Perché il depresso non dorme bene?

Dr. Mauro ColangeloData pubblicazione: 04 agosto 2018

L’insonnia è una condizione molto comune tra le persone che soffrono di depressione. Nel 2006 la National Sleep Foundation (USA) ha documentato che circa il 75% delle persone depresse riferisce difficoltà di addormentamento o di mantenimento del sonno. Ma se è un dato acquisito da oltre un secolo la forte associazione fra coloro che dichiarano un umore basso e la presenza di insonnia, la relazione fra sonno e disturbo depressivo fino ad oggi è stata ritenuta abbastanza complessa.

Per la prima volta è stata identificata la connessione neurale fra le aree cerebrali coinvolte e di conseguenza il meccanismo fisiopatologico che consente ai disturbi dell’umore di interferire con la qualità del sonno, come ha evidenziato il recente studio cooperativo anglo-cinese “ Functional Connectivities in the Brain That Mediate the Association Between Depressive Problems and Sleep Quality “ pubblicato il 25 Luglio scorso su JAMA Psychiatry.

I ricercatori inglesi Jianfeng Feng e Edmund Rolls del Department of Computer Science dell'Università di Warwick (che è considerata fra le prime nel Regno Unito per la qualità della sua ricerca) in cooperazione con Wei Cheng dell’Università Fudan di Shanghai (che è una delle più antiche e selettive Università cinesi) hanno individuato una connessione funzionale fra le aree cerebrali associate alla memoria a breve termine e quelle ove sono elaborate le emozioni negative. E’ in dipendenza di questa associazione che si determinano i fenomeni di rimuginio e ruminazione di pensieri negativi che diventano disfunzionali in quanto responsabili di una cattiva qualità del sonno.

Per poter comprendere i risultati di questo studio, dobbiamo fare una premessa di anatomia funzionale del cervello. La corteccia pre-frontale dorso-laterale esercita un controllo cognitivo di particolare complessità in quanto elabora le informazioni interne ed esterne ed è devoluta al loro mantenimento online, attraverso il meccanismo della memoria a breve termine, per poter esercitare la sua funzione fondamentale di planning ossia di come raggiungere un determinato risultato. La corteccia orbito-frontale è coinvolta nella valorizzazione emotiva della memoria attraverso i suoi collegamenti con ippocampo ed amigdala. Il precuneo è un’area del cervello che è strettamente associata all’Io e che si è dimostrato, a seguito di ricerche effettuate con risonanza magnetica funzionale dal Dott. Wataru Sato della Yoto University, che si attivi a seguito di avvenimenti che creano soddisfazione e che sia pertanto responsabile della sensazione di felicità.

Analizzando i dati di circa 10.000 persone affette da disturbo depressivo e cattiva qualità del sonno, è stata rilevata l’esistenza di una forte connessione fra corteccia pre-frontale dorso-laterale, orbito-frontale e pre-cuneo che fornisce la base neurale della relazione fra depressione e disturbo del sonno. Da questa connessione che potremmo definire “iperfunzionante” scaturisce la tendenza a ruminare pensieri negativi che costituisce in larga parte il meccanismo che inficia il buon decorso del sonno nel depresso.

Il Prof. Edmund Rolls commenta questi risultati ipotizzando che la corteccia orbito-frontale debba essere il target chiave su cui orientare le future ricerche per il trattamento della depressione. A sua volta, il Prof. Jianfeng Feng ritiene che avendo identificato le basi neurali della relazione fra depressione e disturbo del sonno vi saranno ricadute favorevoli nel trattamento di questi due disturbi che vanno quasi sempre a braccetto.

 

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

33 commenti

#1

Ringrazio il dr. Colangelo che con i suoi articoli, sempre di grande interesse,.ci induce a riflettere su molti aspetti della nostra vita.
E infatti questo lavoro, ci dimostra come le funzioni, soprattutto quelle superiori, del nostro cervello non sono altro che il risultato di attività neuronali, biochimiche, elettriche, molte ancora sconosciute o non perfettamente note.
Ciò ci porta a delle considerazione di ordine filosofico, teologico, etico che solo apparentemente sono in contrasto con la scienza medica,
Questo può spingerci a ritenere il cervello e il suo funzionamento al pari di una cervello artificiale (l'intelligenza artificiale) al punto che può insorgere il timore che nel tempo, l'umanità potrà essere ridotta al servizio dei robot e non viceversa.
Non credo (o meglio non voglio credere) che questa apocalittica visione mai si realizzerà per il semplice motivo e proprio perché il cervello umano non è riproducibile in nessun laboratorio.
Ma perchè sia così la ricerca scientifica condotta dall'uomo deve essere inarrestabile nei secoli, altrimenti altro che insonnia e depressione.

