Tutto su AIDS e HIV

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Tutto su aids e hiv

L'infezione che non perdona: l'Hiv.

E' considerata come la malattia del secolo. A partire dagli anni 80' ha cominciato a diffondersi in tutto il mondo.

Si tratta dell'Aids, una malattia significativamente contagiosa che riduce sensibilmente l'aspettativa di sopravvivenza di chi la contrae oltre a modificare sensibilmente la qualità della vita delle persone infette.

Giusto per capire la gravità dell'infezione e la sua estrema contagiosità, è utile analizzare un pò di numeri. Secondo un recente rapporto dell'Oms (l'Organismo Mondiale della Sanità) nel 2010 sono stati conclamati 33 milioni di casi di infezioni da Hiv. In Africa si trovano circa 22 milioni di persone affette dal virus, la maggioranza quindi dell'intero numero di malati mondiale. Si sono registrate circa 2 milioni di morti nello stesso continente per Aids. Anche in europa i numero di malati è in continua crescita, anche se a mitigare il quadro clinico devastante è la buona risposta della terapia antiretrovirale, da poco introdotta ed applicata.

In Italia sono 63.000 i casi di infezione rilevati, con circa 40000 decessi. Inoltre, sempre secondo il rapporto dell' Oms, le persone colpite dall'infezione hanno un'età media compresa tra i 28 ed i 35 anni; una maggiore incidenza si riscontra nelle donne rispetto agli uomini.

 

TUTTO SU AIDS E HIV

 

Con questa premessa, è inevitabile la necessità di divulgare più informazioni possibili riguardo questa pericolosa malattia, così da prevenire il contagio evitando comportamenti scorretti.

Molte sono le domande che ci si pone con frequenza riguardo al contagio da Hiv. E troppo spesso le informazioni sono confuse e poco organizzate.

Ecco qui di seguito le risposte a quelle che possono essere le domande più frequenti, cercando di ampliare un tema troppo spesso poco conosciuto veramente.

 

 

ARGOMENTI TRATTATI

 

Ma prima di tutto, cos'è l'Hiv?

aids in AfricaEtimologicamente Hiv deriva dalla lingua inglese e sta per Human Immunodeficiency Virus. Si tratta, quindi, del virus dell'immunodeficienza umana. Dal punto di vista biologico, l'Hiv è un retro-virus del tipo "lentivirus". Se ne conoscono due ceppi, entrambi scoperti a distanza di poco tempo intorno agli anni ottanta:

  • Hiv 1 - si sviluppa soprattutto in Europa ed in Africa centrale; ha una struttura variabile e non sempre costante. Viene a sua volta diviso in due categorie:
  • Categoria M: a sua volta divisa in otto sottogruppi;
  • Categira O: è il sottogruppo meno frequente, che si è riscontrato prevalentemente in Camerun.
  • Hiv 2 - Si trova in Africa del nord e nel continente asiatico; è un ceppo sicuramente meno virulento del primo.

Il virus al suo interno non contiene DNA ma come tutti i retrovirus il suo patrimonio genetico è costituito da RNA. Per replicarsi è necessaria la presenza di tre geni in particolare: il gene Gag, il gene Pol ed infine il gene Env. Tutti gli altri geni hanno invece funzioni secondarie, essenzialmente di regolatori della vita del virus.

 

Quale malattia causa l'infezione da Hiv?

L'Hiv è causa della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, ovvero AIDS. In pratica l'Aids è una conseguenza successiva e molto tardiva all'infezione virale, per questo motivo si definisce appunto sindrome e non malattia, in quanto è una condizione generale del corpo che risulta indifeso nei confronti di ogni tipo di attacco patogeno esterno.

Ma la zanzara trasmette il virus dell'aids?

 

Da dove deriva questo virus?

Il virus è stato localizzato per la prima volta in Africa, nel 1930, in particolare in alcune razze di scimpanzè. Successivamente deve aver subito una mutazione genetica spontanea, tale per cui il virus si è poi diffuso all'uomo, nelle forme da noi oggi conosciute.

 

Come fa il virus ad entrare nelle cellule?

Entrambi i ceppi virali utilizzano lo stesso meccanismo di ingresso nelle cellule ospite. In particolare il loro bersaglio è costituito da alcune cellule del sistema immunitario: i linfociti T CD4 positivi. Queste sono cellule normalmente adibite a combattere diversi tipi di aggressioni da agenti patogeni.

