L'ansia è fondamentalmente un'emozione naturale che ha la finalità di far conoscere all'uomo ciò che lo circonda affinchè possa adattarsi al mondo circostante. L'ansia nasce come risposta a situazioni di stress: quando l'uomo vive situazioni particolarmente pesanti sotto il profilo emotivo

tutto sull'ansiaIl seguente articolo si occupa dell'ansia e dei disturbi ad essa correlati, partendo dalla definizione e dai sintomi che la caratterizzano, per giungere ad affrontare la dimensione dell'ansia attraverso cifre, tipologie e cause che ne sono alla base.

In conclusione verrà dedicato uno spazio relativo alla diagnosi e alla terapia prevista per l'ansia, soffermandosi sulle cure attuali anche a livello farmacologico.

 

 

 

 

 

ARGOMENTI TRATTATI

 

Cosa è l'ansia

L'ansia è fondamentalmente un'emozione naturale che ha la finalità di far conoscere all'uomo ciò che lo circonda affinché possa adattarsi al mondo circostante.

E’ parente stretta della paura da un punto di vista fisiologico: ansia e paura si manifestano attraverso gli stessi sintomi fisici (ad es. tachicardia, sudorazione, ecc.), ed entrambe rappresentano la reazione dell’individuo di fronte ad una minaccia. Ma c’è una differenza sostanziale tra ansia e paura:

  • la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale
  • l’ansia è una reazione emotiva ad un pericolo percepito, non così ovvio agli occhi degli altri

Una scossa di terremoto determina nella maggior parte delle persone una reazione di paura, mentre solo un ansioso si sente a disagio al supermercato.

L'ansia nasce come risposta a condizioni di stress: quando l'uomo vive situazioni particolarmente pesanti sotto il profilo emotivo, cognitivo e personale (stress) questo stato funge da anticipatore di una possibile situazione di pericolo.

Ciò favorisce, nell'individuo, il manifestarsi di alcune emozioni, come l'ansia appunto, che hanno una duplice funzione: da un lato tendono a favorire la comprensione del tipo di pericolo (anticipato dallo stato di stress), dall'altro preparano la persona a fuggire da questo.

In questo modo l'uomo attraverso il meccanismo dell’ansia tende a proteggersi da ciò che, nel mondo esterno, vive come minaccioso, e nel contempo si prepara ad affrontare l'ambiente che lo circonda.

Tuttavia non tutte le forme di ansia si limitano a questa dimensione che potremmo definire “adattiva” (o di sopravvivenza): può infatti accadere che l’essere umano, forse a causa di un processo di valutazione errata delle circostanze ambientali, sviluppi forme di evitamento verso situazioni non effettivamente pericolose. Ecco allora che l'ansia passa da meccanismo naturale a vero e proprio disturbo psichico che, lungi dal favorire l'adattamento dell'uomo con l'ambiente, tende ad alimentare “percezioni disfunzionali” della realtà, spesso di taglio catastrofico. Le persone che soffrono d’ansia vivono quella che si definisce un'angoscia anticipatoria, ossia una condizione psicologica di attesa, di paura e di aspettativa di situazioni negative e tragiche, che porta ad un’alterazione nella percezione della realtà e dell'ambiente circostante.

Queste “percezioni disfunzionali” alimentano continuamente quella spiacevolissima sensazione di sentirsi diverso dagli altri. Chi prova ansia pensa a se stesso come ad una persona strana, più fragile e vulnerabile degli altri; a volte fa capolino il sospetto di essere diventati un po’ matti, e tutto questo alimenta il dolore di questa condizione. Parenti e amici rinforzano, spesso in modo inconsapevole, queste sensazioni, arrivando anche a deridere l’ansioso quando non se la sente di guidare oppure di andare al supermercato da solo.

