Questa è la notizia positiva, soprattutto per noi italiani, che sembra arrivare direttamente dalla Svizzera dove un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Medicina Sociale e Preventiva dell'Università di Zurigo ha studiato la variazione dei diversi tassi di mortalità per cancro alla prostata nelle diverse regioni linguistiche, che caratterizzano il territorio svizzero, partendo dalla premessa generale che questi sembrano dipendere in buona parte anche dai diversi background culturali osservati nei numerosi Paesi che costituiscono il nostro vasto continente.

I ricercatori hanno utilizzato i dati del Swiss National Cohort arrivando a fare un censimento su un ampio campione di 1.163.271 cittadini svizzeri e italiani, residenti in Svizzera, con un’età superiore ai 40 anni, nel periodo di tempo dal 1990 al 2000.

L’“italianità” veniva definita soprattutto in base al Cantone di origine, quindi al luogo di nascita, alla nazionalità italiana, se presente, e alla lingua principale parlata

giovanniberetta_grazie-tricolore1

Da questa valutazione epidemiologica “pesante” è risultato che i tassi di mortalità per cancro alla prostata, considerate tutte le variabili possibili (compresa l’età), erano più bassi nei maschi che vivevano nei Cantoni e nelle Regioni di lingua italiana rispetto agli uomini che risiedevano in territori di lingua tedesca (66,7 versus 87,3).

Più aumentava il punteggio di “italianità” (luogo di nascita, presenza di una cittadinanza italiana, ecc) e più basso era il rischio.

Questo “forte e coerente” legame antitumorale con lo stile di vita italiano potrebbe suggerire ora, soprattutto a noi ricercatori italiani, uno studio su quali fattori specifici della cultura italiana (dieta, abitudini di vita ed altro) possano essere considerati responsabili di questa bassa mortalità da cancro della prostata.

giovanniberetta_pomodoro-sorrento 

Notizia questa comunque al momento, almeno per noi italiani, positiva e che si rigira, senza troppi indugi, alla cancelliera tedesca Merkel.

 

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25146443

 

Per avere più informazioni: