Abuso di sostanze in gravidanza: quali effetti sul feto e sul neonato?

Dr.ssa Alessandra DaneseData pubblicazione: 02 maggio 2013

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Abuso di sostanze in gravidanza: quali effetti sul feto e sul neonato?

Marylou Behnke e Vincent Smith, MD, MPH, entrambi neonatologi e professori di pediatria presso l'Università della Florida, hanno recentemente presentato uno studio sugli effetti che le sostanze d’abuso possono determinare sul feto e sul bambino quando la donna le assume durante la gravidanza.

Secondo i dati del National Survey on Drug Use and Health solo il 4,4 % delle donne gravide di età compresa tra 15 e 44 anni ammette l'assunzione di una qualche sostanza illecita, mentre il 10,8 % consuma bevande alcoliche, e il 16,3 %  fuma sigarette.

Lo studio sottolinea che l’assunzione di sostanze in gravidanza non porta automaticamente a problemi nella prole, ma ne aumenta sicuramente i rischi. Inoltre al di là degli effetti biologici, la dipendenza può alterare il comportamento materno, portando ad una scarsa ed errata nutrizione, ad una cattiva igiene, o ancora ad un aumentato rischio d’esposizione a infezioni o ad atti di violenza, che possono comunque provocare un danno al feto.

Recenti ricerche indicano che gli effetti delle droghe e del tabacco sono meno gravi di quanto si pensasse un paio di decenni fa quando vi era la paura per i cosiddetti “crack babies”, bambini orrendamente danneggiati dall’abuso materno di cocaina.

Effetti delle sostanze d’abuso.

La nicotina rappresenta un fattore di rischio per il basso peso alla nascita ed è associata ad un basso peso anche nel bambino, probabilmente perché il feto è esposto maggiormente alla nicotina di quanto non lo sia la madre. Comunque i bambini non vanno in contro a rilevanti sintomi d’astinenza. Gli effetti a lungo termine sulla crescita non sono chiari, ma sono emersi problemi di impulsività, ridotta capacità di concentrazione, difficoltà nello sviluppo del linguaggio, nell’ apprendimento e della memoria.

L'alcol è la sostanza più studiata tra quelle d’abuso in gravidanza. E’ fortemente teratogeno, ha marcati effetti sulla crescita fetale e determina effetti negativi a lungo termine sulla crescita del bambino, sul suo comportamento, sulla sua capacità di ragionamento e di conseguenza sul rendimento scolastico. Danni di tale entità non si riscontrano con nessuna altra sostanza.

La mariuana ha effetti minori sulle tappe dello sviluppo psicomotorio ma ha effetti a lungo termine sul comportamento, sulla cognizione e sul rendimento.

L'effetto più significativo dell’esposizione prenatale agli oppiacei è la sindrome d’astinenza neonatale. Sicuramente anche il comportamento del futuro bambino sarà influenzato dall’abuso materno in epoca prenatale, ma non vi sono dati relativi alla cognizione, allo sviluppo del linguaggio, e al rendimento scolastico.

La cocaina ha effetti a lungo termine sul comportamento e sul linguaggio, così come sulla crescita fetale e sullo sviluppo psicomotorio infantile.

Gli studi di esposizione prenatale alla metanfetamina sono ancora agli inizi. Alcuni effetti sono stati notati sulla crescita fetale e sul comportamento infantile, ma vi sono ancora pochi dati sullo sviluppo di altre abilità.

In conclusione gli effetti dell'esposizione alle sostanze d’abuso in epoca prenatale porta a diversi tipi e gradi di rischio per il feto e per il bambino, per alcune sostanze i danni sono ingenti mentre altre producono sottili cambiamenti comportamentali che possono essere difficili da individuare alla nascita poiché non appaiono fino a quando i bambini non sono cresciuti.

 

BIBLIOGRAFIA

Marylou Behnke, MD, Vincent C. Smith, MD, “Prenatal Substance Abuse: Short and Long-Term Effects on the Exposed Fetus” Pediatrics Vol. 131 no. 3 March 1.

Autore

alessandra.danese
Dr.ssa Alessandra Danese Psichiatra

Laureata in Medicina e Chirurgia nel 2006 presso Università di Milano.
Iscritta all'Ordine dei Medici di La-Spezia tesserino n° 1672.

3 commenti

#1
Dr. Alessandro Raggi
Dr. Alessandro Raggi

Complimenti per la news.
<<per alcune sostanze i danni sono ingenti mentre altre producono sottili cambiamenti comportamentali che possono essere difficili da individuare alla nascita poiché non appaiono fino a quando i bambini non sono cresciuti.>>
La corretta informazione in tal senso, mirando a correggere comportamenti a rischio dei genitori, può contribuire a prevenire problematiche serie che si manifestano in seguito anche negli adulti (che evidentemente sono stati a loro volta dei feti e poi dei bambini) alle quali spesso non riusciamo ad attribuire correttamente una causa.

#2
Utente 230XXX
Utente 230XXX

Ho sentito una delle puntate di Salus TV di ADnKronos (visibili anche sul loro sito),
dove appunto una dottoressa parlava della sindrome alcolica in gravidanza ;le conseguenze sul cervello del feto e del bambino poi sono terribili,mi ha sconvolto..

#3
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

In particolare aggiungerei a proposito degli oppiacei che l'impatto cambia radicalmente non a seconda del meccanismo d'azione oppiaceo, ma alla situazione di malattia (dipendenza o non dipendenza), per cui le future madri in mantenimento metadonico hanno gravidanze regolari e protette da eventi abortivi, nonché da infezioni, oltre che poter contare sul fatto che lo sviluppo del bambino, seppur a volte più lento nei primi anni, recupera entro il terzo. Le madri dipendenti da eroina dovrebbero quindi doppiamente essere iniziate alla terapia metadonica, e non "disintossicate", poiché questo significa esporle a ricadute in corso di gravidanza o in corso di maternità, oltre che essere un rischio per la gravidanza se la disintossicazione è compiuta rapidamente.

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