Ecco allora che la compagna fedele dell’ansia diventa la vergogna. E’ proprio la vergogna ad alimentare nell’ansioso i comportamenti evitanti: chi soffre d’ansia cerca in ogni modo di nasconderla agli altri, e la strategia migliore in questo senso è quella di evitare il più possibile tutte quelle situazioni che potrebbero far perdere il controllo sui propri sintomi, attirando l’attenzione degli altri sulla propria fragilità.

Ultimo elemento di questo meccanismo è pertanto la solitudine, nella quale si rifugia chi si sente diverso dagli altri a causa della propria vulnerabilità.

 

Quali sono i sintomi dell'ansia

L'ansia si manifesta a tre livelli:

1. cognitivo

2. fisiologico

3. comportamentale

A livello cognitivo, la persona che vive situazioni di stress e/o pericolo tende a sottovalutare le proprie risorse e strategie di coping (ossia a non ritenersi in grado di realizzare una certa azione per far fronte al problema). A questo si aggiunge la tendenza a concentrarsi in maniera eccessiva e selettiva su ciò che viene vissuto come pericoloso, e quindi a valutare le situazioni che provocano questa emozione in maniera negativa. L’ansioso sopravvaluta quindi il livello di pericolosità di una certa situazione, e contemporaneamente sottovaluta la propria capacità di farvi fronte e di gestirlo. Questo determina un innalzamento costante dei livelli di attenzione in quasi tutti i contesti, vissuti sempre come pericolosi.

A livello fisiologico gli individui rispondono agli stimoli in modo ansiogeno elicitando risposte fisiche che comprendono tachicardia, iperventilazione, tensione muscolare, sudorazione. Ancora, rientrano tra i sintomi fisici dell'ansia le vertigini, la nausea, l'emicrania, i tremori e i disturbi visivi.

A livello comportamentale l'ansia si esprime attraverso comportamenti di evitamento della situazione che viene vissuta come pericolosa. Quando un contesto non può essere evitato l’individuo mette in atto strategie (disfunzionali) per cercare di “proteggersi” dai pericoli, come ad es. il farsi accompagnare da qualcuno. Compaiono, inoltre atteggiamenti che sono indicativi di uno stato di fragilità emotiva come la tensione, il nervosismo e l'irrequitezza motoria.

 

L'ansia in cifre

L'ansia è un fenomeno che colpisce, in forme differenti, molte persone nel mondo. In Italia le persone che soffrono di ansia, in prevalenza donne tra i 30 e i 50 anni,costituiscono il 16% della popolazione. Il fenomeno è, inoltre, largamente diffuso tra i giovani, in quanto si stima che, nella fascia d'età compresa tra gli 8 e i 17 anni, circa 20 ragazzi su 100 manifesta forme di ansia.

 

I tipi di ansia

Anche se tutti i disturbi d’ansia hanno un meccanismo comune, legato all’ipervalutazione del pericolo, essi possono essere distinti in categorie.

Tra queste rientrano:

l'ansia da prestazione: si manifesta in genere di fronte alla necessità di dover affrontare una performance (un compito al lavoro, un esame a scuola, una gara sportiva, ecc.), ma compare anche nel momento in cui viene richiesto al soggetto di affrontare situazioni nuove (come una nuova scuola, un nuovo posto di lavoro, un nuovo partner sessuale, ecc).

l'ansia da separazione: è la forma di ansia che si avverte nel momento in cui ci si separa da qualcuno che rappresenta un punto di riferimento importante. In questa situazione rientrano molteplici meccanismi, che vanno dal timore di non ritrovare più la persona amata, da cui ci si sta separando, alla sensazione che a questa possa accadere qualcosa mentre si è assenti.

l'agorafobia: il termine deriva da agorà (assemblea, riunione, mercato). L’agorà nella polis greca era la piazza centrale, entro la quale si svolgeva tutta la vita politica, sociale e commerciale della città. L’agorafobia viene definita come l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di malore, o nei quali non ci sarebbe possibilità immediata di soccorso. Esempi di situazioni che l’individuo tende ad evitare sono viaggi in treno, ristoranti, negozi affollati, cinema, teatro, chiese, gallerie, ecc.

