Durante questi anni di lavoro come terapista del dolore, ho avuto la prova del fatto che il dolore sia una realtà che tutti hanno incontrato e conosciuto durante la propria esistenza: chi di voi non si è mai punto, tagliato o banalmente scottato o pestato un dito?

Diverso quando il dolore persiste, scava e sconvolge l’esistenza della persona, impattando sulla quotidianità, sul rapporto con famiglia, amici e colleghi.

È difficile quindi descrivere il dolore in modo univoco; ci ha provato la “società internazionale per lo studio del dolore (IASP)”, che ha proposto questa definizione tutt’ora universalmente accettata: il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritto come tale.

La domanda che più spesso mi viene rivolta dai pazienti è : "Perché ho male?"

Purtroppo la risposta non è quasi mai semplice, né certa, né definitiva perché il dolore è un’esperienza soggettiva complessa e rappresenta solo la manifestazione finale di molti e differenti processi fisiopatologici. Ogni medico dovrebbe impegnarsi per cercare di rispondere a questa e a tutte le domande che gli vengono rivolte dai  propri pazienti.
Per poterlo fare è indispensabile però comprendere che il dolore è un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci e preservarci : se appoggio la mano sul fornello caldo il dolore che provo mi stimola ad allontanarla. Questo tipo di dolore è “normale”, fisiologico ed “utile”: mi preserva e scompare quando si interrompe lo stimolo o, se si è già verificato un danno (ad esempio se mi sono scottato), tende a risolversi man mano che guarisce la lesione. Questo genere di dolore non necessita di terapie specifiche.

Molto diverso è quando il dolore si prolunga oltre il normale intervallo di guarigione della lesione o peggio ancora quando si presenta in assenza di un evidente danno, trauma o stimolo lesivo.
È un dolore che tende a persistere nel tempo, che ha perso il suo ruolo di difesa per assumere la connotazione di dolore cronico, fino a trasformarsi in quello che oggi è definito come dolore-malattia.

A cosa mi riferisco? A tutti quei dolori persistenti che possiamo raggruppare in:

  • dolori articolari artrosici;
  • malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide;
  • “mal di schiena”, capitolo enorme e di grande impatto sociale ed economico: lombalgia, lombosciatalgia, fino agli esiti conseguenti a fallimentari interventi alla colonna;
  • “cervicale” in cui ricadono tutti i quadri di cervicalgia, brachialgia e molte cefalee muscolo-tensive;
  • infine all’enorme capitolo delle malattie neurologiche dolorose (neuropatia diabetica, post-herpetica, post-chemioterapica, nevralgia trigeminale, emicrania).

Quali sono le cause?

  • articolazioni degenerate, non più in grado di svolgere la loro funzione,
  • tendini e muscoli lesionati o ipotrofici che risultano dolenti anche solo per minimi movimenti o addirittura anche a riposo,
  • esiti cicatriziali in seguito ad interventi chirurgici o di natura traumatica,
  • sofferenze di varia natura di organi e visceri.

Danni e disfunzioni del sistema nervoso centrale (come conseguenza di ictus, malattie degenerative come le diverse forme di sclerosi, lesioni neoplastiche) e periferico (compressioni dei nervi e delle radici nervose, malatttie demielinizzanti o lesioni assonali) sono responsabili di quel dolore cronico patologico chiamato dolore neuropatico, argomento molto complesso al quale sarà dedicato un articolo di approfondimento nei prossimi mesi.

Considerati tutti i meccanismi differenti, le possibili strutture anatomiche coinvolte e la natura varia del dolore è semplice comprendere come non esista un solo farmaco, o una sola categoria di farmaci, in grado di gestire tutti i possibili quadri patologici di dolore, in particolar modo di quello cronico.

Il dolore, o meglio, i dolori cronici devono essere considerati una vera e propria patologia, non devono essere trattati come semplici sintomi, e soprattutto non devono essere tollerati e subiti.
È inaccettabile che una persona alla richiesta di aiuto per alleviare il proprio dolore si senta rispondere:
“signora ormai ha un’età..”;
“signore cosa vuole? Ha subito un intervento è normale avere dolore …”;
“con tutti i problemi che ha il dolore è l’ultimo di cui preoccuparsi …”

Sebbene non sempre è possibile definire in modo univoco le cause del dolore, è sicuramente sempre possibile cercare l’aiuto di un medico algologo e degli altri specialisti esperti nella gestione del dolore (fisiatra, ortopedico, neurologo) e trovare la risposta alla propria sofferenza grazie ad un corretto uso dei farmaci analgesici più adeguati e ad un appropriato impiego delle tecniche fisiche, interventistiche minivasive e chirurgiche.

Quando i pazienti durante la prima visita mi chiedono “Dottore, perché ho dolore ? Può aiutarmi ? ” oggi io rispondo così:
“Stia tranquillo, ancora non so dirle il perché della sua condizione ma le garantisco che da subito, con i giusti farmaci analgesici e le corrette procedure, saremo in grado di aiutarla. Deve sapere che abbiamo un obiettivo comune: obiettivo zero dolore”!