi vada, ve lo ricorderete per tutta la vita”. E aveva ragione: ogni tanto mi capita ancora di sognare di essere indietro con la preparazione in qualche materia, poi mi sveglio e tiro un sospiro di sollievo.

Prima di parlare di chi ha superato la maturità, però, due parole vanno spese per gli studenti che non ce l’hanno fatta.

Se sei uno a cui piace ottenere risultati, essere bocciati in qualcosa è fastidioso. Tutti siamo stati bocciati almeno una volta nella vita. Io ad esempio sono stato bocciato due volte all’esame di scuola guida. La prima all’orale, perché studiare quegli stupidi quiz concepiti con l’unico scopo di fregarti mi dava il voltastomaco; e una seconda volta alla prova pratica, perché non mi ero fermato a uno stop.

E poi sono stato buttato fuori all’esame opzionale di criminologia, all’università, che mi ero scelto credendo di poterlo affrontare come uno psicologo, quale mi apprestavo a diventare. Invece, i professori erano tutti avvocati. Che avevano, diciamo così per non polemizzare, idee diverse sugli aspetti mentali della criminalità.

E così, siccome era un esame opzionale, lo cambiai. Sono uno studente universitario semplice: un esame non mi piace, me ne scelgo un altro.

Con un altro esame invece mi accanii, e lo diedi per tre volte, finché non ottenni un voto che ritenessi adeguato.

Bocciare fa male, ma fa anche bene. È un feedback. È il modo dell’universo per dirti che potresti fare di meglio, che ti puoi impegnare di più. Oppure, può essere un modo per farti capire che ciò che stai perseguendo non fa per te, che in altri campi potresti magari fare meglio. Ma la scelta è solo tua. Nessuno può decidere al tuo posto cosa è meglio per te.

Quindi, a te che sei stato bocciato alla maturità dico una cosa banale e risaputa: hai solo due possibilità: o studi di più, o cambi direzione.

Invece, ai tuoi genitori dico una cosa meno banale e meno risaputa, un piccolo segreto: i professori sono ben disposti a dare una mano agli studenti in difficoltà, se capiscono che anche i genitori ci tengono. Non c’è bisogno di tentare di arruffianarseli, come dicono in Toscana. Basta che vi fate vedere presenti, da loro, che mostrate nei fatti che tenete al futuro di vostro figlio. Se fate questo, i professori si faranno in quattro per aiutarlo. Ma se non siete presenti, se mostrate voi per primi di non crederci, non aspettatevi grandi cose. Per quale motivo un insegnante dovrebbe prendere a cuore un un ragazzo, se nemmeno i genitori mostrano interesse?

Ma oggi parliamo di un fenomeno diverso, di una cosa che a volte succede ai ragazzi che hanno superato la maturità e che quindi dovrebbero essere felicissimi, e invece... si sentono quasi a lutto, come se qualcosa fosse morto, svanito dal loro cuore.

È la nostalgia da medie superiori. Quella tristezza e disorientamento che prende a molti ragazzi che si trovano improvvisamente ad aver perso un punto di riferimento di cui, bene o male, ricevevano conferma ogni giorno.

Piccole cose, come alzarsi presto per prendere l’autobus o lo scooter, arrivare in ritardo e dover andare dal vicepreside per il permesso di entrare alle lezioni, la ragazza che non ci sta, l’assemblea o lo sciopero come valido pretesto per non studiare, il professore severo e quello troppo all’acqua di rose a cui poter mettere i piedi in testa.

Ma soprattutto, superare la maturità segna la fine di un gruppo sociale nel quale si è passato un pezzo di vita insieme ad altre persone, con le quali abbiamo condiviso obiettivi e un destino comune.

I due fattori più importanti che determinano la coesione di un gruppo: obiettivi comuni e un destino comune.

Quando si condividono degli obiettivi e uno stesso destino insieme ad altre persone, si viene a creare un legame speciale, senza tempo, che dura anche dopo che il gruppo si è sciolto o lo abbiamo lasciato.

E più forti sono le emozioni e le sensazioni che abbiamo sperimentato nel gruppo, più duraturo sarà il legame e più intenso sarà il ricordo e la mancanza che ci resterà dentro.

Succede agli ex detenuti che escono dalla prigione, agli ex ospedalizzati, ma anche ai reduci di guerra e a chi ha fatto il militare.

L’abbandono di un gruppo sociale può essere vissuto come un vero e proprio lutto, e il modo migliore di superarlo è come qualsiasi altro lutto.

Vediamo quattro semplici espedienti che possiamo usare in proposito:

1. Dare tempo al tempo. Aspettare almeno qualche mese prima di decidere che abbiamo un problema. È normale sentire dispiacere per una perdita e solo dopo un certo tempo, se il dispiacere non cessa, si può parlare di anormalità.

2. Non evitare la malinconia, ma passarci attraverso per superarla. Può essere d’aiuto scrivere ciò che si sente, o tenere un diario.

3. Cercare di restare in contatto con gli ex compagni di scuola, con quelli con cui c’era più affiatamento, ma non solo. Siate attivi, non aspettate che siano loro per primi a scrivervi o a chiamarvi!

4. Datevi da fare, attivamente, per ricrearvi un nuovo ambiente sociale da frequentare. Organizzate le ferie con gli amici, programmate la prossima iscrizione all’università o mettetevi a cercare lavoro.

Ma in ogni caso non cedete alla tentazione di restare passivi e con le mani in mano, le cose belle capitano a chi le cerca.