L' Hiv si lega ai recettori CD4 presenti sulla loro membrana, recettori che normalmente legherebbero le citochine (sostanze rilasciate durante un'infezione esterna per attivare il sistema immunitario).

 

E le chemochine?

Cosa sono e come si relazionano nei confronti dell'infezione?

Le chemochine sono delle citochine con funzione chemiotattita. Sono cioè delle proteine specializzate ad allertare i globuli bianchi in caso di aggressione patogena.

L'ultima parte della struttura del virus Hiv è simile a quella delle chemochine; per entrare nella cellula il virus, quindi, sfrutta anche tale analogia. Si lega infatti in particolare ai recettori CCR5 e CXCR4. Questi vengono considerati co-recettori per il virus.

Proprio da questo meccanismo d'azione si è sviluppata una possibile terapia (vedi più sotto).

 

E quando il virus è nella cellula cosa succede?

 

virus e cellulaUna volta che il virus dell'Hiv è penetrato nella cellula, incorpora il suo RNA nel DNA della cellula ospite, facendolo diventare un tutt'uno con questo.

Infatti sfruttando l'azione di un enzima chiamato "trascrittasi inversa", tipico dei retrovirus, il patrimonio genetico a RNA viene trasformato in doppio filamento di DNA, che si inserisce quindi nel DNA della cellula ospite infettandola.

Tutte le successive replicazioni cellulari vedranno quindi il replicarsi di DNA così modificato e promuoveranno l'espandersi dell'infezione.

Può tuttavia succedere che il patrimonio genetico del virus una volta integrato con quello della cellula, rimanga inattivo per molto tempo. Cioè può accadere che non venga trascritto anche per diversi anni.

Quando si verifica un input patogeno esterno per cui il sistema immunitario deve essere mobilitato, ecco che le cellule infette vengono attivate: parte la trascrizione virale e quindi l'infezione.

Quando il virus dell'Hiv entra nel circolo sanguigno, vengono prodotti gli anticorpi per eliminarlo. Tuttavia gli anticorpi non possono entrare nei linfociti infetti, quindi il virus non può essere debellato.

Il sistema immunitario risulta quindi compromesso e nel momento in cui il soggetto viene a contatto con altri agenti patogeni risulta indifeso ed incapace di reagire.

Contrae così malattie il cui esito, in persone sane, non provocherebbero conseguenze gravi, mentre in soggetti immuno compromessi possono risultare mortali.

 

In che modo si trasmette il virus dell'Hiv?

Le possibili vie di trasmissione virale sono tre:

 

  • Via di trasmissione sessuale. Si tratta della via di trasmissione più diffusa al mondo, comprendendo l'85% di possibilità di contagio. Il virus si ritrova nel liquido seminale in forma libera o legato a delle particelle e nel fluido vaginale. Aumenta esponenzialmente se i genitali sono infiammati.

 

rapporto sessuale senza preservativoNel caso di un rapporto sessuale non protetto dal profilattico, si ha il contatto diretto tra i liquidi biologici infetti oltre che con le mucose, altamente recettive. Avviene infatti trasmissione virale anche se le mucose genitali sono integre.

Le lesioni mucose, tuttavia, innalzano il rischio di contagio: ecco quindi che rapporti per esempio anali che possono ledere una mucosa già di per sè più fragile costituiscono un grave rischio di contagio. Tutti i traumi o le ulcerazioni genitali in genere, che possono essere la conseguenza di altre patologie, aumentano incredibilmente il rischio di infezione. Le donne sono molto più a rischio di contrarre l'infezione a seguito di rapporti sessuali non protetti in quanto il liquido seminale, dopo un rapporto, resta localizzato a livello dei genitali più a lungo.

 

  • Via di trasmissione ematica. Il sangue è una via di contagio molto importante per l'Hiv, soprattutto nei paesi altamente sviluppati. Tra i tossicodipendenti è frequente lo scambio di siringhe infette per iniettarsi la droga per via endovenosa. Questa abitudine fa si che il sangue di una persona infetta possa facilmente venire iniettato in un'altro soggetto utilizzando lo stesso ago sporco.

 

Nello stesso modo, quindi, sono a rischio tutte quelle azioni che richiedono l'uso di aghi: la realizzazione di tatuaggi, le sedute di agopuntura, i piercing. E' per questo motivo che è assolutamente necessario, in questi casi, utilizzare delle siringhe mono uso con aghi sterili usa e getta.

