Ad oggi le evidenze scientifiche disponibili non sono state sufficienti per determinare concretamente se la sorveglianza attiva sia da considerarsi un'opzione appropriata per gli uomini con tumore localizzato della prostata rispetto al trattamento attivo (chirurgia radicale della prostata, radioterapia). I colleghi del Tufts Medical Center di Boston (Usa) hanno analizzato una revisione della letteratura riguardante tale argomento riportando tali considerazioni:  

-La vigile attesa (watchful waiting) e la sorveglianza attiva proposte da numerosi Autori Scandinavi sono strategie originariamente utilizzate per quei pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di tumore localizzato alla prostata a basso rischio di progressione (clinicamente non significativo) ovvero quei tumori che in base alle loro caratteristiche sarebbero rimasti silenti per tutta la vita dell’individuo.

Diversamente da quanto avviene per la vigile attesa, durante la sorveglianza attiva il paziente è seguito nel tempo con controlli regolari.

-La decisione dei medici di proporre ai pazienti la sorveglianza attiva è presa sulla base di alcuni parametri quali la stadiazione tumorale (15%) dal numero di biopsie positive (<50% del campione), bassi valori di PCA3, presenza di singoli microfocolai di adenocarcinoma ed assenza di concomitanti aree ad alto grado di maliginità (PIN3). Oltre al basso rischio appurato grazie a questi parametri, anche l'età avanzata e le patologie correlate (diabete, cardiopatia ipertensione, Bronchite Cronica Ostruttiva –BPCO ecc.) spingono più spesso i medici a preferire la attesa ed il monitoraggio all'intervento diretto.

 Conclusioni

Il trattamento attivo (specie in caso di prostatectomia radicale robotica) è risultato generalmente più efficace rispetto alla sorveglianza attiva. 


 
Sorgente:
Dahabreh IJ, Chung M, Balk EM, Yu WW, Mathew P, Lau J, Ip S. Active
surveillance in men with localized prostate cancer: a systematic review. Ann
Intern Med. 2012 Apr 17;156(8):582-90. Epub 2012 Feb 20. PubMed PMID: 22351515.