Dalla verginità allo stupro il passo non è breve, ed intanto succede.
Due ragazzine, direi poco più che bambine, di soli 14 anni, sono state adescate online, ammanettate e stuprate da due extracomunitari.
Uno agiva la violenza sessuale, e l’altro, da osservatore partecipante, si assicurava che nessuno li interrompesse.

Le ragazzine erano atterrite, addolorate e doloranti, ma, nonostante tutto, hanno avuto il coraggio di parlare con i loro genitori.

Sappiamo bene che per fare ciò, soprattutto a 14 anni, ci vuole un gran coraggio, ed immagino, la consapevolezza di sapere di avere due genitori al loro fianco.
Il fatto si commenta da solo: la deriva della nostra sicurezza (ed anche quella dei nostri figli), è ormai conclamata.
Il web diventa un pifferaio magico che rapisce le anime fragili, e la giustizia non punisce in maniera irreversibile chi commette reati così efferati.
Amanti virtuali, o meglio, amici di Facebook, cuori lampeggianti e fiori, finti ovviamente, ed il gioco è fatto: l’autostima impenna ed il rischio anche.
Seduttori e vittime, stalker e donne uccise, zingari e migranti che considerano la donna un oggetto di consumo.

Perché una minorenne, quindi una ragazzina alle prime armi affettive, si fida di un uomo adulto?
Cosa scatta nella sua testa, invece di un allert, di un semaforo rosso davanti al quale scappare via?
Il web, purtroppo, affascina e seduce, ed i social garantiscono delle identità alternative, quello che noi psicologi chiamiamo “falso sé”.

Ognuno diventa ciò che vuole, e ciò che l’altro - dall’altro lato dello schermo - desidera.

Amanti perfetti, ma perfettamente sconosciuti.

Amori apprensivi, ma geograficamente distanti.

Seduttori con tanto di fiori e cuori che nutrono le anime fragili ed insicure.

Chat compulsive che stordiscono e che confondono la perseverazione con l’amore, e così via.

L’immediatezza della comunicazione fa emergere tutte le fantasie di un adolescente, come per esempio giocare a fare l’adulta.

I social, azzerano le distanze, facilitano un clima empatico, di confidenza e di complicità, abbassando così le difese e la capacità, spesso compromessa proprio perché parliamo di adolescenti, di valutare i rischi.

 

Cosa può fare un genitore?
Un genitore attento, solitamente, è disperato perché questa stagione della vita è faticosa per tutti, complessa, e piena di insidie.
I nostri ragazzi sono nati con il web, quindi non è “altro da loro”, ma scalda le loro giornate, indossa gli abiti dell’amico, del compagno di banco, del dr. Google.
Condividono di tutto: dai compiti ai video, agli abiti da indossare a quello che mangiano; senza pudore e senza pensare alle possibili conseguenze.
Osservarli è fondamentale.
Spiegare loro i rischi del web anche, ma sappiamo bene che anche se ci trasformassimo in grilli parlanti, il rischio che corriamo è quello di finire schiantati contro un muro, come il simpatico grillo di Pinocchio.

Quindi, cosa sarebbe opportuno fare?

Rispettare i loro spazi di riservatezza, ma mantenere un dialogo aperto, ed uno sguardo vigile.

 

In Italia ci sono però, più stupri che denunce.

Sappiamo bene che chi subisce una violenza, viene attanagliata dalla vergogna, dall’ansia, ed attraverserà un periodo di grande stress (sindrome post-traumatica).
Alla denuncia dello stupro, segue poi, un secondo e terzo “stupro verbale”: le insinuazioni di tutti.
Perché in Italia, non si sa perché, la vittima va inquisita.
Si dubita della versione dei fatti, si indaga, si perquisisce la sua anima e la sua psiche in cerca di prove a favore del carnefice.
Che trattasi di mariti abusanti, di fidanzati stalker, di migranti, di africani in branco, ed anche di minorenni.
Le illazioni sulle vittime sono davvero tante, e gli "stupri verbali" successivi a quelli fisici, anche:

  • E, se se la fosse cercata?
  • Se fosse stata troppo svestita?
  • Audace?
  • Disinibita?
  • Ubriaca?
  • Straniera?
  • Transessuale?
  • In spiaggia fino a notte?

 

Un abbraccio a queste ragazzine diventare grandi così drasticamente e violentemente, con l’augurio che il tempo, l’amore e le cure, possano lenire le loro ferite, e che possano provare ancora fiducia nella vita e negli uomini.

Una mamma.