Quando, negli anni ottanta, ancora non si aveva una conoscenza approfondita di questa infezione, molte persone hanno contratto l'Hiv attraverso le trasfusioni, alto veicolo di trasmissione molto importante.

Oggi le accortezze mediche durante le trasfusioni, oltre che la selezione più accurata dei donatori di sangue ha ridotto questo possibile contagio.

 

  • trasmissione da madre a figlio, cioè trasmissione verticale. Una madre infetta da Hiv può trasmettere l'infezione al figlio. Di solito il rischio maggiore di contagio si ha al momento del parto, in quanto il figlio può in questa fase venire a contatto col sangue materno. Infatti si è visto che il parto cesareo può ridurre sensibilmente il rischio di contagio neonatale. Tuttavia in alcuni casi è avvenuto un contagio anche durante il secondo trimestre di gravidanza.

 

gravidanza e hivAlle madri affette da Hiv è sconsigliato inoltre l'allattamento al seno in quanto il virus si ritrova sia nel colostro, il primo siero, che nel latte materno. Ovviamente questa indicazione causa diversi problemi nei paesi in via di sviluppo, dove ci sono enormi problemi di cibo e dove il latte materno è l'unico sostentamento per i neonati.

Nei nostri giorni alle madri affette da Hiv viene somministrata la zidovudina, una sostanza che riduce sensibilmente al di sotto del 4% il rischio di contagio del virus da madre a figlio.

Da sottolineare è che un bambino nato da una madre siero positiva, sarà sempre a sua volta positivo, anche se non infetto da Hiv. Questo in quanto gli anticorpi materni contro l'Hiv vengono trasmessi al bambino dalla madre e restano nel sangue fino ai diciotto mesi.

 

In base alle vie di contagio descritte sopra, come è possibile quindi prevenire l'infezione?

Prima di tutto, visto che una via di contagio importante è quella sessuale, è necessario evitare rapporti non protetti. Infatti l'uso di contraccettivi orali non preserva dall'infezione; neppure l'uso di lavande vaginali può eliminare la possibilità di sviluppo virale.

L'unica misura cautelativa veramente efficace (oltre all'astinenza!) è la barriera meccanica del preservativo, che impedisce il contatto diretto con i liquidi biologici. (E' bene ricordare, per completezza, che con rapporti sessuali non protetti si è a rischio di contrarre tutte quelle malattie sessualmente trasmissibili, come l'epatite per esempio. E' una misura cautelativa quindi importante non solo nei confronti dell'Hiv). Per una buona difesa è necessario utilizzare in modo adeguato il preservativo dall'inizio fino alla fine del rapporto sessuale, prestando attenzione che non si rompa.

tossicodipendentiLe persone tossicodipendenti dovrebbero evitare di utilizzare la stessa siringa per iniettare lo stupefacente. Inoltre se si decide di fare un tatuaggio o un piercing è bene rivolgersi solo a strutture controllate dal punto di vista sanitario e non affidarsi ad operatori improvvisati.

Le trasfusioni, altro veicolo di trasmissione dell'Hiv, sono ridotte al minimo indispensabile oggigiorno, dal personale sanitario; è bene che solo persone sane si dedichino al volontariato della donazione di sangue. molto spesso, soprattutto durante interventi chirurgici importanti, è bene praticare l'autotrasfusione, assolutamente sicura per il paziente. Inoltre tutte le sacche di sangue donato vengono sottoposte al test degli anticorpi Hiv.

Per evitare la trasmissione del virus dalla madre al figlio, l'unica soluzione è evitare gravidanze in caso di sieropositività.

 

I famigliari di una persona siero positiva sono a rischio di infezione?

famigliari a rischio hivAl di fuori delle vie di contagio sopra descritte, il virus dell'Hiv è di difficile trasmissione. Essendo un virus molto sensibile non è in grado di resistere e sopravvivere fuori dal corpo dell'uomo. Quindi se si seguono le normali prassi igieniche sia in casa che negli ospedali è difficile infettarsi. Per questo motivo i famigliari di una persona infetta non sono a rischio di contagio a seguito delle normali azioni quotidiane.

Quindi utilizzare lo stesso piatto, le stesse posate, sfruttare lo stesso bagno e addirittura la stessa sauna, non comporta alcun rischio di contagio. Anche il bacio non è una fonte di possibile infezione. Infatti è possibile la presenza del virus nella saliva, nelle feci, nelle urine, nel sudore, ma in concentrazioni molto basse da escludere un possibile contagio.