l'ansia sociale: chi soffre di ansia sociale tende a sentirsi estremamente a disagio quando si trova in mezzo ad altre persone; in questa forma di ansia spesso le relazioni vengono vissute come minacciose, e quindi il soggetto tende ad evitarle il più possibile. Ci si sente inadeguati quando ci si deve confrontare con gli altri, e pertanto è meglio limitare le relazioni (e quindi il confronto stesso). Ciò dà luogo ad atteggiamenti di evitamento di tutte quelle situazioni sociali, dallo sport alle feste, sino alla frequenza a scuola.

Molte persone provano un certo imbarazzo, o disagio, in certe situazioni sociali, ma chi soffre di ansia sociale non si sente semplicemente in imbarazzo o a disagio: non si sta parlando di semplice timidezza. Queste persone avvertono che qualunque cosa faranno o diranno verrà attentamente valutata dagli altri, con esito probabilmente negativo. E’ un meccanismo fortemente legato alla propria autostima deficitaria.

Il timore di questi soggetti è legato soprattutto ad alcune circostanze: mangiare in pubblico, parlare in pubblico, firmare davanti a qualcuno, stringere la mano a qualcuno, telefonare a qualcuno, ecc. L’ansioso sociale è quindi sensibile a tutte quelle situazioni in cui si sente esposto allo sguardo altrui. Spesso uno sguardo anche casuale basta per gettarlo nel panico. L’ipersensibilità verso i movimenti oculari porta questi individui a sentirsi piuttosto a disagio nelle situazioni in cui potrebbero venire osservati.

Chi soffre di ansia sociale ha il costante timore che gli altri lo giudicheranno strano, ansioso, debole o peggio ancora stupido. Affrontare le relazioni sociali con questi presupposti non aiuta di certo il soggetto ad essere rilassato: al contrario queste persone appaiono (e si sentono) piuttosto goffe e rigide quando interagiscono con gli altri.

l'ansia che nasce a seguito dell'utilizzo di sostanze come la caffeina, la cannabis, la cocaina o indotta da l'utilizzo di farmaci come quelli ipnotici o sedativi.

Il disturbo ossessivo-compulsivo: si tratta di un disturbo d'ansia caratterizzato dalla presenza costante di ossessioni, pensieri ripetitivi a volte privi di senso, e compulsioni, ovvero comportamenti che la persona si sente costretta a ripetere per diminuire lo stato di ansia. Il controllare più volte se si è spento il gas o il lavarsi ripetutamente le mani per paura di contrarre infezioni, ne sono un esempio.

Nelle forme di ansia rientrano anche gli attacchi di panico, il disturbo di ansia generalizzata e il disturbo post-traumatico da stress:

- Gli attacchi di panico sono caratterizzati dalla comparsa improvvisa di sensazione di angoscia unitamente a sintomi fisici come tachicardia, iperventilazione e senso di soffocamento. La persona che vive l'attacco di panico può avvertire anche sintomi come la sudorazione profusa, il dolore toracico, nausea e giramenti di testa. Questi sintomi sono accompagnati dalla sensazione che stia per succedere qualcosa di drammatico, come il sopraggiungere della propria morte.

- Il disturbo d’ansia generalizzato caratterizzato da uno stato emotivo di continua preoccupazione e attesa di fonte a situazione per le quali tale atteggiamento non risulta essere giustificato

- Il disturbo post-traumatico da stress che sopraggiunge dopo un trauma, un'esperienza dolorosa o di sofferenza vissuta direttamente o indirettamente. E' un disturbo che può insorgere a seguito di una serie di eventi traumatici di natura molto diversa come le aggressioni, le violenze fisiche o psicologiche, gli incidenti, i periodi di prigionia o le calamità naturali, ossia tutti quegli eventi che hanno cambiato per un determinato periodo di tempo la vita di chi vi è stato partecipe in maniera dolorosa e violenta.

