Le concentrazioni di diossodio di carbonio nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi record. L'Organizzazione meteorologica mondiale WMO ci mette in guardia contro "questo innalzamento pericoloso delle temperature".

Il livello della CO2 nell'aria è passato dai 400 ppm (parti per milione) del 2015 ai 408,65 ppm del 2019.

Smog

Le cause, si legge, sono dovute a una combinazione di attività umane e di precipitazioni atmosferiche importanti come uragani e cicloni.

Il limite di sicurezza da non superare è 350 ppm.

Anche se smettessimo di immettere anidride carbonica nell'atmosfera già da oggi, ci vorrebbero decine di anni per scendere al di sotto del livello critico raggiunto di oltre 400 ppm. La stima di climatologi e meteorologi è basata sui carotaggi nel ghiaccio delle calotte polari, che permettono di stabilire le variazioni dei livelli di anidride carbonica nel corso del tempo.

Se non saranno ridotte drasticamente le emissioni di CO andremo incontro a un rapido aumento della temperature ben oltre la soglia stabilita dagli accordi di Parigi sul clima.

Nel 2017 i roghi nelle vallate alpine del Piemonte, alimentati dai forti venti hanno fatto impennare le concentrazioni di Pm10 nell'aria di Torino e del Piemonte, raggiungendo il livello di 199 microgrammi per metro cubo, ben oltre la soglia limite di 50 microgrammi.

Le alterazioni delle condizioni dell’aria, dovute alle emissioni dei gas di scarico di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche, impianti di incenerimento creano inquinamento atmosferico.

Tra gli inquinanti particolati il Pm10, un aerosol di piccole particelle solide, uno degli inquinanti più pericolosi per l’uomo e più diffusi nelle nostre città

Secondo il British Journal, a causa dell’inquinamento, il 42% dei bambini abitanti in città con alto livello di polveri sottili soffre di rossore e prurito oculare, ammiccamento, dolori agli occhi, anomalie del film lacrimale e comparsa di secrezione congiuntivali e oculari (urban eye allergy). I bambini e i nostri animali domestici sono i più colpiti proprio perchè sono all'altezza dei tubi di scappamento e perchè le polveri sottili "pesano" e sono presenti in misura maggiore sotto il metro di altezza.

Milano e Torino sono le città che più di tutte in Italia sono colpite dallo smog.

I rilevamenti da satellite e le recenti foto scattate dallo spazio dal nostro Astronauta Paolo Nespoli mostrano chiaramente l’inquinamento della pianura padana (il più grave di tutta Europa).

Smog in pianura padana

 

La relazione tra inquinamento atmosferico e secchezza oculare, era stata già evidenziata da studi effettuati in USA che dimostravano come il tasso di inquinamento nelle grandi città (NEW YORK - CHICAGO) influisca significativamente nel determinismo di patologie oculari croniche.

Troviamo, infatti, in queste 2 città una percentuale 4 volte maggiore di pazienti affetti da Sindrome dell'Occhio secco e da secchezza oculare rispetto aree rurali o a zone con minor tasso di inquinamento dell’aria. (NASA, National Veterans Administration, National Climatic Data Center).

L’inquinamento atmosferico crea il contatto di sostanze irritanti con la superficie oculare instaurando un processo infiammatorio che col tempo diventa cronico e danneggia definitivamente il film lacrimale e le ghiandole lacrimali. 

Anche l'alta montagna è una area ad alto rischio per l’incidenza di sindrome dell’occhio secco: ad alte quote quota le radiazioni ultraviolette sono molto maggiori.

A questo si aggiunge il buco dello strato dell’ozono.

La quantità di ozono nell’atmosfera risulta diminuita con conseguente aumento della quantità di radiazioni ultraviolette che riescono a raggiungere la superficie terrestre.

Occhio seccoPer quanto riguarda poi il rapporto con freddo e vento, si è scoperto che uno dei principali fattori di rischio per l’occhio secco sarebbe proprio l'inverno con il calo delle temperature.

Questo avviene perchè il freddo ha pesanti ripercussioni sulla parte lipidica che compone lo strato esterno del film lacrimale, rendendola così densa da non diffondersi sulla superficie dell’occhio (il secreto delle ghiandole del Meibomio,è costituito da lipidi, colesterolo e cere).

Il vento peggiora poi la situazione accelerando il calo delle temperature della superficie oculare e delle palpebre.

 

SOSTANZE INQUINANTI DELL'ARIA

 

O3 - Ozono

L’ozono è un gas con capacità irritanti per gli occhi, per le vie respiratorie e per le mucose in genere. Elevate concentrazioni di questo inquinante nell’aria possono favorire l’insorgenza di disturbi sanitari o l’acuirsi delle patologie già presenti nei soggetti più sensibili (persone affette da malattie respiratorie croniche e asmatici).

NO2 - Biossido di Azoto

Il biossido di azoto è un forte irritante delle vie polmonari; già a moderate concentrazioni nell’aria provoca tosse acuta, dolori al torace, convulsioni e insufficienza circolatoria. Può inoltre provocare danni irreversibili ai polmoni che possono manifestarsi anche molti mesi dopo l’attacco. È emesso soprattutto dai motori diesel ed è ritenuto cancerogeno.

SO2 - Biossido di Zolfo

Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell’apparato sensoriale (occhi, naso,...).

CO - Monossido di Carbonio

Il monossido di carbonio è un gas inodore e incolore, tossico per l’uomo. Gli effetti dell’esposizione a questo agente inquinante possono variare da leggera intossicazione con disturbi psico-motori, cefalea e indebolimento generale fino ai conseguenze più gravi. E’ emesso prevalentemente dai motori a benzina, dagli impianti di riscaldamento domestici e dagli impianti industriali.

PM10

Il PM10 indica un insieme di polveri inquinanti altamente nocive per l’uomo. Si tratta di particelle solide e liquide, di diametro inferiore a 10µm, generate da fenomeni naturali, o più comunemente dai gas di scarico delle automobili o dall’inquinamento degli impianti industriali. Gli effetti irritativi sul tratto superiore dell’apparato respiratorio possono comprendere l’infiammazione e la secchezza del naso e della gola, aggravandosi se le particelle hanno assorbito sostanze acide (come il biossido di zolfo o gli ossidi di azoto).

PM2.5

E’ un insieme di polveri inquinanti con diametro inferiore a 2.5µm, di natura organica o inorganica, che possono presentarsi allo stato solido o liquido. Questo tipo di particolato è in grado di penetrare profondamente nell’apparato respiratorio provocando disturbi acuti e cronici (asma, bronchite, enfisema, allergia) e nell’apparato cardio-circolatorio (aggravamento dei sintomi cardiaci nei soggetti predisposti).

 

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