#2
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Tu caro Giovanni ricalchi il pensiero di Alberto Einstein che nel 1951, l'anno prima della sua morte, preconizzando quella che fu acclamata come la teoria del Big Bang all'origine dell'Universo, ritenne che su questo aleggiasse il "Principio antropico" perché frutto di Intelligenza ed Intenzione da parte di un'Ente Supremo, che lui di religione ebraica, individuava nella Gottesformel (la Formula di Dio).
Buona domenica

#4
Ex utente
Ex utente

Se posso,vorrei aprire una parentesi su
Einstein :nonostante il suo percorso emblematico avuto con la religione ha affermato pochi anni prima della sua morte:
«La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca».

Frase che personalmente condivido.
Grazie e auguro sonni, per quanto possibile, più sereni a tutti.:)

#5
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentile Utente,
condivido pienamente a la ringrazio per la dotta citazione.
Cordialmente

#6
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Caro Mauro, l'argomento mi incuriosisce, ma mi sorgono alcuni dubbi: fra poor sleep quality e depressione è stato rilevato con certezza quale sia la causa e quale l'effetto?

#8
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Il quesito posto dal Dr. Bernkopf è pertinente, nel senso che i due disturbi si sostengono a vicenda, ma nell'esperienza del citato lavoro (Functional Connectivities in the Brain That Mediate the Association Between Depressive Problems and Sleep Quality) il disturbo depressivo è antecedente alla dissonnia. L'articolo che ho pubblicato riporta i risultati di questa ricerca condotta da Psichiatri i quali pervengono a conclusioni cliniche su una base anatomo-fisiologica ossia della connessione fra aree funzionali cerebrali specializzate. Sulla scorta di questi risultati, emerge che nel soggetto depresso vi è maggiore tendenza a rimuginare pensieri negativi a causa di connessioni più "facilitate" fra i circuiti della memoria e dell'emozione. Questo, non solo nel depresso ma in chiunque, si riverbera in un deterioramento della qualità del sonno.
Ti ringrazio del commento.

#9
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Ancora un dubbio. Il capitolo del disturbi nel sonno è molto vasto: nello studio che citi, nella poor sleep quality vengono compresi o esclusi i disturbi RESPIRATORI nel sonno?

#10
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Edoardo, lo studio è stato effettuato da Psichiatri i quali hanno messo a fuoco il disturbo depressivo in relazione al disturbo del sonno. Non è, come puoi chiaramente dedurre, uno studio sui disturbi del sonno a genesi multi-fattoriale, fra cui ovviamente anche il fattore "disturbo respiratorio".

#11
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Caro Mauro, non posso dedurre molto, perchè non ho potuto leggere il full text (se lo hai , me lo mandi?).
E' stato "messo a fuoco il disturbo depressivo in relazione al disturbo del sonno": ma non mi sembra una novità, l'associazione è rilevata in moltissimi studi: l'individuazione di un substrato anatomo-funzionale di questa connessione aggiunge un tassello importante per il ricercatore, forse meno per il clinico.
Il mio dubbio era che si individuasse un criterio di causalità a partenza depressione e con effetto poor sleep quality, e se è così mi interessava sapere come si era arrivati a questa conclusione, giacchè , almeno superficialmente, il rapporto di causalità potrebbe essere letto anche in senso contrario.

#12
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Quello che si evince dal lavoro, Edoardo, è che nel soggetto depresso la memoria dei pensieri negativi è iperfunzionante con secondaria ricaduta sulla qualità del sonno. Capisco la tua osservazione, che cioè se non si riesce a dormire, perché è presente una condizione di depressione, si rimugina e questo peggiora ancora di più la qualità del sonno. Ma questa interpretazione speculare non destituisce la ricerca del suo significato, che avrebbe indicato nella connessione "facilitata" fra le aree la tendenza a rievocare i pensieri negativi. Se ci rifletti e così.

#13
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Mi riservo di vedere il full text, perchè non sono ben convinto. Il percorso potrebbe essere l'inverso, come è spesso descritto (es: The data suggest reduced quantity of sleep increases risk for major depression): i disturbi del sonno potrebbero sostenere la depressione , compresi i pensieri negativi, e anche con questo rapporto l'area cerebrale studiata potrebbe risultare attivata, ma confermare e spiegare la fisiopatologia dell’associazione e il substrato anatomofunzionale, non il rapporto causale in un senso piuttosto che nell’altro.
Gli Autori , che dici di essere di scuola neuropsichiatrica, possono avere legittimamente interpretato i risultati con il rapporto che dici, ma forse con una forzatura specialistica: vorrei capire come hanno escluso che possa essere l'inverso: forse la freccia causale può essere individuata caso per caso e non in senso assoluto.
Aggiungo che, nel rapporto depressione causa-disturbi nel sonno effetto, i criteri di inclusione/esclusione dei casi con poor sleep quality avrebbero dovuto distinguere i disturbi RESPIRATORI OSTRUTTIVI nel sonno, ed escluderli nel reclutamento, giacchè la loro causa è meccanica, e non dipendente dalla depressione, che in questi casi, se c'è, non può che essere secondaria.

