Maculopatia miopica: l'efficacia degli anti-VEGF

Tra i numerosi trattamenti proposti nel corso del tempo per la neovascolarizzazione coroideale miopica (CNV), la terapia con anti-VEGF rappresenta oggi l'opzione più efficace e maggiormente condivisa da noi oculisti.

Gli anti-VEGF si sono dimostrati in grado di arrestare la progressione della CNV, sono ben tollerati, e determinano un guadagno, riportato in letteratura, variabile fra 5 e 25 lettere.

Alcune questioni sull'uso di questi farmaci, però, restano ancora aperte. Saranno necessari ulteriori follow-up per valutare l'efficacia a lungo termine e le variabili che possono influenzare le differenti risposte individuali alla terapia. I regimi di trattamento più appropriati, ad esempio, sono ancora in fase di valutazione, e sono in corso studi di confronto fra il Lucentis (ranibizumab, Novartis) e l'Avastin (bevacizumab, Genentech).

Sono molti gli studi multicentrici in cui la CNV è stata trattata con iniezioni intravitreali di anti-VEGF. In tali studi è stato adottato, per un periodo di due anni, un regime di trattamento basato sul concetto as-needed (le iniezioni venivano effettuate solo quando ritenute opportune da una valutazione fluorangiografiica o da esame OCT). Dall'analisi dei dati, non si è verificata alcuna perdita di linee di visione in più della metà dei pazienti, ed è stato ottenuto un guadagno di tre o più linee nel 37% degli occhi affetti da CNV subfoveale e nel 47% degli occhi con CNV extrafoveale.


Il recupero visivo nei pazienti affetti da neovascolarizzazione coroideale miopica, dopo un trattamento con iniezioni intravitreali di antivegf, è superiore rispetto a quanto accade con la fotodinamica (PDT)

In un altro studio randomizzato di confronto fra pazienti sottoposti a trattamento con terapia fotodinamica, fotocoagulazione laser o iniezioni di anti-VEGF, i risultati della terapia con anti-VEGF si sono dimostrati notevolmente superiori.

Ranibizumab (Lucentis) e bevacizumab (Avastin) sono stati confrontati in due diversi studi, di 25 e 23 occhi. I risultati sono stati comparabili ma per il bevacizumab, nell'arco di 18 mesi, è stato necessario un maggio numero di iniezioni.

 

    • Il sottoscritto non è consulente per nessuna delle aziende produttrici dei farmaci citati.
 
Data pubblicazione: 05 maggio 2012 Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2016

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