Chi soffre di disturbo post-traumatico da stress manifesta atteggiamenti di maggiore distacco verso le persone unitamente ad un aumento di aggressività ed irascibilità, oltre alla sensazione di rivivere l' esperienza traumatica durante l'arco della giornata o durante il sonno.

 

Quali sono le cause dell'ansia?

Per quanto riguarda le cause dell'ansia negli ultimi anni sono state elaborate diverse teorie: alcuni sostengono che l’ansia derivi da un pre-esistente conflitto psichico, altri invece si rifanno prevalentemente a cause di natura biologica. Generalmente si tende a considerare l’ansia come determinata da due macro-fattori:

a) la predisposizione biologica

b) l’esposizione ambientale

L’ansioso probabilmente ha ereditato da qualcuno dei genitori una certa predisposizione a mantenere un setting cognitivo di ipervalutazione dei pericoli ambientali. Questo non ci dice che egli svilupperà senza dubbio il disturbo d’ansia. Ma l’essere esposto per anni al genitore che si comporta in modo ansiogeno aumenta la probabilità di sviluppare la patologia.

 

Sintomi, diagnosi e terapia

Per diagnosticare correttamente la presenza di disturbi di ansia non è sufficiente una buona anamnesi (Quali sono i sintomi principali? Quando sono comparsi? Con quale frequenza/intensità? Che ripercussioni hanno sulla quality of life del paziente?), ma è necessaria una corretta diagnosi differenziale, per poter escludere qualsiasi altra condizione medica che presenta una sintomatologia simile a quella dell'ansia (Ad es. alcune patologie tiroidee o cardiache). Quello della diagnosi è, quindi, un momento particolarmente delicato per la corretta individuazione del disturbo e la prescrizione della terapia adeguata. Un'importanza particolare riveste la storia familiare, in quanto la presenza di tale disturbo in famiglia aumenta la probabilità, come abbiamo visto, di sviluppare un disturbo d'ansia.

Riconoscere un disturbo d'ansia precocemente e trattarlo nella maniera più adeguata è estremamente importante per limitarne le conseguenze e l'instaurarsi di patologie connesse più difficili da affrontare (ad es. disturbi dell’umore) in quanto investono la dimensione cognitiva, emotiva e relazionale della persona, pregiudicandone il benessere personale e sociale.

 

Come si cura l'ansia?

Di fronte ai disturbi d'ansia le cure proposte sono diverse: dagli approcci alternativi alle terapie tradizionali, quella farmacologica e quella psicoterapeutica, spesso utilizzate unitamente, modalità che costituisce un valido aiuto nell'affrontare e risolvere il problema dell'ansia.

 

La cura dell'ansia attraverso la psicoterapia

Esistono diversi approcci psicoterapeutici ai disturbi d’ansia, che fanno capo a diverse scuole di pensiero: la scelta dipende da molteplici fattori, tra i quali la relazione che si viene ad instaurare con lo/la psicoterapeuta.

In generale l'intervento psicoterapeutico per i disturbi d'ansia si realizza attraverso una serie di colloqui finalizzati a contrastare le modalità psicologiche attraverso cui si instaura e si mantiene la patologia: in tutti gli approcci psicoterapeutici l’obiettivo è quello di aiutare la persona a ritrovare un proprio equilibrio, adattandosi al contesto in modo più funzionale.

La condivisione è un aspetto centrale in tutti gli approcci psicoterapeutici all’ansia: con-dividere, ovvero dividere con, significa affrontare le proprie ansie e paure con qualcuno che ci possa aiutare a comprenderle, sentendoci meno soli e strani. Spesso il rivedere il problema da una prospettiva diversa, aiutati dal Terapeuta, risulta un passaggio chiave nel percorso verso la guarigione.

