Tumore al polmoneLe neoplasie polmonari (tumori polmonari) rappresentano un capitolo importante della patologia oncologica interessando un buon numero dei pazienti affetti da forme neoplastiche.

Vengono suddivise in due grandi categorie: tumori a piccole cellule (SCLC, usando l'acronimo inglese) e tumori non a piccole cellule (NSCLC). 

La stadiazione si avvale del sistema TNM ove la T indica l'estensione della massa principale, la N il coinvolgimento linfonodale, la M la presenza di metastasi a distanza macroscopicamente evidenti.





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Lo stadio di malattia è invece un concetto che deriva dalla somma dei parametri TNM ed è numerato da 1 a 4. Lo stadio quarto indica una malattia in fase metastatica con diffusione a distanza rispetto all'organo di origine. Sino allo stadio IIIa la malattia può essere suscettibile di resezione chirurgica, il quarto stadio controindica la chirurgia salvo eccezioni nelle singole condizioni cliniche (ad esempio metastasi unica, stabile da tempo).

ARGOMENTI TRATTATI 

 

Cause

Principale responsabile del tumore ai polmoni è il fumo di sigaretta; al tabagismo si può imputare la maggior parte delle neoplasie polmonari che vengono diagnosticate. Il danno da fumo di sigaretta di esplica negli anni ed è proporzionale oltre che alla durata temporale dell'esposizione anche al numero delle sigarette che vengono fumate giornalmente. Mentre i prodotti di combustione e le sostanze radioattive contenute nel fumo hanno azione cancerogena diretta, la nicotina deprime la reattività immunitaria e diminuisce la capacità di sorvegliare e di abbattere le cellule tumorali mediante i linfociti NK e delle altre sottopopolazioni linfocitarie.

Sinergico al fumo di sigaretta è l'alcool. L'alcool sinergizza con il fumo amplificandone di 50 volte l'attività nociva. Altri agenti chimici, l'inquinamento ambientale, il radon (gas che si sprigiona con l'invecchiamento del tufo nelle abitazioni con esso costruite), l'asbesto concorrono con le mutazioni genetiche spontanee e congenite all'insorgenza dei tumori polmonari maligni.

Sintomi

La sintomatologia è variabile a seconda del grado di avanzamento della malattia e quindi delle strutture coinvolte, nonché dettata dalla eventuale presenza di cellule tumorali che producono sostanze che alterano l'equilibrio dell'organismo (sindrome paraneoplastica). La sintomatologia più comune include dolore toracico (pleurodinia), abbassamento del tono della voce per paralisi parziale o completa delle corde vocali causa interessamento da parte della malattia del nervo ricorrente (tale via nervosa decorre nel mediastino, lo spazio compreso tra i due polmoni), sindromi da compromissione dell'innervazione del plesso brachiale o delle strutture nervose adiacenti l'apice polmonare, febbre serotina, parestesie migranti, dolenzia arti inferiori e/o superiori, tosse con o senza dispnea. Se la malattia è diffusa nell'organismo altri sintomi sono correlabili al cedimento funzionale di uno o più organi coinvolti.

Diagnosi

La diagnosi precoce, secondo recenti studi, si potrebbe avvalere di una TC semestrale a livello toracico senza mezzo di contrasto. Particolarmente auspicabile nei soggetti a rischio. Ovviamente il dibattito nella comunità scientifica riguarda la mole di radiazioni che tale approccio comporterebbe; il superamento di questa difficoltà passerà attraverso la produzione di apparecchiatura di diagnostica per immagini sempre più sofisticate ed a minore impatto radiante. Certamente quantomeno un soggetto a rischio dovrebbe effettuare una RX del torace in due proiezioni una volta l'anno.

Prevenzione

Eliminare l'abitudine al fumo è il primo strumento di prevenzione. Il secondo eliminare l'assunzione di alcolici. La sanificazione ambientale è ulteriore strumento per abbattere l'insorgenza di tali forme neoplastiche. Un regime alimentare sano e variato, nonché modica attività fisica quotidiana sono accorgimenti utilissimi per diminuire ulteriormente il rischio.

Cure e terapie

Dopo una attenta valutazione dell'estensione di malattia si possono mettere in atto tutta una serie di percorsi terapeutici.

Il primo approccio ove possibile è quello chirurgico. La resezione della malattia è sempre auspicabile. Prima della chirurgia, se la massa malata è avanzata localmente, si può eseguire un trattamento chemioterapico, cosiddetto neoadiuvante, volto a ridurne il volume e consentire un più agevole intervento. Un volume minore consente una maggiore facilità nell'esecuzione della chirurgia e minori esiti chirurgici. Gli interventi possibili sono di pneumonectomia (asportazione completa del polmone malato), di resezione cuneiforme o di lobectomia (interventi parziali che si eseguono con malattia più confinata). Anche la radioterapia può avere un ruolo nel trattamento neoadiuvante prechirurgico. I tumori polmonari a piccole cellule sono per definizione inoperabili alla diagnosi poiché diffondono precocemente nell'organismo anche in via microscopica non visibile da subito alle metodiche di diagnostica radiologica.

Dopo la chirurgia, se la malattia era localmente estesa e presentava all'esame istologico particolari fattori di rischio per la diffusione metastatica, si mette in atto un approccio in chemioterapia antiblastica sistemica e/o una radioterapia locoregionale di consolidamento.

Il concetto di chemioterapia sistemica prevede la somministrazione per via orale od endovenosa di farmaci antitumorali che diffondano nell'organismo andando ad agire sperabilmente contro la malattia minima residua, ovvero piccoli focolai di malattia presenti ma non visibili alla diagnostica strumentale.

Una chemioterapia e/o una radioterapia messa in atto per questo scopo prende il nome di terapia adiuvante. Parlando invece di fase metastatica i trattamenti chemioterapici e radianti sono molti a ridurre le masse ed a far stare il paziente il meglio possibile, il più a lungo possibile, assumendo i contorni di un contesto di palliazione (anche della sintomatologia legata alla crescita tumorale).

L'esame istologico indirizza la scelta dei farmaci; strategie moderne di trattamento prevedono l'impiego, in associazione con i classici agenti citotossici o da soli, dei cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare. Tali farmaci vengono indirizzati contro recettori cellulari che mediano la crescita e lo sviluppo delle cellule o contro fattori di crescita della rete vascolare tumorale (agenti antiangiogenetici che contrastano la neoangiogenesi nelle masse tumorali).

Oltre le classiche strategie terapeutiche stanno nascendo e si stanno affermando metodiche coadiuvanti volte a rafforzare lo stato immunitario dell'organismo ed a migliorarne la condizione generale minimizzando gli eventuali effetti collaterali dei trattamenti. Si possono annoverare in questo contesto l'ipertermia oncologica, la fitoterapia in oncologia, gli accorgimenti nutrizionali.

Conclusione

Come si evince da questo scritto tanto si è fatto contro questa seria patologia ma tanto ancora si deve fare. Lo sforzo quotidiano è nel migliorare l'approccio terapeutico e la qualità di vita oltre la quantità delle persone colpite.

Revisione scientifica

Foto di Carlo Pastore Dr. Carlo Pastore - Oncologo
Articolo pubblicato il 30/09/2013

 

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