Quest’associazione tra calvizie e aumentato rischio di un tumore alla prostata sembra riconfermata e suggerita anche da un recente studio, condotto dalla Divisione di Epidemiologia e Genetica del Cancro del National Cancer Institute e pubblicato in questi giorni sul Journal of Clinical Oncology.

L’analisi è stata sviluppata su una popolazione importante di 39.070 uomini, con un’età compresa tra i 55 e i 74 anni, già inseriti in una complessa indagine epidemiologica, denominata "Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial".

In estrema sintesi lo studio in questione ha evidenziato che gli uomini con una calvizie particolare, già presente all’età di 45 anni, che interessa la fronte e il vertice della testa, la cosiddetta chierica, avrebbero un rischio aumentato del 40% di presentare un tumore della ghiandola prostatica, caratterizzato da una rapida crescita e con una prognosi peggiore, rispetto ai maschi con capigliatura ancora presente o con altri tipi di calvizie.

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Varie tipologie e gradi di calvizie

A tutti i partecipanti allo studio era consegnato un questionario di autovalutazione in cui era disegnata una rappresentazione grafica dei vari tipi di calvizie ed era chiesto loro di segnalare com’era la loro capigliatura all’età di 45 anni.

Durante il follow up, sono stati riscontrati 1.138 casi di tumore alla prostata, il 51% dei quali era di tipo aggressivo.

I maschi che avevano segnalato quel particolare tipo di calvizie, della fronte e della chierica, presentavano una maggiore probabilità di avere un tumore della prostata con prognosi peggiore.

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Pericolo... tumore alla prostata!

Questo legame, apparentemente strano, tra cancro della prostata e calvizie non è una segnalazione nuova e sembrerebbe suggerire che elevati livelli di androgeni e di loro recettori siano presenti e che possano essere considerati come importanti “fattori di rischio” in questi maschi.

Detto questo, soprattutto a livello clinico, potrebbe ora già essere raccomandata una maggiore attenzione, da parte soprattutto degli andrologi e degli urologi, verso i loro pazienti calvi anche se naturalmente, per arrivare ad indicazioni più precise ed operative e per poter confermare queste importanti osservazioni preliminari, sono necessarie ancora ulteriori osservazioni e ricerche mirate.

Sembra essere partito comunque già un altro studio su questa problematica, da parte dello stesso gruppo di ricerca, dove, invece che affidarsi alla sola autovalutazione, con questionari compilati dai maschi coinvolti nella ricerca, è prevista anche la presenza reale di un dermatologo per stabilire una più precisa valutazione clinica del tipo di calvizie realmente presente.

 

Fonte: http://jco.ascopubs.org/content/early/2014/09/15/JCO.2014.55.4279.abstract?sid=ea28eac9-7934-437c-8e15-13bf9f9cfd62

 

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