Anche le persone che curano un malato siero positivo, seguendo le normali accortezze igieniche, non sono a rischio.

 

Come avviene lo sviluppo dell'infezione?

Inizialmente una persona infetta dal virus dell'Hiv può non presentare alcun tipo di sintomo. E' per questo che molto spesso i soggetti malati non sanno di esserlo. E' possibile quindi distinguere il progredire dell'infezione in fasi:

 

  • fase dell'infezione primaria; nelle prime settimane seguenti al contagio il soggetto può avvertire sintomi simili a quelli influenzali, che nel giro di breve tempo vanno tuttavia scomparendo. Durante questo periodo il virus va incontro ad una rapida replicazione. E' ancora in questa fase che il corpo reagisce alla presenza del virus sviluppando gli anticorpi di difesa. Dopo dodici settimane dal contagio è possibile trovare tali anticorpi nel sangue.
  • fase asintomatica; è così chiamata, in quanto il malato non presenta particolari manifestazioni cliniche, nonostante il sistema immunitario venga sempre più danneggiato. Questa fase può durare alcuni mesi o addirittura degli anni. Il virus nel frattempo prosegue la sua infezione e crea danni irreversibili al sistema immunitario.
  • fase dei sintomi generali; si tratta della fase in cui compaiono i primi sintomi dell'infezione. Si tratta tuttavia di sintomatologie aspecifiche, che considerate singolarmente sono comuni a molte altre patologie. Può quindi comparire diarrea persistente, rigonfiamento dei linfonodi soprattutto sotto le ascelle e nella zona inguinale; il malato inoltre può manifestare sudorazione fredda notturna.
  • fase di grave insufficienza immunitaria; è lo stadio in cui il sistema immunitario è completamente compromesso, di conseguenza il corpo è vulnerabile a qualunque tipo di aggressione patogena, anche la più lieve. Si parla in questa fase avanzata di Aids, quando quindi si manifestano diverse malattie. Le più comuni sono:

 

  • la polmonite pneumocistica
  • la tubercolosi
  • la toxoplasmosi
  • l'herpes
  • il sarcoma di Kaposi, un tipico tumore della pelle

 

Tutte queste malattie prendono il nome di "malattie che conclamano l'Aids".

Ancora ad oggi le diagnosi tardive sono troppe: cosa significa diagnosi tardiva?

AIDS CONCLAMATA.

Le lesioni cutanee rappresentano la spia critica di questo aspetto, richiamo quindi l'attenzione sul mio articolo "cute ed AIDS" perché i segni cutanei sono molti di più delle micosi e dell'herpes che vedo descritto: fra l'altro bisogna significare che queste patologie sono aggressive: herpes ulcerativo candidosica muco cutanea erosiva etc.

 

In che modo si può diagnosticare l'Aids?

Dal momento in cui la malattia può rimanere silente anche per diversi anni, il soggetto malato può non sapere di essere sieropositivo. L'unico modo, quindi, per scoprire se una persona è infetta dal virus dell'Hiv oppure no è realizzare un test per ricercare gli anticorpi anti Hiv, prodotti dal corpo a difesa dell'attacco patogeno.

Il test si realizza semplicemente con un prelievo di sangue e si possono ottenere i risultati anche solo dopo un'ora.

la nascita di un bambinoDa specificare è il fatto che dal momento in cui una persona viene a contatto col virus a quello in cui produce gli anticorpi specifici, passano solitamente fino a sei settimane, alcune volte fino a sei mesi. Questo periodo viene chiamato "periodo finestra". Se si realizza quindi un test di sieropositività durante questo periodo, può accadere che risulti negativo. Tuttavia se la persona è infetta è in grado di contagiare altre persone, nonostante il risultato negativo del test.

Il test è assolutamente gratuito oltre che anonimo. Quindi se si hanno avuto rapporti a rischio o si pensa di essere stati esposti al contagio virale è opportuno sottoporsi al test. Anche se si decide di pianificare la nascita di un bambino, tutte le coppie prima di questa decisione, dovrebbero spontaneamente sottoporsi al test, che può essere eseguito assolutamente senza bisogno di ricetta medica specialistica.

 

In cosa consiste il test Hiv?

test hiv e aidsSolitamente durante questi test vengono ricercati sia l'antigene p24, cioè uno specifico costituente virale, sia gli anticorpi anti-Hiv sviluppati e rilasciati nel sangue a seguito dell'infezione.

