Il trattamento dell'artrosi: una nuova prospettiva, la cura non può essere solo la chimica

L'artrosi o l'osteoartrosi non è sinonimo di invecchiamento ma certamente i punti di contatto sono svariati. A seconda dell'approccio e della valutazione clinica, radiologica o anatomopatologica i dati di prevalenza dell'artrosi sono diversi.

Senza assumere troppi antidolorifici e non modificare affatto il decorso della malattia.

Artrosi

Alcuni giorni fa leggevo un libro, ‘Piccoli esperimenti di felicità' di H. Groen   quando mi
ha colpito questa frase, ‘oggi i medici sono così bravi che ormai non incontri quasi più
una persona sana'.
C'è del vero, complici indagini più sofisticate, un accesso più diffuso alla medicina ed
una maggiore informazione rischiamo di essere arruolati nell'immensa schiera di pazienti senza neanche averlo chiesto.
Il confine tra patologia ed alterazioni al limite del fisiologico od anche semplicemente legate
ad un aumento dell'età è divenuto più indistinto.

  • L'artrosi o l'osteoartrosi non è sinonimo di invecchiamento ma certamente i punti di
    contatto sono svariati. A seconda dell'approccio e della valutazione clinica, radiologica o anatomopatologica i dati di prevalenza dell'artrosi sono diversi.
    Al di là della natura ‘benigna' della patologia restano importanti per il paziente il dolore con le sue implicazioni sull'umore e le limitazioni funzionali con la riduzione dell'autosufficienza.
  • Occorre precisare che si è passati da una visione meramente meccanicistica dell'artrosi
    Intesa come pura usura della cartilagine, struttura inerte destinata con una certa
    Ineluttabilità a consumarsi, ad una nuova visione che vede la cartilagine come un
    tessuto dinamicamente attivo.
  • La cartilagine con le sue cellule costituenti, i condrociti, svolge un ruolo attivo con un
    continuo rimodellamento (catabolismo e anabolismo) tra consumo e riparazione delle
    strutture fino alla prevalenza della fase di degradazione con conseguente riduzione
    della funzione di sostegno e ammortizzamento della cartilagine articolare e comparsa
    dei sintomi.

Alla luce di queste dinamiche è abbastanza frustrante per i medici dover soltanto prescrivere analgesici ed antinfiammatori che svolgono una esclusiva azione sintomatica quando in altre
patologie si tende ad affrontare il problema in maniera più causale.

  • Da diversi anni sono state individuate sostanze classificate come agenti o farmaci di fondo o condro protettori, tra questi la glucosamina, il condroitin solfato, il collagene
    e l'acido ialuronico.
  • La glucosamina si è dimostrata in vitro capace di stimolare i condrociti e svolgere
    una azione immunomodulatrice mentre il condroitin solfato limita la degradazione
    della cartilagine da parte degli enzimi pro infiammatori.
    Gli studi clinici ad oggi disponibili non offrono ancora sicure indicazioni e altrettanto sicuri risultati per quanto riguarda il loro impiego sia per la scarsa omogeneità di conduzione
    sia per la durata di somministrazione che per il dosaggio impiegato.
  • Altro importante costituente della cartilagine articolare, presente nella matrice extra-
    cellulare (di cui rappresenta il 60 % circa) è il collagene in gran parte di tipo II.
    Anche in questo caso lo si somministra ad alte dosi ed in una versione assorbibile per
    mantenere e ricostituire quella che viene degradata.
  • L'acido ialuronico è un componente del liquido sinoviale che si riduce parallelamente
    alla riduzione della cartilagine articolare, da cui è prodotto, come avviene nell'artrosi.
    L'impiego dell'acido ialuronico, per via intrarticolare, è divenuta un promettente terapia
    nella artrosi lieve-moderata per l'azione non solo biomeccanica di lubrificazione ma
    per una serie di azioni biologiche antinfiammatorie, anaboliche e di stimolo della
    sintesi endogena dello ialuronico che si configura come un vera e propria azione
    di fondo.

Questo è, in estrema sintesi, è lo stato dell'arte, con una evidente sbilanciamento a favore
dell'enorme numero di antiinfiammatori di sintesi, spesso me-too, che abbiamo in
commercio, ma che da sintomatici non modificano l'andamento della malattia.
Credo fermamente, le esperienze della pratica clinica ce lo suggeriscono, che occorre
ricercare e individuare sostanze fisiologiche, naturali, per riportare ad una buona omeostasi
e adattare il nostro sistema osteoarticolare alle diverse capacità che l'età ci impone.
E' troppo poco liquidare i nostri pazienti con una ‘pillola' che ti toglie il dolore!