Conoscere in anticipo se un antidepressivo sarà efficace

Dr. Vassilis MartiadisData pubblicazione: 23 dicembre 2011

E’ quello che tutti gli psichiatri vorrebbero essere in grado di fare.

Circa la metà dei pazienti depressi non manifesta una risposta clinica completamente soddisfacente al primo trattamento antidepressivo prescritto. Questo obbliga lo specialista e il paziente a ripiegare su un secondo trattamento, provocando, inevitabilmente, un ritardo nel raggiungimento della remissione completa dei sintomi depressivi.

I ricercatori della Loyola University (Chicago, USA) hanno elaborato, per la prima volta, un metodo facilmente replicabile in grado di predire con sufficiente efficacia la risposta clinica ad un antidepressivo.

Il metodo consiste nel dosare la concentrazione nel sangue di una proteina chiamata VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor), capace di stimolare la crescita di nuovi vasi sanguigni. I ricercatori hanno verificato che oltre l’85% dei pazienti con alti livelli ematici di VEGF, trattati con escitalopram (un antidepressivo della classe degli SSRI) andavano incontro ad una risposta clinica soddisfacente. Al contrario, solo il 10% dei pazienti con bassi livelli ematici di VEGF rispondevano allo stesso farmaco.

I ricercatori hanno presentato i risultati dello studio nel corso del meeting annuale  2011 della Società di Psichiatria Biologica statunitense.

Perché il VEGF può predire l’efficacia di un antidepressivo? La risposta è nei meccanismi d’azione degli antidepressivi, tra i quali sembra assumere sempre maggiore importanza la stimolazione della neurogenesi, ossia la formazione di nuovi neuroni. Infatti il VEGF, soprattutto attraverso la formazione di nuovi vasi sanguigni, è un fattore fondamentale nella promozione della neurogenesi.

Se successivi studi confermeranno il potere predittivo di questo tipo di analisi, gli specialisti, prima di prescrivere un SSRI potranno far effettuare il test sul sangue e, per i pazienti con bassi livelli di VEGF, potranno optare per un farmaco con meccanismo d’azione diverso, evitando inutili perdite di tempo e accelerando il percorso verso la remissione dei sintomi depressivi.

Fonte: Loyola University Health System (2011, December 15). Blood test might predict how well a depressed patient responds to antidepressants. ScienceDaily. Retrieved December 23, 2011, from http://www.sciencedaily.com­ /releases/2011/12/111215135853.htm

Autore

v.martiadis
Dr. Vassilis Martiadis Psichiatra, Psicoterapeuta

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2000 presso Università di Napoli SUN.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 39851.

2 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Gentile Dottore,saprebbe dirmi quali sono altri antidepressivi che hanno lo stesso meccanismo d'azione dell'Escitalopram e che quindi non funzionerebbero con pazienti i cui livelli nel sangue di VEGF sono bassi?
Grazie.

#2
Dr. Vassilis Martiadis
Dr. Vassilis Martiadis

Secondo gli autori dello studio, i risultati ottenuti con l'escitalopram potrebbero essere estrapolati agli altri SSRI. Gli SSRI in commercio in Italia ad oggi sono: citalopram, escitalopram, fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina. Gli studi successivi, oltre a replicare il dato presentato, dovranno provare la possibile estensione anche alle altre molecole della classe. In questo modo si potrà effettivamente disporre di un test predittivo di efficacia valido per tutta la classe degli SSRI.
La ringrazio per l'intervento.

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