Elizabeth Bertone-Johnson, ricercatrice dell’Università del Massachusetts ad Amherst, ha pubblicato uno studio sull’American journal of epidemiology dopo aver valutato l’effetto di alcuni minerali sulla prevenzione della Sindrome premestruale (PMS).

Lo studio (Nurses’ health study II, un trial prospettico di coorte svolto tra il 1991 ed il 2001 per identificare i fattori di rischio modificabili delle principali malattie nelle giovani donne) è stato condotto su circa 3000 infermiere di età compresa tra i 25 e 42 anni senza PMS a cui erano stati fatti assumere composti minerali tra cui ferro, zinco e potassio.

Dai dati ottenuti è emerso che le probabilità di sviluppare sintomi da PMS erano del 30–40% inferiori se veniva assunta una quota di Ferro pari o superiore a 22 mg/die (una quantità maggiore dei 18 mg/die indicati in Italia per la popolazione femminile adulta) rispetto a donne che ne assumevano meno della metà, circa 10 mg/die.

Questo risultato è stato possibile non con l’assunzione di Ferro di origine animale ma con quello proveniente da alimenti vegetali (Ferro non-eme) come, per esempio, i legumi, gli spinaci, i broccoli e i cavoli, le albicocche, ecc..

L’ipotesi fatta è che il Ferro vegetale aumenti i livelli di serotonina, ridotti nella fase premestruale.

Tra gli altri minerali studiati, un effetto analogo è stato ottenuto con lo Zinco assunto in quantità di 15 mg/die contro gli 8 mg/die raccomandati nel nostro Paese.

Al momento, in attesa di ulteriori conferme, la ricercatrice consiglia di aumentare la quota giornaliera di Ferro vegetale in tutte quelle donne a rischio per Sindrome premestruale.

 

Fonte: Am J Epidemiol. 2013 Feb 26