I capelli hanno una parte importante nella storia della vita. Conoscerli aiuta non solo a curarli, ma anche a vivere meglio.

La lunga, affascinante storia dei capelli


I capelli hanno una parte importante nella storia della vita. Conoscerli aiuta non solo a curarli, ma anche a vivere meglio. I capelli nascono come pelliccia, la stessa che riveste i primati, molti altri mammiferi e, sotto forma di piume anziché di peli, gli uccelli. Rappresentano un sistema difensivo formidabile, anzi geniale come la maggior parte delle invenzioni della natura: non solo protegge dalle intemperie, ma si rinnova e rigenera autonomamente, adattandosi alle condizioni ambientali. S’infoltisce d’inverno, si dirada d’estate.

Eppure, nel corso dei millenni l’uomo l’ha accantonato, confinandolo a poche zone del nostro corpo, tra le quali spiccano il capo e il pube. Perché? Molti si sono posti questa domanda. Se l’è posta perfino Thomas Huxley (2005), con la sua straordinaria capacità di sposare il rigore dell’analisi scientifica con la forza del ragionamento filosofico. Secondo la sua interpretazione, la causa prima dell’abbandono della pelliccia da parte dell’uomo è l’attrazione sessuale esercitata dalla nudità, che ha favorito la selezione naturale degli individui glabri. In realtà noi siamo attratti non tanto dalla nudità, ma dalla nudità che si spoglia e si rivela al partner, concedendosi solo a lui. Eppure, l’interpretazione di Thomas Huxley non è sbagliata: richiede solo, come vedremo tra poco, d’essere meglio precisata.

Secondo Nina G. Jablonski (2008) ed altri, la perdita della pelliccia sarebbe stata invece innescata dal cambiamento climatico avvenuto circa tre milioni di anni fa, quando la Terra subì il riscaldamento che causò l’inaridimento dell’Africa centrale, dove i nostri antenati vivevano. Per procurarsi il cibo essi furono costretti a lunghi  spostamenti, che comportarono un ulteriore surriscaldamento dell’organismo in questo modo sottoposto a sforzi estenuanti. Gli individui casualmente glabri sarebbero stati favoriti per la loro maggiore resistenza alle sollecitazioni termiche e, di conseguenza, avrebbero finito col prevalere su quelli villosi.

L’ipotesi di Thomas Huxley ritorna qui in gioco, sotto forma di attrazione sessuale legata non alla nudità in sé, ma all’efficienza funzionale che essa conferisce quando occorre ripararsi dall’eccesso di calore esterno ed interno. Un’efficienza funzionale che è innanzi tutto riproduttiva: perché la parte dell’organismo che più teme il caldo non è solo il cervello, come è stato sottolineato ipotizzando che la maggiore capacità di dissipazione del calore ne abbia favorito lo sviluppo (Biondi e Rickards, 2005), ma anche l’apparato riproduttivo, con particolare riguardo alla spermatogenesi.

La pelliccia è stata definitivamente accantonata quando è stata sostituita dagli indumenti, inizialmente ricavati dalla lavorazione manuale del pellame delle prede e degli animali d’allevamento. La storia dei capelli s’intreccia così con quella dell’uomo, che con la posizione eretta ha cominciato a servirsi delle mani per fabbricarsi gli strumenti dell’evoluzione culturale, che col passare del tempo ha finito con l’incidere su quella secondo Darwin (1872) e, per certi aspetti, addirittura con il sopravanzarla (Silvestrini, 2007). I residui dell’antica pelliccia, ciononostante, conservano un ruolo importante. Proteggono il capo dalle insolazioni d’estate e, se non s’abusa dei cappelli che li indeboliscono, dal gelo dell’inverno. Segnalano, con l’unica eccezione degli individui che ne sono sprovvisti per istruzioni scritte sul loro genoma, lo stato di salute complessivo del nostro organismo. Ecco perché la capigliatura appartiene agli attribuiti della bellezza, femminile ed anche maschile. La loro storia, intrecciata con quella della vita, c’insegna a prenderne cura.

I capelli non vanno soffocati con protezioni eccessive, che finiscono per indebolirli. Sono formati da filamenti di cheratina, una proteina appartenente al collagene prodotta da apposite cellule situate negli stati profondi della cute. Al pari delle unghie sono contraddistinti da una crescita continua, che richiede un adeguato apporto di elementi nutritivi costituiti in larga misura da aminoacidi essenziali, che l’organismo non è in grado di produrre. Li ricava dalla digestione delle proteine presenti nei cibi, sennonché talvolta gli enzimi deputati a questo processo perdono d’efficacia: i capelli e le unghie sono così privati del nutrimento che ne sostiene la crescita, perdono la loro lucentezza, s’indeboliscono e diventano fragili.

BIBLIOGRAFIA

  • Biondi, G e Rickards, O. Darwin. Nuove contese sull’evoluzione dell’uomo e delle scimmie antropomorfe. Editore Codice, 2005
  • Darwin, C.R. L’origine delle specie. Selezione naturale e lotta per l’esistenza. Mondatori Printing, SpA, 2006
  • Huxley, TH. Il posto dell’uomo nella natura. UTET Libreria, Torino 2005
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  • Silvestrini, B. Medicina Naturale, FrancoAngeli Editore, 2007
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