#15
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Edoardo, comunque lo si voglia vedere, il problema ha una fisionomia circolare. Mancanza di sonno e depressione sono legati fra loro in un mutevole e vicendevole rapporto causa-effetto. Lo scorso anno fu pubblicato un interessante studio dalla Scuola di Psicologia dell'Università della Pennsylvania in cui si dimostrava come la deprivazione sperimentale di sonno inducesse in soggetti precedentemente indenni reazioni di tipo depressivo. Che questo accada perché il soggetto è tenuto sveglio con stimolazione acustica, come nello studio, o perché diversamente lo sia per cause patologiche non cambia la sostanza del rapporto. E comunque resta inalterato il significato dell'osservazione dello studio anglo-cinese riportato nella news: il soggetto depresso non dorme perché rimugina sui pensieri negativi. E ciò, a quanto hanno rilevato, sarebbe legato ad una iperfunzione delle connessioni fra specifiche aree cerebrali . Sono diversi angoli visuali con cui considerare una medesimo risultato: se hai problemi respiratori o se hai una discoteca sotto casa non dormi bene e sviluppi disturbi dell'umore; se non hai cause patologiche o fattori esterni disturbanti però sei depresso non dormi bene perché rimugini.
Buon ferragosto!

#16
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Adesso sono perfettamente d'accordo con te ("Mancanza di sonno e depressione sono legati fra loro in un mutevole e vicendevole rapporto causa-effetto), perchè mi confermi quello che scrivevo.
Volerne privilegiare concettualmente uno, dandogli valore di causa primaria dipende dai "diversi angoli visuali con cui considerare un medesimo risultato": è quella che chiamo forzatura specialistica.
Io penso che il clinico debba valutare caso per caso.
Buon ferragosto (qui piovoso) anche a te.

#24
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

A mio avviso il punto che emerge, anche soltanto clinicamente, è che le due cose vanno in parallelo. Questo per me significa che la depressione è tutto fuorché una condizione di tristezza fisiologica, e purtroppo clinicamente molti sintomi sono sovrapposti, mentre alcuni sono specifici, tipo questo. Per esempio, il non dormir bene del depresso è solitamente classificato "insonnia", e purtroppo ridotto a parametri insoddisfacenti, tipo quanto dormi o quando si sveglia. L'insonnia va di pari passo con la psicosi depressiva, con la gravità depressiva, con la forma malinconica, etc. E' un fattore di ricaduta, utile per prevedere l'inizio, per valutare la remissione completa. Il fatto che la cosa sia sostanzialmente una dissonia non cambia per me: è un disturbo con quella localizzazione, parrebbe, e che si esprime con una serie di sintomi, in una sequenza che di solito vede l'insonnia come prodromo. I pazienti spesso dicono che se dormissero bene non sarebbero depressi, perché se dormono male poi dopo sono più depressi, in realtà è un parallelismo sfasato. I farmaci che aggiustano il sonno comprendono anche stimolanti, perché quando funzionano sulla depressione si aggiusta anche il sonno.
Accade purtroppo, confermatemi o smentitemi, che la medicina del sonno alla fine non ha linee proprie, togliendo i sonniferi che francamente ci servono a poco. Sarebbe curioso produrre farmaci per l'architettura del sonno, come outcome primario, per poi verificarne l'efficacia antidepressiva sull'umore.

#25
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Matteo, ti ringrazio del tuo intervento come sempre molto competente. E' naturale che tu veda sotto il profilo fenomenologico le due entità e le identifichi nell'essenza nosografica della depressione. Il lavoro che ho riprodotto nel blog mi è piaciuto perché attribuisce un fondamento organicistico al nesso indissociabile che lega i due disturbi e che finisce, come correttamente traspare dal tuo commento, per sottolinearne l'assoluto parallelismo non solo patogenetico ma alla fine anche terapeutico.