 

Se il test propone un esito negativo è necessario analizzare quindi quando potrebbe essere avvenuto il contagio: se prima di tre mesi dall'esecuzione del test, il risultato potrebbe essere un falso negativo, in quanto durante tale periodo la concentrazione anticorpale e virale nel sangue è troppo bassa da essere rilevata.

Se il risultato è negativo dopo tre mesi dal possibile contagio allora la persona sicuramente non è infetta. Se invece il risultato è positivo vuol dire che è avvenuto un contagio, quindi la persona è sieropositiva. Questo tipo di test combinato a ricerca doppia, presenta una elevatissima precisione di reazione.

Da ricordare, infine che una persona sieropositiva non è detto che sviluppi la malattia dell'Aids. Questa malattia non è prevedibile quando si manifesterà. Quindi, per tali ragioni, non vanno mai chiamati come test dell'Aids.

E' anche bene ricordare che se si è risultati negativi al test e successivamente si è stati di nuovo esposti al pericolo di contagio, il risultato del test non risulta a seguito più attendibile.

Infine è importante ricordare che i test per l'Hiv vanno eseguiti in ospedale da un personale qualificato e molti test "fai da te" disponibili, non sono affidabili.

Come si deve comportare una persona che è risultata positiva al test di ricerca degli anticorpi contro l'Hiv?

Oggi le aspettative di vita delle persone sieropositive è sensibilmente migliorata, essenzialmente grazie alle terapie antivirali di ultima generazione.

Dal punto di vista psicologico, tuttavia, è sempre difficile per una persona sieropositiva riuscire a condurre una vita assolutamente normale; per tale motivo si sono moltiplicati i centri regionali dove poter chiedere consulenza in merito. Attenendosi a semplici regole quotidiane , è possibile condurre una vita classica, mantenendo le consuete abitudini.

Dal punto di vista sessuale, è importante continuare ad esprimere la propria sessualità senza reprimerla, in quanto è un aspetto fondamentale della vita di un individuo. E' tuttavia sempre necessario l'uso del profilattico, per evitare il contagio dell'altro partner.

 

Ma due persone sieropositive possono avere rapporti sessuali tra di loro?

hiv e amoreDue persone entrambe sieropositive possono avere rapporti sessuali solo se protetti dall'uso del preservativo. Questa è una regola fondamentale in quanto il virus dell'Hiv è mutante, quindi se a contatto con un ceppo diverso potrebbe ricombinarsi dando forma a diversi altri ceppi, ed aumentando il pericolo di sviluppare così resistenze ai chemioterapici. Inoltre un sieropositivo da lunga data potrebbe trasmettere l'intero patrimonio genetico ad una persona appena infetta, peggiorandone sensibilmente il suo quadro clinico immediatamente.

 

E' vero che l'alimentazione influenza il sistema immunitario?

dieta sana per malati di aidsSi, una dieta sana, equilibrata e varia può rafforzare sensibilmente il sistema immunitario. Infatti alcuni studi hanno rilevato che quelle persone che sopravvivono per più di tre anni dopo la diagnosi di sieropositività, hanno comunque cambiato le loro abitudini alimentari, seguendo una dieta vegetariana in prevalenza e scegliendo essenzialmente di consumare cibi naturali.

In particolare i cibi che un sieropositivo dovrebbe assolutamente consumare sono:

  • cereali integrali, che forniscono un adeguato apporto di fibre necessario per stimolare la difesa delle cellule intestinali da attacchi patogeni;
  • minestre ed infusi caldi con funzioni calmanti;
  • aumentare sensibilmente il consumo di frutta e verdura;
  • assumere elevate dosi di vitamina C, con elevato potere antiossidante benefico nei confronti del sistema immunitario; in questo caso, tuttavia è buona regola prima di procedere con terapie ricche di vitamine consultare il medico, in quanto la vitamina C in dose molto elevate può causare diarrea.
  • potenziare l'introduzione di alcuni minerali, come per esempio il selenio. Alcuni risultati di studi clinici Svizzeri ha rilevato infatti che il sangue di molti malati di Aids presenta livello molto bassi di selenio. Questo sarebbe quindi un elemento fondamentale per il rafforzamento del sistema immunitario.

