L’orientamento odierno della medicina è di sviluppare linee guida per singoli aspetti di patologia, sulla base delle conoscenze più aggiornate e validate sull’argomento, allo scopo di elevare lo standard di qualità nel comportamento diagnostico e terapeutico dei medici e di impostarne il modus operandi.

Le norme racchiuse nelle linee guida spesso sono utilizzabili sotto forma di consigli basati sull’evidenza e finalizzati alla prevenzione e pertanto condivisibili con la più vasta platea dei soggetti direttamente implicati in quelle specifiche affezioni, essendo oramai acquisito che molte malattie croniche possano essere prevenute in risposta ad un crescente livello di consapevolezza e di controllo dei fattori di rischio modificabili.

Su questa falsariga si inserisce il lavoro di un gruppo di ricercatori cinesi, guidati da Jin-Tai Yu del Dipartimento di Neurologia del Huashan Hospital di Shanghai (Cina), pubblicato di recente sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry dal titolo Evidence-based prevention of Alzheimer's disease: systematic review and meta-analysis of 243 observational prospective studies and 153 randomised controlled trials (http://dx.doi.org/10.1136/jnnp-2019-321913).

 

Nella guida sono indicate 21 raccomandazioni, largamente basate su 10 fattori di rischio, per la prevenzione primaria della malattia di Alzheimer (AD), conseguibile elevando il livello culturale della popolazione che invariabilmente si riverbera sulla salute vascolare e sullo stile di vita.

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno proceduto ad una revisione sistematica e ad una meta-analisi dei database di PubMed, EMBASE e CENTRAL, a partire da Marzo 2019, inerenti a 243 studi osservazionali di coorte di tipo prospettico, ossia mirati ad analizzare l’associazione tra i fattori di rischio e la malattia di Alzheimer, e 153 trial controllati randomizzati (sperimentazioni cliniche), estraendo per ciascuno studio la stima di rischio ed aggiustandola per molte variabili per poter così formulare i differenti livelli di evidenza e le classi di suggerimenti clinici per la prevenzione dell’AD.

Dagli studi esaminati si è desunta una gerarchia dei livelli di evidenza dei fattori di rischio (A, B e C) e tre diverse classi di raccomandazioni, categorizzate come Classe I (forte raccomandazione), Classe II (debole raccomandazione) e Classe III (non raccomandata).

I fattori di rischio di livello A sono risultati:

  • Riduzione dell’attività cognitiva,
  • Iper-omocisteinemia,
  • Aumento del BMI nell’età avanzata,
  • Depressione,
  • Stress,
  • Diabete,
  • Trauma cranico,
  • Ipertensione nell’età media,
  • Ipotensione ortostatica,
  • Basso livello culturale.

I fattori di rischio di livello B sono risultati:

  • Obesità nell’età media,
  • Dimagrimento nell’età avanzata,
  • mancanza di esercizio fisico,
  • fumo,
  • disturbi del sonno,
  • malattie cardiovascolari,
  • debolezza fisica,
  • fibrillazione atriale,
  • carenza di vitamina C.

I fattori di rischio di livello C sono risultati (ma necessitano di essere ulteriormente investigati):

  • Ipotensione diastolica,
  • Uso di FANS,
  • Riduzione dell’attività sociale,
  • Osteoporosi,
  • Esposizione ai pesticidi,
  • Presenza di silicone nell’acqua potabile.

La ricerca di Yu e Coll. è di certo la più completa revisione e meta-analisi degli studi sinora effettuati sui fattori di rischio dell’AD per cui i suggerimenti che ne scaturiscono possono essere seriamente considerati nella prevenzione dell’Alzheimer.

Su questa base, emergono le raccomandazioni di Classe I (praticare un regolare esercizio fisico sin dalla giovane età, mantenere un salutare BMI, assumere sufficiente vitamina C, non fumare, perseguire un sonno di elevata qualità) che tengono a bada i fattori di rischio di livello A (diabete, ipertensione, depressione e stress).

Suzanne Craft, direttore dell’ Alzheimer's Disease Research Center, Wake Forest School of Medicine, Winston-Salem, North Carolina, commenta che, considerando l’attuale indisponibilità di terapie validate in grado di rallentare o di arrestare la progressione della demenza, per i soggetti con storia familiare di AD o con fattori di rischio aumentati la strategia preventiva assume importanza notevole, che deve essere guidata nella cornice di questa linea-guida mettendo a fuoco i suggerimenti basati sull’evidenza.