#26
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Leggo "Commenti dei professionisti: chiusi!"
I referenti possono inserire commenti anche con "Commenti dei professionisti chiusi".
Non voglio però approfittare della qualifica di referente se la cosa non è gradita.
Cordiali saluti

#28
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

Grazie Mauro: l'argomento è molto interessante.
Matteo: " L'insonnia va di pari passo con la psicosi depressiva, con la gravità depressiva, con la forma malinconica, etc. E' un fattore di ricaduta, utile per prevedere l'inizio, per valutare la remissione completa."

Avevo osservato (#9) "Il capitolo del disturbi nel sonno è molto vasto: nello studio che citi, nella poor sleep quality vengono compresi o esclusi i disturbi RESPIRATORI nel sonno?".

E' di questi ultimi che mi interesso, e credo che si sarebbero dovuti estrapolare ed escludere dallo studio citato, come anche da questa discussione.
L'apnea OSTRUTTIVA nel sonno, disturbo del sonno comunissimo, non è sinonimo di insonnia, anche se disturba gravemente il sonno. E' dimostrato che si associa anch'essa a depressione, ma ha una eziopatogenesi ben chiara e di tipo meccanico, ed è trattabile con successo meccanicamente, non farmacologicamente (" I farmaci che aggiustano il sonno comprendono anche stimolanti...").
"Accade purtroppo, confermatemi o smentitemi, che la medicina del sonno alla fine non ha linee proprie": in questo , sempre relativamente ai disturbi OSTRUTTIVI nel sonno, gli unici di cui so qualcosa e discuto, credo di poterti smentire: di certo non hanno "l'insonnia come prodromo".
"Sarebbe curioso produrre farmaci per l'architettura del sonno, come outcome primario, per poi verificarne l'efficacia antidepressiva sull'umore."
Non è argomento di cui sono in grado di discutere.
Di certo, invece, il trattamento dei disturbi respiratori OSTRUTTIVI nel sonno (leggi OSAS) l'"efficacia antidepressiva sull'umore" l'hanno dimostrata:
"In OSAS patients CPAP treatment has positive effects on psychological parameters like depression, anxiety, and perceived stress"
"Although patients with severe OSAS have poorer QOL than control subjects, nasal CPAP appears to improve QOL by alleviating depression"
Gli studi sull'OSAS sono prevelantemente basati sulla CPAP, ma il razionale non cambia: è quanto constato, clinicamente, anche nei trattamenti dell'OSAS per via occlusale (con buona pace di Migliaccio).

#30
Dr. Edoardo Bernkopf
Dr. Edoardo Bernkopf

E' un peccato che la discussione non sia continuata in pubblico, con il possibile contributo anche di altri Colleghi.
Matteo ritiene che non tutti i pazienti presi in considerazio avessero una sindrome depressiva vera e propria: potevano anche avere una più generica sindrome astenica, nella quale i farmaci antidepressivi non sono indicati.
Su questo posso essere d’accordo, anche perché non conosco il problema. Ma anche il lavoro di cui discutiamo fa genericamente e superficialmente riferimento a “Depressive Problems” e altrettanto genericamente a “poor sleep quality”.
Come credo sia corretto differenziare l'argomento dei " depressive problems" (che, ripeto, non conosco) , ritengo a mia volta sia necessario differenziare anche quello della “poor sleep quality”, e estrapolare le frequenti “poor sleep quality" per motivi ostruttivi (OSAS).
Il mio approccio è ESCLUSIVAMENTE strutturale-maccanico e si rivolge alla “poor sleep quality" SOLO se è dovuta a questa problematica, e non ad altre. Però mi accade di frequente di ricevere questo tipo di pazienti che già sono in terapia farmacologica, ma ai quali nessuno ha chiesto in anamnesi se nel sonno russano. In questo caso, senza entrare nelle problematiche farmacologiche di cui non sono esperto, faccio il mio dovere affrontando e spesso risolvendo il russare e l'Apnea Ostruttiva. In un primo momento non tocco la prescrizione farmacologica, ma quando ottengo il risultato che perseguo, contatto il Curante, proponendogli di scalare i farmaci che forse sono non più necessari: di solito il paziente li ha già scalati o sospesi di suo, percependo che, grazie al benessere raggiunto, ne può fare a meno.
Applico lo stesso comportamento nei confronti di "emicranie" che Emicranie non sono, perchè in molti casi (quasi sempre) la diagnosi di Emicrania è stata fatta senza prima porre la diagnosi differenziale fra Emicrania (primaria) e Cefalea Secondaria punto 11 dell'IHC, cioè cefalea che deriva da problemi di bocca.
Avrei preferito che il dialogo fosse continuato in questa sua naturale collocazione, perchè il parere di Mauro Colangelo mi sta molto a cuore.

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