Da evitare, infine, in caso di sieropositività è il consumo di caffeina ed alcool. In particolare l'alcool agendo sul sistema nervoso inibirebbe ulteriormente la proliferazione delle cellule del sangue da parte del midollo osseo. Ugualmente effetto negativo è il consumo di zucchero, che andrebbe quindi sostituito con miele o succo d'acero.

E' interessante infine sottolineare che da molti studi è risultato come ottimi miglioramenti nel decorso della malattia si sono avuti grazie all'esercizio fisico e allo sviluppo di tecniche di meditazione come lo yoga.

In pratica varrebbe anche in caso di infezione da Hiv la regola generale secondo la quale "mens sana in corpore sano". La meditazione e l'esercizio fisico aiuta la persona a rilassarsi, stimolando un benessere psico-fisico generale, e rafforzando conseguentemente il sistema immunitario.

 

Come è possibile curare l'infezione da Hiv?

Non esiste allo stato attuale una terapia che possa combattere l'infezione da Hiv. Questo tipo di infezione, se contratta è quindi cronica, non si può guarire. E la ricerca è ancora lontana dal trovare una soluzione perchè possa essere debellata questo tipo di infezione.

Sono comunque disponibili dei farmaci che vanno a fermare la replicazione virale, in modo da bloccare i danni provocati al sistema immunitario e permettere ai malati una qualità di vita migliore.

 

I farmaci disponibili sono:

 

  • inibitori della trascrittasi inversa. Sono farmaci che impediscono all'enzima virale di replicare il patrimonio genetico di Rna in Dna.
  • inibitori delle proteasi, cioè delle così dette "forbici cellulari", che tagliano le proteine virali una volta formatesi. In questo modo si evita la produzione di nuovi virus Hiv.
  • inibitori della fusione. Sono quei farmaci che inibiscono il legame tra il virus ed il recettore cellulare, così da impedire al virus stesso di entrare nelle cellule.

 

Infine è bene sottolineare che esistono due nuovi farmaci, antagonisti dei recettori delle chemochine. Sono

 

  • antagonisti CCR5. Si tratta della molecola SCH-C. Viene somministrata per bocca ed ha una buona attività antivirale. La posologia solitamente è di 25 mg due volte al giorno. L'unico problema è che sembra provochi cardiotossicità.
  • antagonisti CXCR4. E' la molecola AMD-3100, disponibile solo per via parenterale. Anche questo farmaco si è rilevato causare cardiopatia indotta.

 

farmaci per combattere aids e hivDi solito si usano terapie combinate di più farmaci, per aumentare l'azione sinergica della terapia. E' importante che il paziente rispetti rigorosamente tempi di somministrazione e dosaggi. Solitamente queste terapie proseguono per tutta la vita. Lo scopo dei farmaci è quello di ridurre sensibilmente la proliferazione virale così da aumentare e rafforzare il funzionamento del sistema immunitario.

Un piccolo spiraglio per il futuro sembra poter arrivare dalla terapia genica, ancora tuttavia in fase di sviluppo. In pratica si eliminerebbero i geni codificanti per i recettori CCR5 e CXCR4, così da impedire al virus di entrare nelle cellule. Questa idea nasce dall'osservazione che quelle persone che non esprimono il recettore suddetto sulla superficie dei linfociti T, a causa di una mutazione spontanea e naturale di questo gene, risultano essere resistenti all'Hiv.

La ricerca deve proseguire in questa direzione per ottenere risultati sempre più interessanti e sfruttabili. Per ora risulta una strada ancora troppo onerosa e dai risultati non ancora definiti.

In conclusione è bene riflettere sull'atteggiamento che la nostra società assume spesso nei confronti dei malati di Aids.

Di frequente accade che le persone sieropositivi vengano discriminate ed escluse in quanto soggette ad usi e costumi riprovevoli. Spesso sono considerate una minaccia per la salute anche dagli stessi parenti. Non solo i tossicodipendenti, ma anche gli omosessuali vengono emarginati in quanto considerati dai ben pensanti autori spesso della loro stessa sorte.

In realtà un atteggiamento costruttivo per sè e per gli altri è quello di apertura e conoscenza. Solo imparando cos'è l'infezione dell' Hiv, le modalità di trasmissione e la prevenzione è possibile aiutare chi già è malato e ridurre il rischio di ulteriori contagi.

 

 

Revisione scientifica

Foto di Luigi Laino Dr.Luigi Laino, dermatologo.

Articolo pubblicato il 15/12/2011

 

 

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