Molte persone invece non amano condividere le proprie paure con gli altri, preferendo risolvere i propri problemi in solitudine, arrangiandosi in qualche modo. Ma esiste una differenza sostanziale tra situazioni che possiamo risolvere da soli e situazioni che non dipendono dal nostro controllo. In questo secondo caso molti dei nostri sforzi rischiano di essere inutili e frustranti. Accettare di avere bisogno di aiuto non deve essere considerato una debolezza, ma va considerato il primo vero passo verso la guarigione.

Uno degli approcci più funzionali nel trattamento dei disturbi di ansia sembra essere la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), almeno in base alle evidenze scientifiche degli ultimi anni.

La TCC si pone come obiettivo principale quello di aiutare il paziente a gestire la propria ansia attraverso due meccanismi fondamentali:

1) comprensione del meccanismo, proprio di ciascun soggetto, che mantiene il disturbo d’ansia (parte cognitiva)

2) esposizione graduale e controllata alle situazioni che generano ansia (parte comportamentale)

Presupposto centrale della TCC è l’associazione tra pensiero e comportamento: entrambi si influenzano reciprocamente, per cui modificarne uno permette di ottenere cambiamenti anche nell’altro. In questa direzione, uno dei primi obiettivi nella TCC è quello di far capire al paziente come funziona la propria ansia: ognuno di noi utilizza meccanismi soggettivi che attivano e mantengono il disturbo d’ansia. Comprenderli è il primo passo per modificarli.

L'ansia e i farmaci

La terapia farmacologica, che deve essere prescritta dallo psichiatra, spesso viene usata unitamente con la psicoterapia anche perchè permette un controllo dei sintomi dell'ansia e favorisce, nella persona, una maggiore predisposizione verso l'intervento psicoterapeutico. La collaborazione tra psicoterapeuta e psichiatra in questi casi rappresenta di certo, come si evince dalla letteratura, il miglior approccio ai disturbi d’ansia.

Nell'utilizzare i farmaci è molto importante attenersi scrupolosamente alle indicazioni dello specialista ed evitare di apportare modifiche ed interruzioni senza aver sentito il suo parere, al fine sia di favorire gli effetti positivi degli stessi che di ridurre l'insorgere di effetti collaterali.

 

Gli approcci alternativi di fronte ai disturbi d'ansia

Su internet e sulle riviste dilagano indicazioni “alternative” alla terapia classica per l’ansia, che abbiamo visto è rappresentata dall’associazione tra psicoterapia e farmacoterapia. Tra queste troviamo suggerimenti relativi allo stile alimentare, allo sport da fare, alle tecniche di rilassamento, ecc.

In generale, essendo l’ansia una vera e propria malattia, è sempre d’obbligo evitare il fai-da-te, di certo meno costoso e impegnativo. Ma, come in tutte le cose, sarebbe meglio affidarsi a Professionisti specializzati. Le diete stesse, che ormai si trovano davvero ovunque, non possono andare bene per tutti, anzi è pratica piuttosto pericolosa l’applicare a se stessi un regime alimentare che non tenga conto delle nostre esigenze metaboliche, funzionali ed ambientali. E questo vale anche (e soprattutto) per le attività sportive.

Detto questo, il buonsenso ci suggerisce che uno stile di vita equilibrato, da un punto di vista alimentare e fisico, riduce la probabilità (ma non la elimina!) di sviluppare un disturbo psicologico, come appunto l’ansia. Al contrario, uno stile di vita trascurato è spesso associato ad un aumento dello stress, e quindi dell’ansia stessa. Curare la propria alimentazione e il proprio corpo iniziando un’attività sportiva è un buon primo passo, soprattutto in un’ottica preventiva.

In conclusione

Qualsiasi approccio scegliate per curare la vostra ansia, è bene ricordare che non riuscirete ad eliminarla completamente. L’obiettivo non è eliminare l’ansia, cosa impossibile perché fa parte della vita di tutti noi, ma quello di ridurne frequenza ed intensità, in modo da ritrovare il giusto equilibrio e, perché no, una vita più serena.

 

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